Socialize

FacebookTwitterRSS

Cerca nel sito

A CENA CON GIULIO CESARE

Un viaggio nel tempo alla scoperta degli usi gastronomici. Iniziamo dai romani sedendoci al tavolo con Giulio Cesare. Cosa ci aspetterà?

Scritto da Marina Birri

Intraprendiamo oggi  insieme un viaggio virtuale per scoprire gli usi, le ricette e le abitudini a tavola nelle varie epoche storiche. Cominciamo,  essendo io romana, a parlare delle abitudini alimentari dei miei avi.

I medici dell’antica Roma sconsigliavano una colazione abbondante e cosi’ Cesare, appena sveglio, beveva un bel bicchiere d’acqua e si mangiava un po’ di pane e formaggio. A mezzogiorno la musica non cambiava di molto, il pranzo era leggero e costituito prevalentemente di nuovo da pane, carne fredda frutta e vino.

antichi_romani_cibo_r3_c2

Ma verso le 16 i nostri amici di Roma iniziavano il loro pasto principale che in caso di festeggiamenti poteva protrarsi anche fino all’alba del giorno dopo. La cena si preparava nei triclini, stanze cosi’ chiamate perché avevano tre divani,  su ciascuno dei quali prendevano posto, sdraiati,  i commensali.

Anticacucinaromana

Noi donne, verremo ammesse come invitate ai pranzi, solo nella Roma imperiale. I ragazzi erano seduti sugli scranni mentre gli schiavi, se venivano autorizzati a partecipare (ma questo avveniva solo per servire il padrone e riaccompagnarlo a casa qualora si trovasse in stato di ubriachezza), sedevano per terra ai piedi del divano.

Il nostro Cesare e i suoi mangiavano semi sdraiati su un fianco, sembra che in questa posizione si potesse ”ingurgitare” più cibo e schiacciare eventualmente un pisolino, tra una portata e l’altra.

La cucina nella Roma Imperiale era un’arte raffinata, dove la ricerca dello sfarzo era una caratteristica dei banchetti dei ricchi romani; infatti nel ”de coquinaria” di Apicio ( gastronomo dell’antica Roma), ci viene raccontato come le tavole si presentavano stracolme di ogni ben  di Dio: capretti, agnelli, pappagalli, cacciagione di ogni tipo. Il pesce era considerato, condito con varie salse, un alimento prelibato. La carne bovina, invece, veniva data ai poveri, perché considerata di qualità scadente. Il vino e i  piatti venivano serviti da giovani schiavi di bell’aspetto che indossavano tuniche colorate.

Alla-tavola-di-Apicio2

Ed eccoci, finalmente; ci sediamo a tavola insieme a Cesare. Subito ci laviamo le mani con acqua profumata. Il banchetto inizia con un primo servizio quello degli antipasti e stuzzichini (gustatio); in questa fase viene servito il mulsum un vino mielato – ricordiamo che nell’antica Roma esistevano già circa 200 tipi di vini. Si passa quindi al pranzo vero e proprio composto di sette portate (primae mensae) ed infine la secundae mensae dove si mangiano dolci ed altri stuzzichini fortemente speziati per e piccanti per eccitare la sete.

Tutto è accompagnato dall’esibizione di cantanti e mimi, ma in questa fase si scambiano volentieri anche quattro chiacchiere. A tavola non mancano mai sale e l’ampolla dell’aceto. Ci si serve da piatti comuni, ma c’è anche la possibilità di tenere in mano una fondina e il cibo si porta alla bocca con le dita. Il coltello non serve poiché ci sono degli appositi schiavi addetti a ridurre il cibo in piccoli bocconi.

Il vino in questi banchetti non si beve mai puro ma con l’acqua, questo perché non essendo controllata la fermentazione, il grado alcoolico e parecchio elevato. Il vino veniva aromatizzato con miele e spezie varie, una ricetta tipica era il conditum paradoxum : vino, miele, alloro, datteri, pepe, zafferano. La birra (vino dorzo)veniva considerata volgare.

images (1)

Siamo giunti alla commissatio , cerimonia che pone fine al banchetto. Prevede che si bevano d’un fiato una serie di coppe. I convitati, partendo dal piu’importante bevono e brindano passandosi una coppa.

Diciamo che tutto questo accadeva nelle case dei ricchi romani, la maggior parte della popolazione, non essendo ricca, consumava pasti molto più semplici a base di frutta, cereali e legumi, certo lo svantaggio era di mangiare meno ma il vantaggio era sicuramente di mangiare piu’ sano, senza eccessi nel consumo di carni e condimenti  che portavano molti ad ammalarsi di gotta.

Ultima curiosità: il tovagliolo a volte veniva portato da casa, perché alla fine della cena vi si avvolgevano gli avanzi da portare via.

Il nostro Cesare, è ormai nel mondo dei sogni e noi ritorniamo velocemente nel 2016  per concludere la nostra cena ( un po’ pesante a dire il vero) con un buon caffe’! Alla prossima puntata!

Marina Birri
Mi chiamo Marina Birri, vivo a Roma, una laurea in giurisprudenza, ma mai fatto l’avvocato, ho due figli ormai grandi e la mia più grande passione è la cucina, oltre la lettura.
Cucinare è passione, è amore, è ricerca, sperimentazione … toccare gli ingredienti e sentire che dal loro assemblaggio nascerà un piatto che darà felicità al palato di chi lo assaggerà, non ha euguali …è l’estasi!
La mia passione nasce in…Una cucina di tanti anni fa, la mia nonna paterna: inventiva, fantasia, creatività, ma anche rispetto delle tradizioni… e io bambina incantata dai suoi gesti, dalla sua maestria nel tirare una sfoglia, profumi meravigliosi, farina impalpabile vola nell’aria e lei lì che sforna il suo memorabile ciambellone (così alto non mi è mai venuto!). E ancora le sue torte e il magico quadernetto dove appuntava le sue ricette (chissà dove sarà finito?). Ero una bambina e la sua passione è diventata mia…amo cucinare, adoro scegliere gli ingredienti, manipolarli, tagliarli, cuocerli, friggerli, assemblarli e come in una favola magica si crea il piatto…la cucina è un’alchimia di passione, di amore, è una magia fantastica.

Ti è piaciuto il nostro post?
Diccelo con un commento o con un semplice like

Commenti

commenti

Cheesecake con ricotta e more
Spaghetti di farro con caprino, fave di cacao e fiori di timo
Torretta di melanzane e manzo con pomodori e basilico super light!