Socialize

FacebookTwitterRSS

Cerca nel sito

A CENA DA MATILDE DI CANOSSA

Il nostro viaggio culinario nel tempo prosegue verso il Medioevo; questa volta siamo stati invitati a cena da Matilde di Canossa. Quali pietanze assaggeremo?

Scritto da Marina Birri


Proseguendo il nostro viaggio attraverso le abitudini alimentari delle varie epoche storiche siamo giunti al Medioevo. Questa sera andremo a cena alla corte di Matilde di Canossa, personaggio femminile di grande spicco di questo periodo che fu ricco di intrighi  e continue battaglie. La nostra Matilde, però, dimostro’ di avere una forza straordinaria e un’innata attitudine al comando.
matilde

In questo periodo si consumavano principalmente cereali sotto forma di pane, farine d’avena e polenta. Le verdure costituivano un’importante integrazione nell’alimentazione. La carne veniva considerata, come sempre, un alimento prestigioso ed era presente sulle tavole dei ricchi e dei nobili; i tipi più diffusi erano il  pollo ed il maiale, mentre il manzo era meno comune.

Nel corso del tardo Medioevo si sviluppò una sorta di ”Haute Cuisine” che costituì uno standard tra la nobiltà europea. L’alimentazione dei nobili era ricca di selvaggina che veniva condita con molte spezie estremamente costose dal momento che venivano importate dall’Oriente.

I contadini mangiavano una zuppa a meta’ mattina e del pane (che veniva cotto ogni 15 giorni in grosse pagnotte) accompagnato da formaggio e castagne bollite durante il giorno La sera, tanto per cambiare, una bella zuppa!

lavoricontadi01

Nel Medioevo si usavano accostamenti particolari come agro-dolce, dolce-salato, dolce-piccante. Per alcune feste religiose il consumo era ritualizzato: lasagne a Natale, farro a Carnevale, uova e formaggio all’Ascensione, oca per Ognissanti, agnello a Pasqua. Cosi’ ci riferisce un poeta orvietano del ‘200.

Una curiosità che ci fa venire in mente come, sotto altre forme, nulla è cambiato poi molto: si racconta di un decreto che stabiliva il limite (badate bene!) di ciò che poteva requisire un vescovo ad  ogni tappa delle sue visite pastorali con tutto il suo seguito: 50 pani, 10 polli, 50 uova, 5 maialini ( immaginiamo come potessero essere felici le popolazioni nel ricevere queste”sante” visitine!)

Ma è ora di entrare alla corte di Matilde di Canossa: ci si presenta una tavola ricca di vassoi d’argento, coppe d’oro. Ci sono numerose portate: ecco arrivare interi cinghialetti arrostiti, frittate di centinaia di uova, enormi brocche di vino, e fruttiere ricolme. Non crediamo ai nostri occhi: ci sono le forchette! Anche se a due denti! Possiamo lavarci le mani con acqua di rose  e asciugarci con tovaglioli di lino.

image009

Ovviamente prima di tuffarci in questa avventura, ci siamo informati ed abbiamo scoperto che nei banchetti c’è tutta una serie di regole da seguire:

1- Non sputare sul desco…(meno male!)

2- Tenere le unghie sempre”nette e piacenti” (vorrei vedere!)

3-  e tenetevi forte che sta arrivando la chicca finale: dopo essersi soffiati il naso, pulirsi le dita, non sulla tovaglia, ma nella propria veste! (non fa  una piega!)

Piatto fondamentale è una zuppa contenitore di tutti gli ortaggi con pane e pezzetti di carne, servita in ciotole di coccio. Segue un bel pollo grigliato al latte di mandorle in cui l’incontro tra dolce e salato trasforma un prodotto povero come il pollame in un’esaltazione di sapori tutta particolare.

Arriviamo al dessert, termine che proviene dal francese antico desservir che significava ”sparecchiare la tavola” e appunto a chiusura del pasto. Ci viene offerto come digestivo un confetto servito con ”IPPOCRASSO” ( al solo nome mi spavento!): vino caldo speziato e pezzi di formaggio stagionato. Arriva anche la frutta fresca ricoperta di zucchero e miele (aiuto!). Oltre a questo mi vengono offerti  ancora sciroppi con dolcetti a base di frutta cotta ma, volendo, c’è anche una varietà ampia di frittelle, crepes zuccherate, budini, tortine e paste di sfoglia che contengono frutta. Per finire (grazie a Dio!) marzapane a volontà (si ritiene venne introdotto dagli arabi).

Beh a questo punto ringrazio Matilde (ormai siamo grandi amiche) e mi vengo a prendere il mio solito caffè, a casa mia, nel 2016!

Alla prossima!

Ti è piaciuto il nostro post?
Diccelo con un commento o con un semplice like

Marina Birri
Mi chiamo Marina Birri, vivo a Roma, una laurea in giurisprudenza, ma mai fatto l'avvocato, ho due figli ormai grandi e la mia più grande passione è la cucina, oltre la lettura. Cucinare è passione, è amore, è ricerca, sperimentazione ... toccare gli ingredienti e sentire che dal loro assemblaggio nascerà un piatto che darà felicità al palato di chi lo assaggerà, non ha euguali ...è l'estasi! La mia passione nasce in...Una cucina di tanti anni fa, la mia nonna paterna: inventiva, fantasia, creatività, ma anche rispetto delle tradizioni... e io bambina incantata dai suoi gesti, dalla sua maestria nel tirare una sfoglia, profumi meravigliosi, farina impalpabile vola nell'aria e lei lì che sforna il suo memorabile ciambellone (così alto non mi è mai venuto!). E ancora le sue torte e il magico quadernetto dove appuntava le sue ricette (chissà dove sarà finito?). Ero una bambina e la sua passione è diventata mia...amo cucinare, adoro scegliere gli ingredienti, manipolarli, tagliarli, cuocerli, friggerli, assemblarli e come in una favola magica si crea il piatto...la cucina è un'alchimia di passione, di amore, è una magia fantastica.

Commenti

commenti

Sense Memory - Quando il dolce incontra il salato.
Torta Salata Spinaci e Feta
Petits-beurre