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Acquavite: Acqua beata a tavola

Acqua Beata: questo il significato del celti dell’acquavite. Curiosità e ricette in un unico articolo!

Scritto da Giorgia Fieni

 

Acqua beata: è questo il significato di “acquavite”, secondo i Celti. In gaelico si dice usque beaugh / uisge beatha, e da qui deriva il termine “whisky”. È infatti proprio in Scozia che esso trae le sue origini, ma è arrivato fino in Irlanda, in Canada e in America…e non solo: è stato portato ovunque, dalle prime spedizioni dirette ad esplorare il Polo Sud fino alle stazioni spaziali, mentre nel 2014, secondo il “World Whisky Bible”, il migliore al mondo è di origine giapponese.

Effettivamente, per produrlo, basta procurarsi cereali (specialmente malto d’orzo, ma anche grano o segale o mais; nella seconda metà dell’Ottocento nasce però l’idea del blending, ovvero miscelare due malti di regioni diverse per ottenerne il meglio), acqua, fuoco (per la distillazione negli alambicchi) e legna (le botti in cui il prodotto completa la propria maturazione, ma che danno anche il sentore finale del liquido, specie se filtrato in una canalina lunga 3m riempita di finissima polvere di carbone d’acero – è il metodo Jack Daniel’s). Per la conclamata semplicità di tali elementi, le combinazioni sono innumerevoli e ogni risultato crea una miscela di gusto che al palato risulta piacevole e sempre ben accetta.

Anche in cucina, ovviamente. Non solo nei dolci come bagna (per i biscotti nei semifreddi o delle arance alla vaniglia servite in coppa con scorze candite o delle amarene da aggiungere ai brownies) ma anche come aroma nelle creme (con cui farcire i profiteroles alle castagne e cioccolato) e come protagonista delle torte (nei pan speziati di Natale, con banane o il classico Budino di pane: Era il primo piatto che ho cucinato – ricorda Gordon Ramsay – pieno di burro e calorie! Ma c’era anche un po’ di whisky dentro e a 11anni ero eccitato all’idea di maneggiare una bevanda da adulti).

Un’idea? Provate a prepare questa crostata nera con pere madernassa, zenzero e rumhttp://honestcooking.it/crostata-nera-con-pere-madernassa-zenzero-e-rum/

 

 

E inoltre. Nel risotto, con scamorza affumicata e speck croccante. Nel “salto” dei gamberetti in padella con olio e rosmarino: da gustare tal quali o come uno degli strati del Club Sandwich. Nelle salse, quali l’aurora e la barbecue. Sulla tartare di salmone con erba cipollina e sale affumicato. Nella lessatura di un Carnaroli che, con cipolla rossa, radicchio, gamberi e succo d’arancia, diventerà un timballo. Nella spuma di gorgonzola (con panna e burro), formata a cupola, cosparsa di semi di cumino e servita con pane di segale o crackers integrali. Nella composta di pomodori e peperoncini. Nel fondo di cottura del capretto al forno lardellato. Per selvaggina come capriolo e lepre. Nella marinatura della pancetta o dei gamberetti. Nel condimento, con panna e burro, di ravioli di branzino. Per il flambé dell’aragosta. Nelle pie di patate. In Ucraina, infine, usano il whisky con il maiale (spalla, girello e lardo) per formare salsicce che prima fanno bollire nel brodo di pollo e poi rosolano in tegame.

Perciò, la prima cosa da fare nei prossimi giorni, non è solo comprarmi una buona bottiglia di whisky, ma cercare anche di non usarla tutta per i cocktails!

Giorgia Fieni
Laureata in scienze e tecnologie alimentari. Dottorato di ricerca in economia e sistemi agroalimentari del bacino del Mediterraneo. Cura il suo blog e non solo: collabora con Eurocarni, Premiata Salumeria Italiana, il Pesce, ZeroSette e talvolta è pubblicata anche su Civiltà della tavola. Le piace “scavare” dietro prodotti e ricette: scoprirne la storia e le innovazioni.

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