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Barolo Marchesi di Barolo dal 2009 al 1951

Ci tenevamo a raccontarvi una degustazione di altissimo livello a cui abbiamo avuto la fortuna di partecipare: quella del Barolo Marchesi di Barolo, dal 2009 al 1951.
Di Marco Dall’Igna

Durante la nostra permanenza al Merano Wine Festival abbiamo avuto la fortuna di partecipare ad un’incredibile degustazione avente come protagoniste alcune delle migliori annate del Barolo Marchesi di Barolo; partendo dal recente 2009 abbiamo intrapreso un viaggio nel tempo che, attraverso gli assaggi degli storici vini dell’azienda, ci ha portati fino al 1951. La storia della cantina inizia nel 1807 quando il Marchese di Barolo, Carlo Tancredi Falletti, prende in sposa a Parigi Juliette Colbert di Maulévrier, pronipote del famoso ministro delle finanze del Re Sole. Fu proprio Juliette ad intuire le grandi potenzialità del vino prodotto a Barolo che, solo dopo una completa fermentazione ed un prolungato affinamento in legno, poteva rivelare tutte le qualità tipiche del suolo e del vitigno. Nel 1864, con la morte di Juliette, la prestigiosa dinastia dei Falletti si estinse. Successivamente le antiche cantine di vinificazione ed affinamento dei Marchesi di Barolo vennero acquistate da Pietro Abbona, la cui famiglia aveva già fondato la propria cantina ” Cavalier Felice Abbona e Figli”. L’azienda è tuttora sotto la sapiente guida della famiglia che continua a produrre vini di alta qualità destinati ad arricchire ulteriormente la storia di questa meravigliosa cantina.

Il Primo vino che degustiamo è il Barolo Cannubi 2009  il cui affinamento inizialmente viene separato; una parte affina per circa due anni in botti di rovere di Slavonia da 30 e 35 ettolitri, mentre il resto va in piccoli fusti, da 225 litri, di rovere francese, mediamente tostato. Il vigneto ritrova la sua unità con l’assemblaggio nelle tradizionali botti di rovere di grande dimensione e completa poi il suo affinamento in bottiglia prima di essere messo in commercio. Al naso si avverte subito un profumo intenso di viola e rosa; il sentore del legno è ancora evidente, vista la giovane età del vino, ma destinato a diminuire. Si avvertono anche delle note speziate (cannella) dovute all’annata 2009.

Passiamo poi al Barolo 2005 che viene affinato nelle tradizionali botti di Rovere di Slavonia da 30, 120 e 180 ettolitri per 2 anni. Termina poi il suo affinamento in bottiglia per 3 anni prima di essere messo in commercio. Il profilo di questo vino denota sin da subito una grande classicità; ha un profumo intenso con con netti sentori di rosa e viola e un gusto pieno ed elegante con tannini già morbidi.

Lasciamo gli anni 2000 e continuiamo il nostro percorso con il Barolo 99. Come già avevo scritto in un articolo precedente il 99 è stato un anno eccezionale per i vini delle langhe  e questa bottiglia non poteva che confermarlo in pieno.  Al naso si presentano ancora le classiche note fiorite di rosa e viola, sintomo di una gran freschezza di questo vino; la bocca è piena ma molto elegante. Insomma una grande interpretazione di una grande annata.

Proseguiamo senza sosta con il Barolo 90 riserva. Vino dal naso molto bello anche se un po’ scontroso e con sentori meno classici dei precedenti; predominano la note di sottobosco su quelle floreali. L’integrità di base è comunque pazzesca e al gusto rilascia un piacevole sentore di tartufo.

Facciamo poi una capatina veloce negli anni 80 con il Barolo 85. Vino che al naso ricorda molto il 99, con la rosa selvatica in evidenza e una leggera nota di sottobosco erbaceo. La bocca si presente molto fresca e il tutto è caratterizzato da un grandissimo equilibrio.

Giunti a metà percorso eravamo assolutamente entusiasti dei vini finora provati ma ancora non sapevamo che il meglio doveva ancora venire.

Il Barolo chiamato ad aprire il secondo gruppo è il 1979. Al naso non presenta alcun difetto  e la bocca possiede una grande freschezza e una buona beva anche se purtroppo manca un po’ di struttura.

Segue i il 1974 che ha un guizzo iniziale un po’ rustico ma sia in bocca che al naso si rivela migliore e più complesso del precedente.

Con un balzo indietro di dieci anni passiamo poi al Barolo 1964 unica vera nota stonata della degustazione. Si avvertono sin da subito infatti  sentori di marsalato che denotano un’eccessiva evoluzione del vino; peccato perché la 64 è stata un’ottima annata.

Mancano ormai gli ultimi due vini che, ve lo anticipo già, si sono rivelati i migliori della batteria.

Barolo 1958: Il campionissimo. Figlio di un’annata eccezionale, che però non basta a spiegare la sua grandezza, è un vino con una bellissima bocca, dotata di grande profondità, e un naso impeccabile che non lascia trasparire alcun difetto. Un Barolo assolutamente incredibile che a 55 anni dalla vendemmia si presenta con la forma di un adolescente.

Entrare in scena dopo un simile capolavoro è un compito veramente arduo ma il successivo Barolo 1951 fa ugualmente una splendida figura. La 51 non è stata una grandissima annata come la 58; ed è proprio per questo che l’azienda ha deciso di proporlo in degustazione, per far vedere come anche le annate normali, se sorrette da passione e competenza, possano dar vita a grandi vini. La dimostrazione che si è rivelata una scelta azzeccata è stata data dal primo sorso. Nei nostri calici si è presentato un vino in forma splendida, con qualche microscopico difetto al naso ma con una bocca assolutamente spettacolare dotata di un eleganza fuori dal comune.

Al termine di questo straordinario percorso la mia personalissima classifica vede al primo posto, come già sapete, lo straordinario 58 seguito dal Barolo 1951 mentre il terzo gradino del podio, il più difficile da assegnare, se lo aggiudica il 1985 grazie alla sua incredibile freschezza.

Con questa degustazione si era praticamente concluso anche il  nostro Merano Wine Festival e qui si chiude il nostro racconto sull’esperienza. Meglio di così non poteva andare. La Marchesi di Barolo si è dimostrata ancora una volta un’azienda in grado di interpretare al meglio il territorio delle Langhe; vi invito quindi non solo a provare i suoi prodotti ma anche a visitare la cantina per immergervi nella sua storia secolare.

Marco Dall'Igna
Marco, detto Igurz, è un instancabile bevitore, nel senso nobile del termine. Visita cantine, discute con i migliori produttori, e sul vino si forma un pensiero indipendente e critico. Su HonestCooking.it racconta con dovizia di particolari i suoi pellegrinaggi e il mondo che porta al suo interno ogni bottiglia di vino.

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