Socialize

FacebookTwitterRSS

Cerca nel sito

Cuba Discovery – Diario di Viaggio (seconda parte) – L’Havana

Seconda puntata di Cuba Discovery, in cui Elena ci porta alla scoperta di Cuba, della sua cultura e dei suoi sapori.
Di Elena Ogliari

Passeggiare per l’Havana ha un fascino particolare: edifici diroccati o semi distrutti si alternano a vie completamente ristrutturate dove i portoni pesanti si aprono su corti interne che ospitano hotel o piccoli ristoranti. La Placa Vieja con la sua cattedrale ha permesso al quartiere dell’Havana Vieja di rientrare nel Patrimonio dell’Unesco, ma a solleticare i sorrisi sono le yank tanks ovvero le auto lasciate dai ricchi americani alla fine degli anni 50, allo scoppio della Rivoluzione, i cui pezzi di ricambio vengono tuttora costruiti artigianalmente a causa della mancata reperibilità data dell’embargo. Ecco perché capita di vedere cerchioni improvvisati, carrozzerie inadatte o capotte riviste. La foto sull’auto d’epoca è d’obbligo ma attenti perché vi verrà chiesto 1 CUC, così come se vi capita di farvi scoprire a fotografare una donna in mostra con il suo coloratissimo abito tradizionale.

L’afa pressante non aiuta ma vale la pena perdersi tra i vicoli della città, alcuni veramente disastrati, passeggiare lungo il Malecòn (il lungomare) da cui si vede il Cristo che ricorda quello di Rio e benedice dalla collina antistante l’intera città, il maestoso cimitero di Cristoforo Colombo dove si pratica la Santeria ovvero un mix di religioni tra cattolica, africana e animista, l’elegante quartiere Miramar e il Vedado (l’antico quartiere “vietato” al popolo cubano) con Placa de la Revolucion, dove l’effige di Che Guevara e Cienfuegos vigilano sul Ministero degli Interni e dove sembra ancora di sentire riecheggiare i discorsi politici di Fidel e la preghiera di Giovanni Paolo II. Il Gran Teatro ospita il Balletto Nazionale di Cuba mentre l’Hotel Inglaterra offre un soggiorno elegante con una terrazza panoramica. Da qui si snoda il Paseo del Prado, un passaggio pedonale che porta al mare e ricorda la Rambla di Barcellona, sempre in zona il Capitolio, copia in miniatura di quello statunitense, ora in restauro finanziato anche grazie a ritrattisti registrati regolarmente (con tanto di targhetta) che improvvisano caricature dei passanti. Una visita al Museo de la Revoluciòn con esposto a vista il Granma, la barca su cui Fidel e il Che arrivarono  dal Messico nel 1956 per dare vita alla Rivoluzione Cubana con il Movimento 26 luglio. Per dormire la scelta è varia: gli alberghi sono disseminati in ogni punto della città ma la leggenda dice che la qualità sia la più bassa di Cuba, meglio allora una Casa Particular cioè un’abitazione privata dove affittare una stanza con colazione, sorriso dei padroni di casa sempre omaggio.

Attraversate il canale grazie ad un lungo tunnel che vi porta alla Forteza Del Morro: un verdissimo prato circonda la roccaforte eretta a guardia dei pirati e concede ai cannoni di sparare alcuni colpi ad ogni tramonto. Inevitabile una sosta al negozio di sigari e rhum: che preferiate il Cohiba come Fidel o il Montecristo come il Che poco importa, l’importante è accompagnarlo sempre con un bicchiere di Rhum Havana Club (il più diffuso), di Legendario (il tradizionale) o di Santiago de Cuba (decisamente il migliore).

Per pranzo il tipico panino Cubano: baguette dolce rigorosamente tagliato in diagonale con prosciutto cotto, arrosto di maiale, formaggio, cetriolo sottaceto e senape. La location è il Cafè de Paris, un angolo tra i vicoli dell’Havana Vieja dove risuona la classica Chan Chan dei Buena Vista Social Club. Dopo cena tappa in un locale minuscolo ma affollatissimo, non stupisce sia la Bodeguita del Medio con i suoi mojiti si dice cari ad Hemingway (e cari anche al portafoglio). Sulla rotta della nomea approdiamo al Floridita, celeberrimo invece per i daiquiri: locale di tutt’altro stampo, camerieri in livrea rossa e un’ambientazione che cerca di ricordare i fasti di un tempo. Un complesso canta dal vivo e accompagna un daiquiri alla fresa (fragola) imperdibile, non mi vergogno di dire che sarà il primo di una serie. D’altronde quando ti trovi a bere di fianco alla statua di Hemingway devi brindare per forza.

Il viaggio prosegue verso sud, la Baia dei Porci ci accompagna nell’ultimo tratto di strada lasciando intravedere, oltre le palme a bordo strada, la sabbia bianca che riflette il sole più del mare. Prima tappa al Criadero de Cocodrilos, il più grande allevamento di coccodrilli di Cuba. La stazza è impressionante, la forza che dimostrano di fronte al cibo lo è ancora di più. Ci propongono di assaggiare la carne di coccodrillo stufata, mi sento investita del ruolo e accetto subito. Il cumino copre il sapore, come sempre succede qui per i piatti di carne, ma la consistenza ha un che di gommoso che non lo fa del tutto apprezzare.

Finalmente il primo bagno al mare a Caleta Buena (Playa Giron): una piccolissima spiaggia di scogli che si affaccia su un golfo dalle acque calde e cristalline. Nascosta dietro le rocce si trova una piscina naturale dove è possibile fare un bagno circondati da pesci colorati. Immancabile un piccolo bar dove fare sosta con una rigenerante (e nutriente) pina colada: l’ananas frullata, il latte di cocco e la cannella spolverata sulla schiuma sono un richiamo troppo forte..e sarà il mio vizio per tutta la vacanza, anche in versione analcolica.

Disseminati per l’isola ritrovo angoli di un sogno perfetto: la compagnia di chi viaggia per passione, l’oceano trasparente che richiama come una sirena e il Chiringuito sulla spiaggia come in tutti i Paradisi da cartolina che si rispettano.

Elena Ogliari
Trevigliese di nascita, milanese per lavoro ma cosmopolita per il cibo ha una sfrenata passione per l’enogastronomia (dubbiamente ereditata da due genitori astemi…). Un’esperienza nel settore vinicolo, una tesi sul Franciacorta e un patentino ONAV la guidano tra locali, ristoranti e bar, ovunque vada..sempre con l’occhio critico della petulante organizzatrice di eventi (ormai da quattro anni). L’errore peggiore in un evento? Sbagliare il menù; se all’estero è ancora peggio, gli italiani sono abituati troppo bene. Ogni occasione è buona per qualunque cosa: viaggiare, girare, provare, assaggiare, insomma vivere..il tutto meglio se in compagnia degli amici, quelli buoni. Ma se si organizza una cena una cosa è certa: “Ragazzi, io porto il vino”.

Ti è piaciuto il nostro post?
Diccelo con un commento o con un semplice like

Commenti

commenti

Fairytale Food - Il gateau con gli stivali
Uomo e api: ecco perché noi, col miele, c'entriamo un sacco
Biscotti natalizi al cocco