Socialize

FacebookTwitterRSS

Cerca nel sito

Daniele De Michele, ovvero Donpasta

Elisabetta ha intervistato Donpasta: musica e cibo come “gesti d’amore” … E non solo.
Di Elisabetta Palumbo

Dj, cuoco (eco)sostenibile, economista, scrittore. Molte altre possono essere le definizioni per Daniele De Michele, alias Donpasta. Dal Salento alla Francia, passando da Roma, Milano e chissà dove altro, mixa linguaggi, cibi e sound per raccontare la nostra società attraverso ricette e musica. L’ultimo libro pubblicato è “La parmigiana e la rivoluzione”, prima ci sono stati “Wine sound system” e “Food sound system”, molte le date degli spettacoli che lo vedono protagonista. Disponibile a rispondere a delle semplici domande, non chiedetegli però di rinunciare alla sua collezione di vinili o alla conserva di pomodoro di sua nonna…

Domanda: Quando e da chi hai imparato a cucinare?
Risposta: Ho imparato a cucinare tardi, durante gli anni di studio. Vivendo a Roma e Parigi mi mancavano i sapori della cucina familiare e mi mancava la ritualità del preparare e del mangiare in compagnia. Così, andando a memoria, ho piano piano ritrovato quel senso di serenità e di festa che si vive in ogni cucina domenicale.

D: Com’è nato Donpasta?
R: Donpasta è un nome buffo che mi diedero degli amici senegalesi al bar jungle montmartre a Parigi. Io mettevo vinili e cucinavo pasta per loro. In cambio loro mi offrirono questo nome. Era divertente, me lo tenni in ricordo di quel periodo meraviglioso

D: Musica e cibo. Qual’è il minimo comune denominatore? E il massimo?
R: Musica e cibo sono entrambi gli strumenti più umani, accessibili, universali per offrire qualcosa di bello alle persone care. Sono gesti d’amore, servono per proteggersi e proteggere.

D: Un gusto dell’infanzia e un gusto dell’età adulta.
R: Il gusto dell’infanzia sono le giuggiole. Salire sugli alberi nelle campagne a rischio di essere fucilati a salve dal contadino e fare scorpacciate di giuggiole, ma anche di gelsi mori, di melograni e fichi. Un gusto maturo, per me rivoluzionario, è l’equilibrio di sapori, spezie e cottura nei tajine marocchini. Stufati tra l’acre e il dolce in un equilibrio perfetto. Non a caso, la cucina siciliana, la mia preferita in Italia, è profondamente debitrice nei confronti della cucina del maghreb.

D: Cosa cucineresti per François Hollande e Ségolène Royal? Stessa domanda per un incontro a tavola fra Silvio Berlusconi e Veronica Lario.
R: A François Hollande e Ségolène Royal? Non saprei, un piatto da poveri. Frittata di pasta. Che si ricordino che il socialismo nasce dall’urgenze di tutelare i più deboli, di accorgersi dei loro bisogni, di emanciparli dalla povertà. A Berlusconi darei polpette dell’IKEA, quelle con tracce fecali dentro. A Veronica consiglierei di dare parte dei suoi soldi a chi organizza le mense per i poveri: a lei non mancherà mai il modo di trovare un’aragosta e un po’ di caviale.

Ti è piaciuto il nostro post?
Diccelo con un commento o con un semplice like

Elisabetta Palumbo
Romana di origini calabresi, trapiantata a Milano da un paio d'anni. Classe 1985, maturità classica e laurea in Storia, coltiva una grande passione per l'arte culinaria: ha iniziato a cucinare da piccola, con l'aiuto dei genitori, imparando l'importanza di preparare e consumare i pasti insieme. Economia politica, storia e sociologia, ma anche paesaggio agrario, mondo rurale ed empowerment femminile sono i temi che ha cercato di far emergere nei due saggi che ha pubblicato: “Se otto ore vi sembran poche. Donne nel sindacato agricolo in Italia (1904-1977)” e “Giuseppe Avolio. Dalle lotte per la terra alla Politica Agricola Comunitaria”. Affetto familiare, ricerca storica e comunicazione (settore in cui lavora), sono aspetti che caratterizzano il suo rapporto con il cibo. Crede che l'enogastronomia sia un settore da indagare a 360°, in cui si mescolano persone, sentimenti e ricordi, ma anche arte, design, fotografia, moda, cinema, letteratura e buone maniere: perché gli uomini (e le donne) vogliono il pane, ma anche le rose.

Commenti

commenti

Extra-Green Spanakopita
L'Orsone di Bastianich, una food blogger e una sera d'estate
Crostata meringata con crema frangipane