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E birra sia: il lato stylist della birra

Roberta Deiana ci fa scoprire quanto stylist può essere una birra.
Di Rossella Di Bidino

Ci sono incontri che non nascono per caso. Nemmeno nel web.
Pensa alle persone che hai incontrato per caso per poi  scoprire che avevate gusti comuni. A me succede spesso che col tempo un contatto anche occasionale, una lettura rapida online, si scoprano  non solo utili, ma anche umanamente significativi.
Io Roberta Deiana l’ho conosciuta grazie al suo blog, Confessions of a food stylist. Ma essendo io di nascita una persona che non ama i fronzoli e va dritta, anche in maniera irruente, al dunque mai avrei sospettato di avere qualcosa in comune con Roberta.
Certo l’ammiravo. Poi l’incontro a Roma a confermarmi che lei di stile ne ha da vendere. Lo stile quello vero che vive giorno dopo giorno, non solo quello da copertina che tanto abbonda oggigiorno.
Ma prima di cominciare a parlare come mia nonna, tanto vale venire al dunque.

Roberta Deiana finisce su E Birra Sia perché recentemente ha curato il lato stylish di una pubblicazione decisamente originale in fatto di birra. Ad Orticola l’11-12 maggio a Milano è stato distribuito Birra & Orto  di Lisa Casali. Lisa Casali forse la conosci per il blog (ed il libro) Ecocucina.

 

Prima di parlare di birra con Lisa non ho resistito a scambiare due parole di stile in fatto di birra con Roberta. E ho scoperto cose che voi comuni bevitori :) non sospettavate nemmeno. Ma lascio a lei la parola.

La birra e la food stylist: che rapporto è?

Il rapporto con le bevande e il set è complicato. Non solo perché a bevucchiare sul lavoro si è meno concentrati!
Il set ha temperature micidiali, che vanificano presto l’effetto di freschezza e desiderabilità dei drink. Non a caso, in America esistono dei beer stylist e anche dei soft drink stylist, ovvero food stylist specializzati esclusivamente sui drink. Questo perché l’attrattiva della bevanda è spesso data dalla sensazione di freschezza (che nel cervello viene letta come capacità di spegnere la sete) che va evocata soprattutto con la texture esterna del bicchiere. Sembra un cosina da poco, invece c’è molto lavoro dietro.

Mamma…voglio fare la beer stylist.
Ehm Ehm torno seria.
La food stylist in “Orto & Birra” come si è comportata?

Benissimo! Non ha toccato nemmeno un goccio!
Scherzi a parte, in questo caso, nonostante fosse la protagonista assoluta di tutti i menù, la birra sul set era un elemento secondario e non è stato necessario curare molti dettagli, né creare textures complicate. Dal lato cucina, invece, nessuna differenza: ho proceduto esattamente secondo ricetta. Da questo punto di vista è un ingrediente assolutamente senza complicazioni!

Un suggerimento da food stylist a chi ama la birra?

Io ho una predilezione per la stout che ha un colore meraviglioso e una schiuma bellissima e molto persistente che facilitano il mio lavoro, oltre che la ricreazione nel tempo libero. La chiara è luminosa e dà luce al set, ma bisogna stare attentissimi alla schiuma, che è più evanescente di una stella cadente. Anche la rossa è carina e in certi contesti funziona molto bene, ma ha un po’ gli stessi problemi della chiara.

Quindi da ora in poi le “chiare” si bevono, le “rosse” si sorseggiano, le stout si fotografano…prima di berle.
Grazie Roberta.
E buon beer stylist a tutti!

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Rossella Di Bidino
Rossella Di Bidino non si sa esattamente cosa faccia durante le ore in ufficio. Sforna tabelle, interpreta numeri. Appena esce dall'ufficio sguazza nel mondo delle birre e non solo. Di sicuro non riesce a star ferma un attimo. Spesso viaggia. La sua vera missione è trovare quel sapore che sappia dare alla giornata un perché e la renda un ricordo, spesso comune con l'intrepida Cavia del suo blog "Ma che ti sei mangiato".

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