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E birra sia: nel mondo del sidro con Le Père Mahieu

Due passi dentro una cidrerie normanna: le Père Mahieu. Torna “E birra sia”, lo sguardo puntuale di Rossella sul mondo della birra (e del sidro!).
Di Rossella Di Bidino

Non mi ero segnata nell’agenda nessun impegno. Destinazione Normadia, tanta voglia di sidro, nulla di più.
Non mi ero nemmeno premunita di segnarmi gli indirizzi cult del sidro. Volevo lasciar fare al destino il suo corso. Così è stato che dopo vari sidri, nella nostra chambre d’hôtes di Urville-Nacquiville, ci fosse un foglietto. Uno di quelli semplici, garbatamente colorati che invitano a visitare il solito produttore locale. Di Le Père Mahieu non ne sapevo un granchè. Mi fidavo della dicitura “produttore biologico” e della più semplice parola “sidro”.

Avvenne così che nel mentre dell’unica giornata piovosa seppi convincere, piuttosto facilmente, l’autista a portarmi a Bricquebosq. Il navigatore ce la diede vinta. Ed anche la fortuna.
Girare per le lande del Cotentin significa sapersi muovere tra villaggi, taluni formati da poche abitazioni, tanto che fino a quell’ultima curva la delusione era in agguato. Ma ecco l’insegna.

Con un po’ di imbarazzo ci avviammo verso la porta della cidrerie. La famosa porticciola.
Ci accolse una giovane normanna che col suo ottimo inglese ci fece scoprire qualche chicca sul sidro.

La Cidrerie Le Père Mahieu è biologica, il che implica che le mele devono cadere da sole. Gli alberi non vengono smossi, le mele non vengono colte. Il tempo fa il suo corso finché le piccole mele non cadono sul tappeto erboso sottostante.
La Cidrerie conta su mele di produzione propria, che nulla hanno a che fare con le mele del mercato. Sono troppo piccole. Seppur minute non sono tutte uguali. Le Père Mahieu tratta 15 tipologie diverse di mele, alcune destinate al succo di mele, altre al sidro.

Una volta cadute le mele vengono poste in un macchinario che le fa rollare avvolte dall’acqua. Sono assolutamente da evitare gli urti, darabbero un sapore acido alla bevanda e per questo se presentano delle “botte” vengono manualmente scartate.

Persino lo strumento per ridurle in polpa non è tagliante. Pensa al passaverdure di casa, ma senza spigoli. Ho provato con mano.

Poi arriva la fase della pressa. Diversi strati di mele vengono pressati ed il liquido fatto scolare e passato per vari settacci. E’ questa fase di filtraggio che garantisce che il sidro sia molto trasparente.

Trattandosi di una bevanda fermentata, bisogna a questo punto lasciare che il tempo faccia il suo corso. Ci vogliono 8 mesi perché quelle piccole mele diventino sidro. 5 mesi di fermentazione in botte, 3 mesi in bottiglia.

Se poi si ha ancora più pazienza ecco che si entra nel mondo del calvados. Qui si parla di anni. Alla prova del naso un calvados in botte da 5 anni sa rilasciare ancor di più la sua anima di mela. Se poi nel frattempo ti raccontano che in Normadia all’inizio dello scorso secolo il sidro sostituiva l’acqua, tu capirai ancora di più di essere nel posto giusto. Infatti, l’acqua era malsana. Non veniva bevuta e neppure usata per fare la birra. Il sidro veniva allora servito anche nelle mense scolastiche ed usato per lavarsi i denti.

Confermo che il legame col sidro è ancora forte a tutt’oggi in Normandia. Forse i giovani preferiscono la birra, ma presto si coglie che soprattutto nei posti più semplici, al sidro viene dedicato un bicchiere speciale. Il bolée de cidre.

E tra gli aperitivi le mele non mancano. Si trasformano in Pommeau. Se non l’avessi provato mi fermerei a dirti soltanto che è una mescolanza di succo di mela e calvados. Avendolo sorseggiato e riposto in valigia, aggiungo che è una bevanda che merita rispetto. Forse taluni potrebbero apostrofarla come femminile per una sua nota dolce, da donna friulana ammetto il suo fascino, ma anche la sua ricchezza di sapore. Attenzione soltato ai suoi 18°. Ma che vuoi, il Calvados supera i 40°.

Tra un bolée de cidre, un aperitivo di Pommeau ed un calvados della staffa, non posso che invitarti a passare dalle parti di Bricquebosq e della Normandia tutta.

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Rossella Di Bidino
Rossella Di Bidino non si sa esattamente cosa faccia durante le ore in ufficio. Sforna tabelle, interpreta numeri. Appena esce dall'ufficio sguazza nel mondo delle birre e non solo. Di sicuro non riesce a star ferma un attimo. Spesso viaggia. La sua vera missione è trovare quel sapore che sappia dare alla giornata un perché e la renda un ricordo, spesso comune con l'intrepida Cavia del suo blog "Ma che ti sei mangiato".

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