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E birra sia – Una serata col Birrificio Castelli Romani

Una serata col Birrificio Castelli Romani. Ossia come conoscere un Birrificio tramite Cruda&Crudo al Hop’n art a Roma.
Di Rossella Di Bidino

Questa non è tanto una presentazione completa e seria dell’attività del Birrificio Castelli Romani. Per quella ti rinvio subito ad un post futuro dove i sorsi dell’Ariccina guideranno la lezione.

Oggi è un resoconto rilassato di una serata al Hop’n art di Via Albano 33 (zona Colli Albani) gestito da Andrea Masi.
Correva un venerdì sera, Edoardo Fraioli assieme a Paolo Mazzola aveva radunato i più curiosi e liberi della città.
L’idea era offrire un aperitivo a base delle birre del Birrificio Castelli Romani assieme a due sfiziosi accompagnamenti gastronomici creati da Edoardo.

Edoardo Fraioli è l’autore di un testo nato come ebook ed ora diventato un piacevole libro cartaceo. Il tema di Cruda&Crudo è abbinare la Cruda (la birra) al crudo, ossia quel piatto curioso, veloce e facile da offrire agli amici per un aperitivo a base di Cruda perché “non esistono solo le patatine“.
Così quel venerdì sera Edoardo prepararò un gazpacho di pomodoro con olive taggiasche e mozzarella e dopo un po’ degli straordinari crostini con ciauscolo e fichi, anice stellato e zest di limone.

Nel mentre Paolo Mazzola introduceva e degustava prima della Diana di Nemi e poi della Pig Floyd.
Della Diana di Nemi, una saison fatta con lieviti liquidi, ricordo la presenza del sambuco proveniente direttamente da Monte Gentile. Per chi non conoscesse la zona perché non ha un marito che ricorda il Monte Gentile come meta delle passaggiate giovanile o perché non va al Mercato contadino dei Castelli Romani, ecco per tutti questi il sambuco viene dal Lago di  Nemi, quello delle fragoline.
Mentre la Pig Floyd, nome ed etichetta da applauso, è una APA ossia un’American Pale Ale fatta per venire incontro al gusto dei più giovani, sempre sembra alla ricerca dell’amaro. Ma non aspettatevi un’APA piatta.

Paolo Mazzola non è tipo da banalità. Mi è anche difficile introdurvelo. Mastro birraio, una delle calde anime dietro il Birrificio Castelli Romani, un punto di sincero riferimento per capirne molto di più in fatto di birre. Ha l’esperienza, professionale e personale, in materia. Quel venerdì da leoni :) ha spiegato il perchè chimico ed umano della schiuma nella birra. Sarà tutto un fatto di anidride carbonica, ma questa schiuma gioca a favore della nostra capacità di apprezzare la birra.

Sulla necessità poi di costruirci un bagaglio di sapori si è soffermato pure Edoardo Fraioli. Banana, sambuco, pepe, sale, uva spina… Ma cos’è l’uva spina? Ribes per me.
Come ricoscerli quei sapori? Usando naso, bocca, visite ai mercati e assaggi vari. Io oramai ammetto di avere un bel valigiotto confuso in cui metto ordine grazie ad eventi come questi.

Col Birrificio Castelli Romani si entra anche nel mondo dei birrifici locali. Piccoli ed istrionici, che cercano di recuperare nello loro birre gli ingredienti locali. Non più birre “agrumate”, ma birra o con arancia o bergamotto o limone, perché nel locale vi è la conoscenza della provenienza reale degli ingredienti. Essere locale vuol dire così anche sapere di che farro si parla e chi lo fa. Essere locale può voler dire anche muoversi e diventare quasi un birrificio nomade. Così si cresce.

A noi, almeno a me, non resta che aprire dell’Ariccina del Birrificio Castelli Romani, leggermi Cruda&Crudo e pensare al prossimo post. Voi potreste anche fare un salto al Hop’n art per dare un’occhiata sì alle bottiglie, ma pure alla mostra fotografica sull’Ucraina contadina. Nonchè fatevi due parole con i vostri amici perché il giovane Hop’n art è conosciuto da molti. A parlarne in giro molti hanno un amico di amici che lo frequenta se non addirittura ci sono già stati…prima di te :)

Rossella Di Bidino
Rossella Di Bidino non si sa esattamente cosa faccia durante le ore in ufficio. Sforna tabelle, interpreta numeri. Appena esce dall’ufficio sguazza nel mondo delle birre e non solo. Di sicuro non riesce a star ferma un attimo. Spesso viaggia. La sua vera missione è trovare quel sapore che sappia dare alla giornata un perché e la renda un ricordo, spesso comune con l’intrepida Cavia del suo blog “Ma che ti sei mangiato”.

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