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Enoteca La Torre a Villa Laetitia Roma

Il ristorante Enoteca La Torre è situato all’interno della splendida Villa Laetitia, a Roma, della famiglia Fendi. Il giovane chef Domenico Stile vi stupirà con un raffinato menù.

Scritto da Neonila Siles

Ho festeggiato il giorno di San Patrick al ristorante Enoteca la Torre a Villa Laetitia, dove da un mese a questa parte il menù ha preso l’accento napoletano: al posto di Danilo Ciavattini è arrivato il giovane chef Domenico Stile. Un ragazzo simpatico, molto disponibile e socievole, Domenico ha soddisfatto tutte le mie curiosità rispondendo a decine di domande su di lui e sulla sua cucina. Il merito del suo successo, Domenico lo attribuisce allo zio, Franco La Mura, cuoco e food-designer di professione, che fin dall’infanzia di Domenico lo coinvolse nella sua cucina. Nel momento della decisione su cosa fare da grande, lo zio chiese severamente a Domenico se fosse pronto a sacrificare le sue serate, i suoi week-end e le sue vacanze per il privilegio di fare ciò che ama, cucinare. E ‘chiaro che la risposta fu affermativa e da allora Domenico ha fatto tanta strada, lavorando a fianco di grandi chef come Enrico Cosentino, Gianfranco Vissani, Antonio Cannavacciuolo, Nino Di Costanzo, Enrico Crippa e Massimo Bottura, fino ad arrivare a realizzare il proprio sogno, gestire la cucina di un ristorante con una stella Michelin. E’ un incarico di grande prestigio ma anche di grande responsabilità per uno chef di soli 27 anni.

Domenico Stile

Fortunatamente, sono rimasti ai loro posti nel ristorante il direttore Luigi Picca e il sommelier Rudy Travagli, che, senza dubbio, aiuteranno Domenico ad ambientarsi rapidamente e a mantenere un clima di grande stile in questo tempio del gusto. Il Tempio è la parola giusta per l’Enoteca la Torre, vista l’ambientazione del ristorante nella bellissima villa della famiglia Fendi e l’elegante arredo in vetro e marmo di estrema raffinatezza. L’atmosfera potrebbe scivolare nell’ingessato se il direttore non fosse un vero professionista che sa essere presente e discreto, accomodante e amichevole e la cui maniacale attenzione per il dettaglio garantisce un servizio impeccabile e a volte riserva delle sorprese. Quando il mio commensale ha esitato per un momento, evocando in mente il nome del piatto prescelto, il direttore gli ha suggerito a bassa voce gli gnocchi: non sapremo mai se abbia sentito la nostra discussione del menu, pur non essendo nel nostro campo visivo, o se ricordasse che l’ospite in questione aveva già avuto l’opportunità di assaggiare altri primi piatti del nuovo menù, ma la cosa ci ha piacevolmente sorpresi. Per Rudy Travagli io, come sommelier, nutro un infinito rispetto, in primo luogo per la sua esperienza e professionalità, e in secondo luogo, per la sua sorprendente capacità di saper “leggere” i desideri dei suoi ospiti, propinando loro abbinamenti apprezzabili e non scontati.

Detto ciò, vi racconto il mio pranzo, cominciato con la Capasanta alla plancia, broccoli calabresi, ricci di mare e Arachidi.

Confesso, ero un po’ scettica sugli arachidi, ma come si è scoperto, invano. Il piatto è molto armonioso in tutti i suoi aspetti, dal visivo al gustativo e anche quantitativo. Lo consiglio in abbinamento a un delizioso Riesling italiano – Sudtiroler Eisacktaler Riesling Kaiton 2012, Kuenhof, sapientemente suggerito da Rudy già dopo lo Champagne “della casa”, il Delamotte Enoteca la Torre, offertoci con un amuse-bouche di Salmone affumicato Balik, puntarelle e acciughe (un omaggio a Roma), crema di cipolla rossa e rapa fermentata.

Come piatto principale ho scelto il Raviolo di grano saraceno, ricotta di bufala, scampi al lime, consommé di crostacei all’orientale.

Il consommé all’orientale, ricco di spezie e radici, per qualche legge di alchimia non sovrasta il gusto delicato di scampi, né compromette l’avvolgente morbidezza della ricotta, bensì rende il piatto intenso ed equilibrato. Eccellente abbinamento con un borgogna bianco.

E anche se a questo punto avevo già tolto il meritato chapeau dinanzi al giovane chef, essendo un’incorreggibile golosa dei dolci, ho chiesto la carta dei dessert. Appena ho visto la parola “pastie­­ra”, l’ho ordinata, poiché si tratta di uno dei miei dolci preferiti in assoluto. Domenico ha tenuto a precisare che la Crema bruciata di pastiera, pompelmo, sorbetto agli agrumi e Achillea è piuttosto un accenno alla pastiera che il dolce stesso, ma ero determinata e non me ne sono pentita. In un piccolo emisfero dell’”accenno” era racchiuso tutto il gusto della sognata pastiera e mi ero quasi dispiaciuta per aver mangiato il sorbetto non all’inizio ma alla fine, spazzando via dalla bocca il retrogusto pasquale di Napoli.

Va tutto bene, ma cosa c’entrava San Patrick, vi chiederete? In effetti, non c’entrava niente, era solo per dire che qualsiasi pretesto è buono per regalarsi una cena all’Enoteca la Torre a Villa Laetitia. Come dice quell’eterno spot pubblicitario, “perché voi valete”.

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Neonila Siles
Nata in Russia, ormai cittadina di Roma, dove ha completato la propria istruzione con un Master universitario in management di risorse e eventi culturali, corso di sommelier presso la FIS Roma e il Wine Master. Gourmet molto curiosa e socievole, ama profondamente l’Italia, la cui massima espressione trova nel piatto, nel bicchiere e nei paesaggi di Belpaese. Si dedica con passione a far conoscere queste ricchezze italiane al mondo attraverso lo storytelling sul suo Gourmet Italy.ru e altre pagine cartacce e web.

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