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Fuerteventura: 4 giorni di cibo per l’anima…e non solo

Elena è stata a Fuerteventura: come sempre non ha perso l’occasione di raccontarci del suo viaggio e della cucina che ha trovato. 
Di Elena Ogliari

Avevo già deciso che i miei 30 anni sarebbero stati via. Non sapevo dove, come con chi….piuttosto da sola, ma via.

E invece ecco che in pochissimi giorni si materializza tutto: 5 amiche, un’isola in mezzo all’Oceano di cui due si erano innamorate già qualche mese fa, qualche contatto per l’hotel, una compagnia low cost e una macchina a noleggio.

Si parte, Fuerteventura ci aspetta a braccia aperte.

L’arrivo è meno caliente del previsto: il caldo si fa un po’desiderare, il vento no. Ma l’aria libera che riempie l’anima è un’altra cosa.

Passare dal traffico di Milano alla solitudine dell’isola ha un certo impatto..una strada, libera e longilinea tra le rocce del deserto e tra las dunas che si buttano nel mare ci porta a Corralejo, cittadina nella punta nord dell’isola. Home sweet home per i prossimi quattro giorni.

Cambiare aria, città, cultura e ritmo. Qui due cose ti piombano addosso come un macigno: il ritmo lento e il costo basso, che spesso vanno di pari passo. L’iva al 7%, la benzina a 1 euro e i prezzi decisamente più bassi rendono questo posto ancora più accattivante.

La struttura che ci ospita è una vera sorpresa: Surfing Colours è una corte di pulitissime camere e mini appartamenti gestiti da giovani ragazzi che offrono un’ottima sistemazione ad un rapporto qualità prezzo incredibile. Un bilocale e una camera, entrambe con angola cottura dotata di tutti i comfort, a circa 15€ a notte per tre notti…è vero che non siamo in alta stagione, ma è sicuramente un indirizzo da non perdere.

La fame è atavica, sarà il relax o l’aria del mare, certo è che quello che non è mancato è stato l’appetito. La cucina è ottima, gustosa, saporita, ricca di prodotti nonostante venga tutto importato (l’isola è una tavola desertica appoggiata sull’Oceano). Tanto pesce e tante patate, che io adoro in tutte le forme, hanno caratterizzato la mia “dieta” per quattro giorni.

Il centro città brulica di ristoranti etnici e non, c’è solo da scegliere..ma noi siamo state fedeli perché, al di là dell’ottimo cibo, sono le persone che spesso fanno la differenza tra un locale e l’altro.

Ecco tre indirizzi da non perdere, rigorosamente divisi per pasti, se decidete di mettere piede a Fuerte,:

COLAZIONE

Mas que bakery – per sentirsi a casa

Sembra davvero di stare al bar sottocasa con il plus dell’ambiente informale e sorridente delle ragazze (perennemente abbronzate) che lo gestiscono e che risaltano ancora di più nel bianco del locale. Il caffè all’italiana, per chi proprio non riesce a farne a meno, e le brioche giganti riempite al momento mettono subito di buonumore. Per i più affamati: fette di torta, pancakes, cupcakes e poi via fino al pranzo con panini, (piadine-wrap) e insalate. Il tutto proposto su piatti quadrati, tazze mug e bicchieri martini. Per chi vuole quel tocco di design rilassato che fa sentire a casa.

PRANZO

Bar Cafeteria Gallery – best food, best place

Flavio è una persona che sicuramente ci ha messo il cuore, lo stesso che è stato conquistato dall’isola quando ha deciso di mollare i suoi locali in Piemonte e aprirne uno a Fuerte. Ci racconta le difficoltà burocratiche dovute non alla complessità..quanto più alla “rilassatezza” di cui parlavo prima. La sua Cafeteria merita sicuramente più di una visita: il cibo è ottimo, il formaggio di capra fritto con il miele resta (a detta di Mary che l’ha provato ovunque per 4 giorni) il migliore mai assaggiato. Il mio filetto di pesce alla griglia è un tripudio di sapori e colori mentre le papas rugadas (piatto tipico dell’isola) restano la cosa che più mi mancherà quando tornerò nella mia cucina. Quelle patate taglia mignon, bollite con la buccia in un’acqua talmente salata che ne prendono sapore e la secchezza che accartoccia la buccia..mi resteranno in mente per parecchio tempo, anche perché credo di averne mangiate a chili.

Il locale è lineare, bianco candido con qualche nota di colore, trasmette raffinatezza in un’atmosfera relax, mood vacanza ma ricordando lo stile italiano che davvero ci contraddistingue.

Se siete di passaggio vi consiglio di chiedere di questo locale, non è visibile come merita..ma da quando le chicche sono sotto gli occhi di tutti?

CENA

La Plaza – il primo piatto non si scorda mai

Credo di non aver mai fatto tre cene di seguito nello stesso ristorante, soprattutto quando sono in viaggio. Ma se è capitato vorrà dire qualcosa. Vi dico solo che in 5 abbiamo provato quasi tutto il menù riuscendo a prendere per tre sere anche lo stesso piatto tanto ci piaceva.

Un angolo di verde guarda la piazza del paese: La Plaza è un piccolissimo ristorante di tapas riconoscibile già da fuori dai vasi di fiori e piante che rappresentano un’oasi per tutta l’isola. L’ambiente è informale, come ordina lo stile di vita, ma l’atmosfera ricorda quasi un film di Zorro grazie alle foto in bianco e nero alle pareti e alla banda musicale che per una sera suona musiche popolari in piazza.

Sentirsi chiamare “chica” non ha prezzo…e permette di passare anche oltre la ventata di aglio che ti aggredisce appena entri. Ma non preoccupatevi, dopo cinque minuti sarete assuefatti sia voi che il vostro fisico, e lo stomaco vi assicuro non protesterà.

La prima sera si festeggia il mio compleanno: una bottiglia di Vina Sol del 2011 bianco apre le danze con il suo profumo leggero e il gusto leggermente fruttato ma molto beverino. Se il primo brindisi è accompagnato dalla versione “Compleano Feliz” cantato dalle amiche, chiaro che si brinda fino ad esaurimento (forze).

L’introduzione di ogni pasto sull’isola è del pane con due salse: una tipo tzatziki greca ma molto più leggera e un’altra ai peperoni ma purtroppo, in questo caso, affogata dal cumino.

Una ricetta da replicare: datteri avvolti nella pancetta e saltati in padella; abbinamento insolito ma veramente da Mille e una Notte. L’entrecôte con patate e peperoni si taglia davvero come burro e il sapore è incredibile. Ma l’amore al primo assaggio viene dal mio trancio di tonno, semplicemente alla piastra con un goccio d’olio e erbe aromatiche, incredibilmente divino accompagnato dalle immancabili papas rugadas.

Le altre sere seguono a ruota con cozze al vapore, vongole alla marinara, zuppa di ceci e con il tipico  formaggio di capra fritto col miele. Con due mezze porzioni di tapas siamo sazie fino alla colazione.

Che compleanno sarebbe senza il dolce? Ecco allora la carrellata: dulce de leche, crema di platano, torta de queso, simil creme caramel e un altro dolce simile ad una mattonella (in tutti i sensi).

Chiudiamo con un caffè di rinforzo e il sempre caro Ron Miel, il rum al miele tipico delle Canarie che ti conquista anche se, come a me, liquori e digestivi non ti appartengono. Inutile dire che i giri si sprecano….gli anni no.

Il conto fa sempre sorridere: con 15 – 20€ a testa abbiamo mangiato tre sere in modo divino, in un locale piacevole e con persone simpatiche e disponibili. Ci si affeziona per forza…e l’abbraccio di rito non manca nemmeno la sera dei saluti.

Quando Ambra, carissima e sincera amica da anni, mi raccontava di Fuerte, mi diceva sempre “non c’è niente, ma si sta una meraviglia”..è vero, non c’è nulla: i paesi sono ad almeno 20 minuti di macchina, pochissime auto, poca apparenza (sarebbe uno dei pochi paesi dove fallirebbe un parrucchiere) ma tanta anima. Non so se è l’isola per me, o forse io non sono per un’isola..risulterei un contenitore troppo difficile da riempire. Ma il vantaggio è che qui finalmente riesci a svuotarti, a rilassarti, a rasserenarti; non vedi solo facce nuove ma conosci persone diverse, scopri posti nuovi per poi accorgerti che in realtà hai solo cambiato occhi. Non è il posto per me ma per un qualche giorno è la mia isola-amante tanto che sicuramente ci tornerò quei pochi giorni che bastano per ricaricare davvero la mente e l’anima.

Per il resto…cibo, mare e amiche. Tutto da mixare, provare e assaggiare per i miei primi 30 anni festeggiati con quattro giorni stupendi.

Happy birthday to me

 

Surfing Colors Apartamentos
Calle Pejín, 2

Mas que bakery
Avenida Nuestra Senora Del Carmen

Bar Cafeteria Gallery
c/la Milagrosa, 14

La PLaza
C/ La Milagrosa 31

 

Elena Ogliari
Trevigliese di nascita, milanese per lavoro ma cosmopolita per il cibo ha una sfrenata passione per l’enogastronomia (dubbiamente ereditata da due genitori astemi…). Un’esperienza nel settore vinicolo, una tesi sul Franciacorta e un patentino ONAV la guidano tra locali, ristoranti e bar, ovunque vada..sempre con l’occhio critico della petulante organizzatrice di eventi (ormai da quattro anni). L’errore peggiore in un evento? Sbagliare il menù; se all’estero è ancora peggio, gli italiani sono abituati troppo bene. Ogni occasione è buona per qualunque cosa: viaggiare, girare, provare, assaggiare, insomma vivere..il tutto meglio se in compagnia degli amici, quelli buoni. Ma se si organizza una cena una cosa è certa: “Ragazzi, io porto il vino”.

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