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Grappaioli per un giorno: HonestCooking.it da Poli Grappa!

Abbiamo partecipato a Grappaioli per un giorno presso le distillerie Poli: abbiamo imparato un bel po’ di cose e distillato la grappa. Marco ha anche dimostrato di avere un palato fine, indovinando alla cieca sei grappe su sei. Leggete!
Di Marco Dall’Igna

Questa volta non vi parlerò (come quasi sempre) di vino, ma vi racconterò di come sono diventato grappaiolo per un giorno.

Un freddo giovedì di fine novembre sono infatti stato invitato a trascorrere un’intera giornata alla celebre distilleria Poli, all’insegna della grappa e della sua storia. Appena arrivato vengo accolto assieme ad altri ospiti e food blogger da Jacopo Poli, titolare dell’azienda assieme ai suoi fratelli Barbara ed Andrea, il quale ci farà da guida per tutto il tempo. La Poli è ancor oggi un’azienda a conduzione familiare in cui i tre fratelli portano sapientemente avanti il lavoro iniziato dal loro bisnonno molti anni fa. Tutto cominciò  nel lontano 1898, anno in cui GioBatta Poli, all’epoca produttore di cappelli di paglia, costruì, per assecondare la sua grande passione, una piccola distilleria montata su un carretto con cui andò di casa in casa a distillar vinacce. Fu così che ebbe inizio la splendida storia di questa famiglia di grappaioli; storia che dopo GioBatta vide protagonisti prima Giovanni, che ricavò un impianto di distillazione modificando la vaporiera a legna di una locomotiva, poi Antonio, che nel 56 modificò l’impianto originario che ancor oggi viene utilizzato, ed ora come detto Jacopo, Barbara e Andrea.

Dopo un graditissimo caffè e le presentazioni di rito iniziamo il nostro tour con la visita al museo della grappa situato in un edificio adiacente la distilleria. Questa sala espositiva nasce come naturale complemento del progetto iniziato nel 1993 dalla famiglia con l’apertura del primo museo della grappa a Bassano (VI).

La teoria

Iniziamo dall’area dedicata alle origini della distillazione in cui Jacopo prima ci traccia una panoramica delle tante acquaviti prodotte da diverse materie prime nei vari paesi del mondo (come ad esempio il brandy che deriva dal vino o i distillati di cereali), per poi focalizzarsi sulla grappa. Ci racconta che molte sono le testimonianze che nel corso della storia fanno riferimento alla distillazione dell’acquavite di vino, molte meno se ne ritrovano invece  riguardo l’acquavite di vinaccia, cioè la grappa. Questo perché in origine era molto più semplice distillare il vino, visto le maggiori difficoltà che la vinaccia comportava in termini di spostamento e utilizzo. La situazione mutò leggermente con l’introduzione a metà 800 di macchinari dotati di un foro di ingresso più grande che facilitavano l’inserimento delle bucce d’uva; ma erano pur sempre impianti che funzionavano a fuoco diretto e questo implicava che le vinacce bruciassero e rilasciassero odori sgradevoli. La vera svolta si ebbe intorno al 1880 con il passaggio agli alambicchi a vapore che evitavano la combustione delle vinacce e i seguenti sgradevoli sentori. La seconda area è invece dedicata agli impianti di distillazione e vi troviamo esposti diversi alambicchi, dai primi a fuoco diretto fino a quelli a bagnomaria e a vapore fluente. Qui ci viene spiegato nel dettaglio il funzionamento dei vari impianti che si sono susseguiti nel corso della storia e apprendiamo che da cento litri di bucce d’uva si ricavano solamente 2/3 litri di grappa. Nella terza area del museo approfondiamo  la conoscenza della vinaccia attraverso l’esame delle sue caratteristiche principali per poi passare alla sala dedicata alla famiglia Poli e ai suoi prodotti storici. Le ultime due aree ci danno invece l’opportunità di ammirare prima una strepitosa collezione di circa 2000 bottiglie di grappe prodotte dagli anni 30 agli 80  e poi una piccola selezione di antichissimi manoscritti provenienti dalla Biblioteca del museo della grappa di Bassano.

La pratica

Dopo la teoria Jacopo ha ben pensato di metterci alla prova e farci fare un po’ di pratica! Andiamo quindi nella sala di distillazione dove possiamo ammirare i tre impianti dell’azienda: “I 12 cavalieri” antico alambicco completamente in rame composto da dodici  caldaiette a vapore fluente a ciclo discontinuo, “Athanor” di concezione classica utilizzato per la distillazione dell’uva, della frutta e del vino e infine “Crysopea” sottovuoto utilizzato per la distillazione di vinacce da uve bianche.

E’ qui che facciamo la prima esperienza pratica della giornata. Armati di traverse e guanti con l’aiuto di Andrea Poli scarichiamo le vinacce dalle caldaiette per poi procedere al ricarico. Dopo questa affascinante ed istruttiva esperienza visitiamo la sala contenente gli imponenti serbatoi metallici all’interno dei quali si trova sia la grappa giovane lasciata riposare prima di essere imbottigliata sia la grappa aromatizzata, ottenuta grazie ad un’infusione di miele,erbe officinali o bacche. Prima di lasciare la stanza ci vengono consegnate delle piccole ampolle che dobbiamo riempire con il contenuto di alcuni serbatoi. Il perché lo scopriamo non appena varchiamo la soglia della sala limitrofa. Giungiamo infatti nel laboratorio di analisi dei distillati per essere sottoposti alla seconda prova della giornata. Qui veniamo  divisi in quattro gruppi ad ognuno dei quali viene consegnato un bicchiere contenente della grappa Poli imbottigliata di recente. Le predette ampolle vengono disposte in mezzo al tavolo e ci viene spiegato che le acquaviti al loro interno costituiscono le basi necessarie per creare,tramite l’assemblaggio, il distillato contenuto nel bicchiere; il nostro compito è quindi quello di miscelarle tutte assieme per ottenere un risultato quanto più possibile vicino al prodotto finito ed imbottigliato. Il tutto con soli 20 minuti a disposizione. E’ stata una prova tanto complicata quanto entusiasmante perché ci ha fatto capire di quanta cura e precisione necessita il lavoro del grappaiolo. Scaduto il tempo e terminata la gara (vinta per altro dal gruppo di cui facevo parte) era giunta l’ora di riposare un po’; ci siamo quindi diretti verso la sala da pranzo dove abbiamo condiviso un ottimo pasto assieme all’intera famiglia Poli prima di ricominciare il nostro tour.

La suggestione della barricaia

Bevuto il caffè, seguito ovviamente da un’ottima grappa, ci spostiamo nel cuore sotterraneo della distilleria, la barricaia. Davanti ai nostri occhi si presenta uno spettacolo unico; duemila ordinatissime barrique contenenti tutte le grappe dell’azienda destinate all’invecchiamento. Qui abbiamo la fortuna di poter esaminare alcuni campioni estratti direttamente dalle botti, che ci fanno capire quanto un diverso tempo di affinamento in legno incida sul medesimo prodotto. Usciti dalla stanza ci attende l’ennesima sorpresa. Accompagnati da una musica suggestiva veniamo scortati in una stanza illuminata solo da candele dove, ci dicono, prenderemo parte ad una seduta spiritica. Ad accoglierci troviamo Jacopo, debitamente mascherato da messaggero dell’aldilà, che, dopo averci fatto accomodare attorno ad un tavolo ed aver invocato lo spirito del fondatore GioBatta Poli, ci chiede di mettere ordine nel mondo ultraterreno. Dopo questa divertente e spettacolare introduzione capiamo di essere di fronte all’esame finale della giornata. Davanti ad ognuno di noi sono disposti sei bicchierini colmi fino all’orlo  e sei cartoncini indicanti ognuno un diverso tipo di distillato. Il nostro compito era quello di assegnare ad ogni bicchiere il corrispondente cartoncino; il tutto in un solo quarto d’ora. Grazie all’esperienza accumulata negli anni “sul campo” e all’aiuto dello spirito del fondatore, sono riuscito ad attribuire correttamente tutti i cartoncini e ho quindi ricevuto un graditissimo premio. Cosa? Ma una bottiglia di grappa Poli ovviamente.

Terminata la prova siamo andati a visitare la zona dedicata all’imbottigliamento e all’etichettatura, prima di concludere la nostra visita con la degustazione  di una serie di prodotti dell’azienda. E’ stata una giornata veramente fantastica, organizzata in  modo impeccabile e che mi ha permesso di conoscere veramente a fondo la storia, le difficoltà e la passione che ogni bottiglia di grappa racchiude in se. Ed è proprio la passione sconfinata che la famiglia Poli nutre per il proprio lavoro quello che più mi ha colpito. Un amore immenso per la grappa che si è trasmesso immutato di padre in figlio nel corso degli anni e che, sono certo, continuerà anche con le   generazioni a venire.

Marco Dall'Igna
Marco, detto Igurz, è un instancabile bevitore, nel senso nobile del termine. Visita cantine, discute con i migliori produttori, e sul vino si forma un pensiero indipendente e critico. Su HonestCooking.it racconta con dovizia di particolari i suoi pellegrinaggi e il mondo che porta al suo interno ogni bottiglia di vino.

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