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Parigi for foodies – Atto II

Cosa fare a Parigi, amanti del food e delle cose belle? Ma ce lo dice Ilaria. Per completare la classifica iniziata pochi giorni fa, ecco i primi 5 classificati.
Di Ilaria Maggi

Dopo le posizioni che vanno dalla 10 alla 5, siamo ai primi cinque classificati. La mia top 5 ha molto a che fare con l’arrivo della bella stagione, con quell’aria frizzantina che ti accarezza mentre attraversi i ponti, mentre sei seduto a un tavolino, a osservare i volti della gente raggianti di primavera; ha a che fare con le magliette a righe, che adoro; con le aiuole fiorite e quella voglia matta di macinare chilometri, a piedi o in bici, per non perdersi un solo scorcio, una sola immagine che questa città sa regalare.

5. Canal St. Martin

Un po’ defilato, amato dai bobos parigini (quelle schiere di bohemienne un po’ borghesi che dettano legge in fatto di mode, tendenze e nuovi templi del gusto), il canale St. Martin sta vivendo la sua rinascita. Non a caso è in questa zona che spunta uno dei ristoranti più in voga del momento, Le Chateaubriand (129, Avenue Parmentier, www.lechateaubriand.net), molto acclamato, dove si viene per assaggiare le creazioni del suo chef di origine basca, Inaki Aizpitarte. Io però preferisco le cave à manger. Un po’ enoteca, un po’ bistrot. Quelli con il menu scritto su una lavagna, quelli dove bio è il leit motiv, quelli dove è bello attardarsi, assaporando il ritmo dolce che la città sembra scandire. Come da Le Verre Volé (67, rue de Lancry, www.leverrevole.fr). Qui i vini, rigorosamente naturali, si possono anche acquistare; i piatti sono semplici, ma con quel tocco ricercato che non sa di presunzione – non stupitevi di fronte alla mostarda di Cremona e soprattutto non domandatevi come sia arrivata fino qui.

4. Déjeuner sur l’herbe

Non parlo del quadro di Manet. Quello, se volete, potete ammirarlo al Musée d’Orsay. Da noi, dici pic-nic e ti viene in mente il lunedi di Pasquetta, con i piatti di carta, i tupper (che poi sono tupperware, ma a casa mia si dice cosi) colorati, la famossissima insalata di riso e magari un barbecue, con rischio di dare fuoco all’intero bosco di conifere. Beh, per i francesi è tutta un’altra storia. È una buona bottiglia di vino, una baguette, un buon formaggio.  E una buona compagnia. Tutto qui. Che sia al parco o sul Pont des Arts, o lungo le rive della Senna, che sia durante la pausa pranzo, verso l’ora dell’aperitivo o nelle giornate domenicali di sole e relax. Io, su tutti, voto il Parc Monceau. C’è il laghetto, le ninfee, i fiori di tutti i colori e forme, insomma tutto quello che serve per ricomporre un perfetto quadro impressionista.

3. Tarte Tatin

Diciamoci la verità, la tarte tatin come la mangi in Francia non la ritrovi poi da nessun’altra parte. La mia preferita è quella che fanno da Polidor (www.polidor.com). Quartiere Latino, zona Odeon; qui pare fossero di casa Rimbaud, Verlaine, Hugo. Il posto da allora probabilmente non è cambiato granché, sicuramente autentico, forse un po’ decadente, in ogni caso il mitico dolce francese qui merita una mezione. Di tutt’altra “pasta”, invece, Mamie Gateaux (66 rue du Cherche-Midi): piccolo e delizioso salon de thè; chi ama il brocante non può non adorarlo, atmosfera francese tout court, torte (in bella vista) fatte in casa, dolci o salate. Meglio non venire a pranzo, l’attesa potrebbe far perdere la poesia dell’esperienza, piuttosto per una tranquilla colazione, se sapete rinunciare ai croissant.

2. Apéro & Cinema

I francesi per il cinema hanno una vera e propria ossessione. Trovate un film in programmazione a ogni ora, potreste passare intere giornate in una sala, guardando film a ciclo continuo. Il mio consiglio è comprare Pariscope, giornaletto (in francese) con tutti gli eventi della settimana (cinema, ma anche arte, teatro, musica), appuntarsi cosa vedere e dove e, prima o dopo lo spettacolo, concedersi il piacere tutto francese di un apéro in zona. Scordatevi l’aperitivo all you can eat nostrano, qui, soprattutto con il vino, fanno sul serio: difficilmente troverete banconi con piatti pronti e pizzette a profusione, godetevi il vostro calice e magari ordinate un assiette di affettati e formaggi. Très chic.

1. La Taverne de l’Arbre Sec

In testa alla classifica c’è il mio posto preferito in assoluto. Siamo dietro al Louvre, primo arrondissement. Ma i turisti qui non ci sono. Mi piacciono i suoi tavolini all’aperto, sull’angolo della strada. Mi piacciono i camerieri, gentili e un po’ radical chic. Mi piacciono le loro gratin dauphinoise. Mi piace osservare il via vai di questa zona, così centrale ma cosi autentica. Mi piace ascoltare quel dolce suono che è la lingua francese. Alla Taverne de l’Arbre Sec (109, rue Saint-Honoré) tutto è semplice, come le tovagliette di carta a quadretti, come la loro zuppa di cipolle, rustica e deliziosa. La Senna è lì a due passi, con i meravigliosi palazzi che vi si riflettono; il Louvre non aspetta altro che di essere elogiato, i giardini delle Tuileries di essere attraversati. Per sentirsi un po’ parigini, anche solo per un weekend.

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Ilaria Maggi
Milano è la sua città (adottiva), ma viaggiare è la sua passione. Giornalista, dunque curiosa, l'incontro con alcuni chef è stato una sorta di folgorazione, o forse un amore ritrovato, per un mondo quello del cibo, che la circonda dall'infanzia. Affascinata dalle storie, ancora di più se riguardano aromi e sapori, ama girovagare, scoprire, provare ma soprattutto emozionarsi. La cucina le piace viverla in compagnia. Non chiedetele ricette.

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