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Rosticceria e fritto da strada all’ombra del Vesuvio

Nei vicoletti di Napoli non disdegnate un giro tra rosticcerie e friggitorie . Ecco un paio di bontà da non perdere assolutamente.
di Alessandra Storti

Ebbene si, per le ferie ho lasciato Milano per tornare a Napoli. Una volta a casa, la mia prima idea è stata quella di dedicare un articolo ad uno dei piatti simbolo della mia città, la pizza.
Ma Napoli non è soltanto un’ottima margherita. Montanare, pizzette di maccaroncini, pizzette di pasta cresciuta, panini napoletani, pizzette di sciurilli, ripieno fritto: se non siete miei conterranei probabilmente questi nomi non vi dicono nulla ma se avete la possibilità di girare tra le strade di Napoli vi accorgerete  che si vendono in tutte le rosticcerie e friggitorie, praticamente ad ogni angolo della città.
Ecco allora un piccolo glossario dello street food partenopeo da rosticceria.
Roba da studenti o da impiegati in pausa pranzo, estremamente calorica, si intende, ma anche stratosfericamente buona, per cui se vi trovate da quelle parti, il mio consiglio è: non risparmiatevi.

Frittatina di pasta napoletana
Lo confesso, inizio proprio da lei, la mia preferita.
Se state pensando alla classica frittata di pasta, quella tipica delle domeniche fuori porta, beh, siete lontani. La pizzetta di pasta o frittatina di maccheroni che trovate nelle rosticcerie partenopee contiene al suo interno la besciamella e la provola, a volte anche i piselli e un po’ di ragù bianco o rosso. Per la pasta si usano sono i bucatini spezzati, l’involucro esterno è una semplice pastella di acqua e farina.
La forma non è a spicchio come nella classica frittata di pasta (che in realtà è in origine un disco rotondo successivamente porzionato in spicchi) ma assomiglia piuttosto ad  una pallina da tennis piuttosto ammaccata.
Quella immortalata nella foto proviene dalla pizzeria e friggitoria “Tutino” nei pressi di Porta Nolana: si mangia tutto in modo fugace direttamente sulla strada su alcuni tavoli in plastica ma il flusso dei clienti a quest’ora (sono quasi le 12) è incessante.

Montanara
La montanara è una pizza fritta rotonda non molto grande ricoperta con sugo di pomodoro, basilico fresco e una spolverata di parmigiano.  Calda calda è goduriosa ma anche fredda ha il suo perché.
Mentre l’addento, tra un morso e l’altro, mi spiegano che la montanara non si fa con l’impasto della pizza: la ricetta è infatti quella che si adopera per le pizzette di pasta cresciuta. La differenza è il dosaggio degli ingredienti, l’impasto è più ricco d’acqua e dunque molto più morbido.
Ad essere sincera, io le ho viste fare anche con l’impasto della pizza e devo dire che il risultato è altrettanto appetitoso. L’unica controindicazione è il danno inevitabile per la silhouette: una tira l’altra e, almeno per me, è difficile resistere alla tentazione.

Siamo nel regno dei vicoletti a due passi dai banchi delle pescherie e dagli ambulanti che vendono le spighe bollite e qui potete anche gustare una pizza margherita come la si mangia per strada, ossia piegata a portafoglio o a libretto.


Panino napoletano (‘o pagnutiello)

Anche qui, non lasciatevi ingannare dall’apparenza. Non si tratta infatti di un semplice panino con pasta di pizza. L’impasto è infatti molto più calorico oltre che decisamente più saporito poiché fatto con lo strutto (la’nzogna o sugna come si chiama qui se l’acquistate dal macellaio di fiducia), un  ingrediente tradizionalmente molto usato dai napoletani, basti pensare al casatiello e alla pastiera.
Anche la farcitura è molto più “cattiva” con salame, formaggio, uova sode e pepe. Alcuni poi, rincarano la dose e al posto dei salumi ci mettono i cicoli di maiale.

Pizzette di pasta cresciuta
L’impasto è simile a quello della pizza, come vi dicevo, ma molto più morbido. Dopo aver lasciato lievitare il composto, si riempie di volta in volta il cucchiaio con una pallina di pasta e la si getta nell’olio bollente per friggerla. Un po’ di sale sopra a condire et voilà sono pronte da gustare.
Le pizzette di sciurilli, poi, non sono altro che una variante più sfiziosa con l’aggiunta nell’impasto dei fiori di zucca (gli sciurilli, per l’appunto).

Ripieno fritto o pizza fritta
La versione originale è composta da due dischi di pizza ripieni, nella versione più spartana, di ricotta e pepe, con l’aggiunta dei cicoli nella versione “strong”.
E’ da un po’ che non ci vado, quindi l’informazione non è del tutto attendibile, ma l’ultima volta l’ho assaggiata così a Porta Capuana vicino Pizza Dante.
Oggi, invece, nella maggior parte delle friggitorie trovate una versione più piccola che ha perso la forma rotonda per assumere quella allungata simile ad un calzone.
Potete assaggiarla on the road o gustarla comodamente seduti in una delle pizzerie del centro storico: ad esempio “Di Matteo” in Via dei Tribunali la vende fronte strada  oppure la serve ai tavoli.

Se poi, dopo tutto questo fritto, vi servisse una pausa dolce potete sempre andare da “Pintauro” in Via Toledo per una sfogliatella frolla o riccia sfornata al momento o da “Mary” all’interno della Galleria Umberto I per un morbido e profumato babà.

Alessandra Storti
Anni 34, provenienza partenopea, segni distintivi: indossa sempre un accessorio di colore viola, il suo preferito. In più, da molti anni lavora con le parole e la scrittura.
Curiosa, sensibile, molto vanitosa, amante delle cose stravaganti e fuori dal comune, la sua passione sono i cambiamenti di costume e le nuove tendenze del lifestyle. Frutto di questa curiosità è il blog www.nuovetendenze.net. Tra i tanti argomenti di cui scrive, il cibo occupa un posto centrale, con un occhio sempre rivolto ai nuovi trend culinari. Di ingredienti e ricette, tuttavia, non ama solo scrivere: adora cucinare e, ancor di più, assaggiare piatti nuovi.

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