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Summa 2015: il massimo della qualità

Terza tappa del nostro perigrinare tra le fiere del vino: Summa 2015.
Di Marco Dall’Igna

Per la prima volta quest’anno ho partecipato a Summa, evento  organizzato da Alois Lageder che da anni raccoglie a Magrè sulla strada del vino (BZ) l’eccellenza vinicola proveniente da tutto il mondo. Sede dell’evento il meraviglioso Casòn Hirschprunn, palazzo rinascimentale del XVII secolo di proprietà della famiglia Lageder, e Tor Lowengang, la suggestiva cantina costruita all’interno dell’antica tenuta. Mi è bastato trascorrere un’ora tra le sale del palazzo per rimpiangere di non aver partecipato alle scorse edizioni. Summa offre tutto quello che si può richiedere ad una fiera vinicola: elevata qualità dei produttori presenti, grande vivibilità e un’organizzazione impeccabile, il tutto immerso in una cornice incantevole. Unico neo il tempo, che con temperature invernali e nuvoloni minacciosi ha rovinato un pochino l’atmosfera. Ma solo un pochino sia ben chiaro, perché dopo i primi calici del meteo non fregava più a nessuno.

Come di consueto a scaldare i calici ci pensano le bollicine, in particolare i deliziosi franciacorta di CavalleriIl Blanc De Blancs si conferma fine ed elegante e il Collezione Grandi Cru 2008 spicca per eleganza e struttura, con un naso ammaliante di agrumi e mandorle e note minerali e che in bocca accarezza il palato con note sapide e una componente acida da manuale.

Dalla Franciacorta si passa subito alla Francia con le creazioni di Pol Roger: Apre le danze il Brut Reserve, sentori di frutta, fiori bianchi e pan brioche al naso che virano poi su vaniglia e spezie. In bocca è fresco e fragrante con nitidi sentori di miele. Il Balnc De Blancs 2004 si apre con note di burro che piano piano lasciano spazio prima ad agrumi e  fiori bianchi e poi a pan brioche e leggeri sentori di tostatura. Notevole lunghezza ed  equilibrio al palato, dove le note burrose e gli agrumi fanno compagnia ai canditi. A sorprendermi più di tutti, anche perché non sono un amante del genere, è però il Rosé Vintage 2004. Grande eleganza al naso, con l’arancia rossa e il melograno che lasciano a poco a poco spazio ai frutti di bosco. Seducente, fresco, elegante e cremoso al palato dove si avverte una bellissima nota minerale che si porta a braccetto un ricordo di vaniglia.

Con Pol Roger si chiude il capitolo bollicine per passare ai bianchi, a cominciare dai  vini teutonici di Hans Wirsching , cantina tra le più antiche e note della Franconia. Si parte con due silvaner : l’ Iphofer Kalb Silvaner Erste Lage, al naso esplodono i profumi di albicocca,pesca,frutto della passione e fiori bianchi che vengono sostenuti da una bella acidità al palato che dona freschezza e buona capacità di beva, e l’Iphofer Julius-Echter-Berg Silvaner Großes Gewachs , naso di pesca gialla, fiori bianchi e noci, in bocca entra dolce e sinuoso con l’acidità che irrompe successivamente. Segue poi il vino che più mi ha colpito, l’Iphofer Kronsberg Scheurebe Erste Lage, (100% Rieslaner, un clone tra riesling e silvaner), al naso sono nitidi i sentori di agrumi, pesca e nocciole con delle leggere note calcaree sullo sfondo. In bocca entra morbido, cremoso con sentori di agrumi, sul finale si avvertono leggere note minerali. Bella anche l’acidità che conferisce la giusta freschezza atta a sostenere il tutto.

Dalla Germania rapido passaggio all’Austria con i vini di Schloss Gobelsburg tra cui mi ha colpito il  Gruner Veltliner Kampatal Dac Reserve 2013.  Naso che si apre con nitidi profumi di ribes bianco, agrumi, mele e leggere influenze minerali. Note fruttate che ritornano anche al palato con sfumature vegetali e un’acidità vivace e persistente. Vino profondo ed elegante con ottime potenzialità di invecchiamento.

Con il Terra Montosa 2013 di Georg Breuer  si ritorna in Germania, profumi minerali, di idrocarburi, pietra focaia e peperone verde al naso. In bocca un leggero richiamo di frutta, bellissima acidità per un finale lungo ed elegante. Sempre della stessa cantina notevole anche il  Nonnenberg Riesling 2012  con una naso che rimanda a delle note eteree e al limone. Impetuosa l’acidità in bocca ma ben bilanciata.

Con Georg Breuer finisce il tempo dei bianchi e il calice inizia a tingersi di rosso.

 

Ad aprire le danze sono i succosissimi e goderecci vini del Domaine Mas De Quernes,  cantina della Languedoc. Si parte con il Les Ruches 2013 , naso di frutta rossa,more e cioccolato. Bella freschezza ed eleganza in bocca, il tutto condito da una bevibilità pericolosa, tratto quest’ultimo comune a tutti i vini della cantina. Le villa Romaine 2012 ammalia con un naso di viole,frutta rossa, more e liquirizia, in bocca è succoso e seducente con nitidi sentori di ciliegia matura, la trama tannica è ben integrata, finale speziato. Gran finale con il Le Querne 2012, al naso esplodono le note di sottobosco,pepe nero,vaniglia,grafite e tabacco. In bocca è potente, avvolgente, dotato di grande freschezza e persistenza. Una batteria veramente da applausi.

Prima di una meritata pausa, i morsi della fame iniziano a farsi sentire, decido di fare tappa in Toscana per provare le nuove annate di Montevertine, azienda che ha fatto della qualità e dell’eleganza dei suoi vini la propria missione, portando il Sangiovese ad esprimersi ai livelli che merita . Come al solito l’intera batteria si conferma essere di altissimo livello, a cominciare dal Pian Del Ciampolo 2013. Naso di frutti rossi con leggere note di menta. In bocca ritornano le ciliegie, seguite a ruota da spezie e  note di sottobosco. Rotondità magistrale, trama tannica perfetta e una facilità di beva da ergastolo. Segue a ruota il Montevertine 2012, figlio di un’annata complicata che ha costretto l’azienda a rinunciare al 30% della produzione. Il naso si inebria grazie a forti sentori fruttati di ciliegia e lamponi a cui seguono note speziate, di sottobosco e liquirizia. Fresco, avvolgente e sgargiante in bocca. L’ultimo assaggio spetta al campione di casa: Pergole Torte 2012. Aprono al naso le note di viola, frutti rossi, e delicate sensazioni minerali. In bocca è elegantissimo, persistente e maestoso con una trama tannica da standing ovation.

Dopo aver bevuto l’ultimo sorso di Pergole torte il mio stomaco mi fa capire chiaramente che era giunto il momento di mettere qualcosa sotto i denti. Come tutto qui a Summa persino il pranzo è da 10 e lode. Bellissima la sala ristorante allestita all’interno della cantina, con un menù vario e di elevata qualità e con la possibilità di scegliere tra alcuni dei vini presenti alla manifestazione. Per rifocillarmi scelgo i paccheri di kamut farciti con ricotta su crema di borraggine e burro allo zafferano, seguiti da un delizioso filetto di cervo in salsa di vino rosso e ginepro con purea di sedano e piccolo canederlo di grano saraceno.

Finito il sontuoso pranzo sono corso in sala degustazioni per partecipare ad una verticale memorabile: sei annate del Chianti Classico Vigneto La Casuccia del Castello di Ama : 2011/2007/2006/2004/2001/1997.

Il Vigneto La Casuccia occupa una superficie di poco più di 12 ettari, di cui circa 6 impiantati nel 1978 mentre il resto reimpiantato nel 2007. Il suolo è prevalentemente argilloso ad un altitudine di 480 m slm. Vino prodotto solamente nella grandi annate, la prima edizione ha visto la luce nel 1985.

Si parte subito forte con il 2011, al naso risaltano subito i frutti di bosco,ribes nero,note floreali e piccoli accenni di spezie. In bocca è bello anche se ancora giovane, bel tannino  e gran corpo. Fine elegante, con una bellissima acidità che dona grande freschezza. Finale di liquirizia.

Segue la 2007, note di ciliegia,amarena, confettura di frutti rossi, spezie ,sottobosco, liquirizia e menta. Grande freschezza in bocca con un tannino perfettamente integrato nel corpo. Estremamente elegante, dotato di grande profondità e persistenza.

Il 2006 presenta sempre un naso in cui domina la frutta, ma le spezie sono in aumento rispetto alle annate precedenti. Ciliegie, viole, lamponi, spezie dolci, ciccolato, cuoio,tabacco, liquirizia e note minerali. Ricco, corposo, potente,carnoso con un tannino vivo in bocca.

Apre il trittico finale il 2004, mirtilli scuri, viole, liquirizia, caffè, note balsamiche e di tostatura al naso. Dotato di grande struttura ed eleganza, tannino ancora vivace, bella persistenza e grande lunghezza. Finale contraddistinto dal cioccolato.

Il 2001 si apre con intense note speziate, caffè, tabacco,cacao,liquirizia,note balsamiche e di sottobosco. Parecchia struttura in bocca e un finale lungo e persistente,  leggermente meno elegante del 2004.

Cala il sipario su questa splendida panoramica con il 1997. Naso con accenni di ciliegie marasche, che lasciano poi spazio a pepe nero,tabacco, terra,china, fiori appassiti e note di sottobosco. Tannini vellutati in bocca dove spicca una buona acidità, finale lungo,morbido e persistente con ritorni di ciliegie e cuoio.

Con la fine della degustazione anche la giornata stava volgendo al termine, non domo mi sono comunque concesso qualche altro assaggio tra i rossi. Notevoli i vini del Podere il Carnasciale, tutti 100% Caberlot, incrocio naturale che combina le caratteristiche del cabernet franc con il merlot. Il Carnasciale 2012 presenta note di ciliegie, prugne e leggere note balsamiche al naso. Fresco, elegante  e rotondo in bocca. il Caberlot 2011 apre con sentori di pepe bianco e  fresche note balsamiche. In bocca è scattante, energico e dinamico. Il Caberlot 2010 presenta note speziate, floreali e tostate al naso, con ricordi di peperone,cacao e pepe. Grande struttura e persistenza in bocca, con un tannino ruspante e un’ottima componente acida. Nota di merito anche per i vini di Petrolo: il Torrione 2012,  con fruttti rossi,ribes,ciliegia e accenni di cioccolato al naso, in bocca entra sinuoso e setoso, con una bella armonia e un tannino ben integrato, e il Galatrona 2012 , mirtilli, more e frutta scura al naso che lasciano poi spazio ad un finale speziato. Di gran struttura, corpo e dotato di buona acidità. Ottima la trama tannica, finale lungo e persistente.

Summa si è rivelato alla fine un evento ancor migliore di quanto mi aspettassi, perfetto sotto ogni punto di vista ma a dargli quella marcia in più è sicuramente l’elevata qualità dei produttori. Appuntamento quindi all’anno prossimo, nella speranza che ci sarà il sole ad accoglierci al posto delle nuvole.

Marco Dall'Igna
Marco, detto Igurz, è un instancabile bevitore, nel senso nobile del termine. Visita cantine, discute con i migliori produttori, e sul vino si forma un pensiero indipendente e critico. Su HonestCooking.it racconta con dovizia di particolari i suoi pellegrinaggi e il mondo che porta al suo interno ogni bottiglia di vino.

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