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Taste of Roma 2013

Com’è stato Taste of Roma? Ci abbiamo pensato un po’ … Ma ecco l’articolo di Martina.
Di Martina Mattioli

C’ero anch’io tra i 18200 visitatori che hanno partecipato ai 4 giorni della 2a edizione di Taste of Roma, manifestazione enogastronomica, ludica, culinaria, educativa che si è svolta dal 26 al 29 settembre in una cornice di tutto rispetto come i Giardini pensili del Parco della Musica.

E così passeggiando tra gli enormi “scarabei” progettati da Renzo Piano è stato possibile trovare alcuni dei più rinomati chef italiani; i ristoranti erano 14, 10 di Roma a cui se ne sono aggiunti 4, che hanno ruotato nei giorni dell’evento, scelti tra i membri dell’Associazione dei Jeunes Restaurateurs d’Europe.

Ciascuno poteva crearsi il proprio menù, scegliere il suo viaggio mixando secondo i propri gusti i 42 piatti presenti, 3 per ogni ristorante, proposti agli accessibili prezzi di 4,5 e 6 euro. E così la cosiddetta alta gastronomia, quello che troppo spesso purtroppo viene vista ingessata e altolocata, è scesa in mezzo alla gente, attirando una grande folla di gourmet, molti dei quali giovani.

Quello che faccio adesso è un excursus purtroppo sintetico e soprattutto “inodore” tra i piatti che ho scelto e assaggiato.

La prima menzione va a Francesco Apreda e ai suoi Cappellotti di Parmigiano in brodo freddo di tonno, birra doppio malto e 7 spezie: lo shock dei sapori, di temperatura e di consistenze credo rimarrà impresso a lungo nella mia testa e soprattutto nella mia bocca. Unico rammarico non aver assaggiato il Ricordo di uovo allo zabaione, granita di orzata e crumble al caffè, forse uno dei piatto più gettonati dell’evento, ideato dal pastry chef dell’Imago Dario Nuti.

      

Il Fico di foie gras, mosto cotto, brioche al grano arso cotta nella foglia di fico e gel di mela e zenzero di Roy Caceres del ristorante Metamorfosi è stato un fresco antipasto, dove lo chef è riuscito a valorizzare una materia importante come il tanto ormai blasonato fegato grasso, che ho ritrovato nella cucina dell’Enoteca La Torre a Villa Laetitia, dove il giovane Danilo Ciavattini lo ha caramellizzato, abbinando così la raggiunta croccantezza alla scioglievolezza di una saporita tartare di manzo. Un sogno lontano di scogli, sole e acqua cristallina i suoi Spaghetti freddi, pomodoro crudo e un soffio di olio di mare.

      

Sempre rimandendo tra i giovani chef presente, citiamo Giuseppe Iannotti del Kresios di Telese Terme, che ha sfoggiato i golosi Ravioli di ragù napoletano, farciti con il classico sugo tradizionale e 3 tipi di pomodoro, e il delicato Pomodoro San Marzano, Mozzarella di Bufala campana dop…e i taralli di San Lorenzello, una sorta di panzanella fatta con il tipico prodotto pugliese, un saporito pomodoro e una dolce spuma di mozzarella a dare rotondità.

Al centro di questo articolo scelgo di mettere lo chef che è riuscito a trasmettermi una miriade di emozioni: Angelo Troiani, dell’omonimo Convivio romano. La sua Quaglia arrostita con sauté di verdure all’elicriso e salsa alle pere, zenzero e pepe verde, ma soprattutto i Rigatoni con ragù bianco di pannocchie, pecorino romano, croccante di “quasi pesto pantesco” e Habanero Chocolate mi hanno portato in un viaggio quasi onirico, che, partendo dalla scioglievolezza della carne, mi ha condotto al gusto infuocato, passionale, quasi hard del pesto e del cioccolato.

  

Rimanendo tra i piatti di pesce, purtroppo devo concludere con 2 piatti che non mi hanno convinto in pieno: gli Spaghetti cacio e pepe con gamberi bianchi marinati al lime dell’ormai notoriamente televisivo Heinz Beck della Pergola – Hotel Cavalieri, dove il sapere del gambero, troppo coperto della marinatura con l’agrume, a mio avviso mal si legava con l’irruenza del classico e molto buono condimento romano; questa prevaricazione di un ingrediente sugli altri l’ho riscontrata anche nel piatto di Andrea Fusco del Giuda Ballerino Fusilli oro Verrigni con trippette di baccalà in salsa amatriciana, che seppur indovinato nel gioco di consistenze tra la callosità delle interiora del pesce e l’incisività del suo guanciale e pomodoro, mi ha lasciato qualche dubbio gustativo.

      

Ma Taste of Roma non è stato solo un grande ristorante a cielo aperto: si sono succeduti showcooking, degustazioni, workshop, laboratori e soprattutto è stato possibile conoscere produttori selezionati che hanno esposto le loro chicche gastronomiche. Tra questi citiamo il Pastificio Secondi di Roma, col suo bravissimo Mauro, che ha presentato svariate paste fresche, trafilate e ripiene, tra le quali val la pena ricordare il Raviolo di mela renetta con ragù di. Ottima la selezione di formaggi della Tradizione di via Cipro (Roma), così come la mozzarella di bufala Barlotti e gli altri prodotti caseari dei Bufalini. Menzione speciale per due maestri nell’arte dolciaria, che in questo momento stanno spopolando tra i golosi romani: Andrea De Bellis, con il suo celebre Millefoglie Bar, della Pasticceria De Bellis e Marco Radicioni della Gelateria Otaleg, con il suo gelato artigianale che si apre anche a gusti nuovi e interessanti, come il salato sorbetto al sedano.

Martina Mattioli
Martina: forse cuoca mancata, di sicuro ormai ingegnere, con una vena artistica che si mostra nella grande passione per la musica, che l’ha portata a diplomarsi in chitarra classica al Conservatorio di Ferrara.
Gran passione per la montagna, per le sue vette e i suoi cieli azzurri,
amante di tutto ciò che può sorprenderla, e desiderosa di scoprire sempre nuovi sapori, nuove sfumature.

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