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Un goccio di Alta Normandia: il Bénédectine D.O.M. e il suo palazzo

Un tour in Alta Normandia è l’occasione per provare il Bénédectine D.O.M., che la tradizione monacale, come sempre, ha tramandato intatto.
Di Mara Rosso

Ci siam capitati quasi per caso, in una giornata uggiosa e ventosa di quelle ‘tipiche’ lungo la costa dell’Alabastro, tipiche così  come lo sono le moules normandes (deliziose con panna, sidro, cipolla e alloro) e  l’ottimo sidro artigianale.  Nella cittadina di Fécamp, a due passi dal porticciolo e dai suoi graziosi localini, si ergono il maestoso Palais Bénédectine e il suo complesso circostante, entrambi perfettamente mantenuti.

Fécamp infatti, prima di aver dato i natali a David Belle (uno degli ideatori del Parkour), è stata infatti sede di pellegrinaggi fin dall’età medioevale per la presenza della reliquia del Preziosissimo Sangue di Cristo conservata nell’Abbazia della Santissima Trinità (fateci un salto, merita uno sguardo anche se ormai è ‘nascosta’ dagli altri edifici cittadini).

Quindi una cittadina di monasteri e monaci, tra cui Turoldo (cercate nelle vostre reminiscenze di letteratura francese la Chanson de Roland) e San Guglielmo da Volpiano. Sicuramente però, per i buongustai, il monaco più famoso della zona è un altro italian, ovvero Bernardo Vincelli che, partendo da spezie ed erbe medicinali presenti in quest’area della Francia, inizió a distillare il cosiddetto elixir de santè attorno al 1500, una panacea per ogni male insomma con ricetta top secret che andó ovviamente smarrita durante il periodo di ferro e fuoco della rivoluzione francese. Solo molto più avanti, nel 1900, l’industriale Legrand, pare rinvenendo antichi manoscritti, venne in possesso dell’antica ricetta e inizió a produrre in larga scala un liquore simile all’elisir medicamentoso a cui diede il nome che ancora oggi lo rende identificabile in tutto il mondo.

Ed eccoci nel palazzo-fabbrica dello storico Véritable Bénédectine D.O.M. (ovvero Deo Optimo Maximo, altisonante come nome, vero?).  Il luogo in cui inizió la storia e ancora oggi continua è questo complesso di eccentrica ispirazione gotico-rinascimentale decisamente ricco di suggestione anche in una giornata cupa e piovosa.

Perfetto in ogni dettaglio, lo potete visitare ogni giorno sia nella zona adibita a museo (pezzi notevoli di arte sacra -ça va sans dire!- splendidi manoscritti e miniature che testimoniano la perizia e pazienza dei monaci amanuensi dell’epoca  oltre ad un’originale raccolta di chiavi e chiavistelli di ogni foggia e dimensione), sia in quella della distillazione e stoccaggio del liquore.

Incontrerete così alcune delle spezie protagoniste dei profumi del caratteristico liquore quali l’angelica, l’issopo, la mirra, il macis, l’arnica, la melissa…se ne contano almeno 27, ma la ricetta è ancora top secret!

Ed alla fine del percorso, in un rilassante giardino verandato, potrete piacevolmente attardarvi a degustare ben due delle varietà in cui oggi il Bénedéctine è prodotto e commercializzato in tutto il mondo ( incluse nel prezzo del biglietto della visita, per la cronaca).

E’ impossibile resistere dal comprarne almeno una bottiglia per esibirsi a casa nella preparazione dei cocktail che lo annoverano tra gli ingredienti.

Questo antico liquore francese probabilmente non sarà un elisir per la cura di ogni vostro male, ma sicuramente vi scalderà il cuore e uscirete dal Palais molto più sorridenti e ben disposti a proseguire il vostro giro turistico (o enogastronomico ?), nonostante il mutevole clima della costa normanna.

Mara Rosso
C’è chi cerca di sfuggire allo stress correndo per strada, chi in palestra cerca di scaricare le responsabilità con vari attrezzi, chi si estranea al mondo esterno meditando, Mara cucina contro il burn out. In questo modo concilia la curiosità e la ricerca di sapori sempre nuovi con l’altra sua grande passione: viaggiare! Dal momento che è convinta che una cultura si comprende meglio partendo dalla tavola appena può vagabonda per il mondo provando cibo da strada o ristoranti di vario livello senza dimenticare ogni volta il rituale giro tra bancarelle, supermercati e negozietti. Ma, proprio perché ognuno di noi è ciò che mangia, gran risalto lo dedica alla tradizione del mio Piemonte e con una nonna ex ‘cusinera’ (cuoca in dialetto) non può esimersi dal proporre i suoi classici.
Da qui il suo blog dove vigono due regole non scritte: ‘il cibo è sacro’ (non si butta via niente, mai) e ‘il cibo è momento di gioia per tutti’ (in ampliamento continuo le sezioni per chi ha particolari esigenze alimentari).

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