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Viaggio in Israele e Pavlova con frutta esotica

Per raccontarvi del viaggio in Israele non mi basterebbe un giorno. Il paese lascia senza parole in ogni istante per ogni chilometro di strada percorso.Visitare Israele e Giordania in poco più di una settimana è un’impresa, ma ce l’abbiamo fatta. Sarà che non ci siamo fermati neppure un secondo, ma con tre giorni abbiamo visitato mezza Giordania e con cinque tutta Israele. Oggi vi racconto di quest’ultima, un’esperienza che consiglio a tutti!

La strada nel deserto tra Eilat e Mar Morto

Atterrati a Tel Aviv ci siamo fermati giusto il tempo  per prendere subito un volo interno per Eilat, situata all’estremo sud del paese, sul Mar Rosso. Dal finestrino dell’aereo abbiamo avuto un assaggio di questa meravigliosa terra, fatta di paesaggi diversissimi tra loro in un fazzoletto di terra che sembra impossibile. Tornati dalla breve pausa nelle meraviglie giordane rientriamo  in Israele e, proprio da Eilat, iniziamo il nostro cammino per la strada nel deserto con destinazione mar Morto. Questa meraviglia si trova nel punto più basso della terra, in un ambiente surreale che è difficile da raccontare. Poi la sorpresa di trovare delle spiagge attrezzate e soprattutto la sensazione unica di bagnarsi in queste acque salatissime, quasi non si riesce a nuotare tanto stai a galla! Poi, usciti dal mare che sembra quasi olio, ci si fa una doccia e la pelle rimane liscia come quella di un bambino.

Il panorama sul Mar Morto

La spiaggia di Mar Morto

Dopo un bel pomeriggio passato al “mare”, decidiamo di salire sull’altipiano per la cena: la strada si inerpica nel deserto e, giunti sull’altipiano restiamo affascinati e sorpresi dal contrasto che incontriamo alla vista di campi coltivati a grano. Il giorno seguente si riparte con destinazione Gerusalemme.

La veduta sulle colline a Gerusalemme

Anche qui rimaniamo meravigliati durante il viaggio dal cambio repentino di paesaggio: nella periferia della Capitale sembra di essere nelle colline del Chianti, tra ulivi, vigneti e cipressi che si perdono all’orizzonte. Non posso raccontare l’atmosfera della città il giorno del venerdì santo, non ci riuscirei, spero che la mia canon un po’ vi faccia respirare l’energia che aleggiava.

Camminando nelle vie della città vecchia sembrava di stare in una scena di un film storico, in cui ronzavano famiglie numerose e gli uomini giravano con i cappelli di pelliccia nonostante temperature alte, ma probabilmente tutti questi vestiti tradizionali erano indossati proprio per la Pesach. Ed ecco qui un “piccolo” inconveniente: da turisti sprovveduti ci siamo dimenticati del Sabbath, ovvero il sabato per gli Ebrei, cioè il giorno di riposo assoluto dettato dalla Torah e vi assicuro che  da queste parti è piuttosto osservato: tutto o quasi chiude alle 16.00 del venerdì pomeriggio, compreso il parcheggio sotterraneo dove avevamo lasciato l’auto. A tarda serata , dopo qualche peripezia, riusciamo a mettere la testa sul cuscino, ma senza alcun risentimento: la disponibilità che abbiamo ricevuto da chiunque fosse chiesto aiuto ci ha lasciati senza parole!

Naturalmente non si può a non menzionare il mercato della città che ricorda quasi un labirinto! Qui si può trovare davvero di tutto: venditori di  pane arabo o di innumerevoli varietà di spezie, abbigliamento, giocattoli, verdurai, macellai e barbieri e ancora chioschetti di souvenir per turisti religiosi.
Ciò che rende davvero unica Gerusalemme è l’essere città santa per le tre più grandi religioni monoteiste del mondo, che qui convivono in sintonia tra loro. Così anche al mercato: è davvero interessante spostarsi da un quartiere all’altro, in poco spazio le differenze e le sfumature sono innumerevoli.

Gerusalemme è piena di chioschetti che fanno spremute fresche di arance e melograni.

I piatti tipici di Israele, il vero paradiso per vegetariani: polpetine di legumi – falafel, spesso mangiate nel pane pitta,  hummus di ceci e tante verdure fresche.

La mattina seguente proseguiamo il viaggio verso il lago di Tiberiade; il tempo non è proprio clemente così decidiamo di non fermarci e proseguire sulle alture del Golan. Dopo qualche chilometro su strade circondate da campi minati decidiamo che forse ci stiamo dirigendo troppo a Nord ed è meglio svoltare alla prima che ci riporta verso l’entroterra, ovvero a Nazareth. Del paesino descritto nei testi sacri non rimane un granchè, così, dopo aver posato i bagagli e con le pitta ripiene di falafel, decidiamo di fare una scappata  fino ad Acre, o Akko, come lo chiama la maggioranza araba.

Piantagioni di banane vicino al lago di Tiberiade.

Cittadina a nord del paese che si affaccia sul mediterraneo. Antica, bellissima, si respira la cultura dell’accoglienza araba. Tra le rovine dell’antica roccaforte dei crociati, interrotte da moschee, troviamo il bazar con le botteghe che stanno chiudendo, ma abbiamo ancora il tempo di farci leggere il futuro nella tazza di caffè turco al cardamomo appena consumato da un simpatico commerciante. La giornata è stata piuttosto stancante, decidiamo di cenare in un ristorante meraviglioso sulla scogliera, dove a prezzo ragionevole ci deliziamo con portate al profumo di mare accompagnate con un eccellente vino locale.

Città di Akko sul mar Mediteraneo nel Nord di Israele.

Il bazar turco nella città di Akko

L’ultimo giorno lo dedichiamo al relax, ovvero a Tel Aviv. Città moderna e antica, accogliente, energica. La mattina non ci facciamo mancare, però, un breve tour nel mercato: qui, come ovunque in Israele, si trovano chioschi dove viene servita la frutta locale sia in coloratissime macedonie piuttosto che frullata o, meglio ancora, spremuta, spesso con la buccia se si tratta di agrumi: questo metodo fa fuoriuscire la parte alcolica contenuta proprio in quest’ultima ed il risultato è eccellente. Melograni giganti e succosi, datteri incredibili, fragole così buone che mi ricordano quelle che mangiavo da bambina. Devo ammettere che provo una sana invidia per chi vive in queste meravigliose terre.  Dopo una giornata passata nella bellissima spiaggia cittadina, decidiamo di passar serata nel quartiere dandy, dove l’aria frizzantina tra tantissimi giovani ci fa venir voglia di trasferirci qui.

La spiaggia di Tel Aviv

Il mercato Shuk ha Carmel in centro di Tel Aviv

Non  siam tornati a casa a mani vuote, potevo mica lasciare sui banchi  tutta quella frutta esotica buonissima e freschissima. Era un po’ di tempo che volevo provare a fare la pavlova e, specialmente con i frutti della passione, non poteva essere connubio migliore.

Pavlova con frutta esotica
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Categoria: Dolci
Autore:
Preparazione:
Cottura:
Complessivo:
Porzioni: 8
Un dolce con guscio di meringa con il ripieno di panna montata e guarnita con frutta a piacere
Ingredienti
  • 5 albumi
  • 250 g di zucchero semolato
  • 1 cucchiaio di aceto di mele
  • 2 cucchiai di amido di mais
  • 300 ml di panna fresca
  • 30 g di zucchero a velo
  • frutta esotica a piacere (io ho usato i frutti della passione, che con il gusto aspro stanno alla perfezione, dragon fruit o pitaya e datteri freschi)
Istruzioni
  1. Montata gli albumi in una ciotola, meglio se di vetro o metalo, con le fruste elettriche per circa 10 min, sempre aggiungendo un cucchiaio di zucchero alla volta. Montate fino a ottenere una meringa soda e molto densa.
  2. Setacciate l’amido di mais sopra la meringa, unite l’aceto di mele e mescolateli con una spatola con movimenti dal basso verso l’alto.
  3. Su un foglio di carta da forno disegnate un cerchio di circa 20 cm di diametro, giratelo, mettetelo su una teglia e riempite il cerchio con un terzo della meringa. Potete usare la sac à poche con la bocchetta grossa e liscia, o semplicemente riempire a cucchiaiate.
  4. Trasferite la meringa rimasta in sac à poche con la bocchetta dentellata e fate scendere alcuni grossi ciuffi lungo il bordo del disco preparato, lasciando il centro senza ciuffi, da poter riempire poi con la panna.
  5. Cuocete la meringa in forno preriscaldato a 100°C per circa 1,5-2 ore, aprendo leggermente lo sportello del forno ogni tanto per far uscire l’umidità.
  6. Montate la panna con lo zucchero a velo setacciato e trasferitela a cucchiaiate nel guscio di meringa cotta.
  7. Completate con la frutta. Conservate in frigo.

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Gelmina Kaminskaite
Si chiama Gelmina e raramente sente la terra sotto ai piedi. ln questo momento sogna un paio di cose molto terrene: una cucina più grande e almeno piccolo orto. Un giorno, già tenendo nelle mani la laurea con specializazione in Fashion design, ha deciso di trasferirsi in Italia. Ed ecco che sono passati 4 anni assaporando il Bel Paese. E’ da un paio che sta registrando tutto ciò che fa nella sua piccola cucina, le emozioni e le sue nuove scoperte. Ma solo da poco condivide un misto di sapori, profumi, passioni e pasticci nel suo blog TartAmour. Qui vuole svelarvi le sue gioie quotidiane, raccontarvi dei suoi viaggi e naturalmente farvi venire l’acquolina in bocca!

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