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Vini: il Pecorino di Offida

“Il Pecorino di Offida è uno dei vini bianchi che amo di più. Se fosse un uomo, sarebbe quello dei miei sogni, lo ammetto”.
Di Dorina Palombi

Sono una donna da vino rosso. Pochi vini bianchi attirano la mia attenzione.
Ma capita che alcuni vitigni mi incuriosiscano. Soprattutto se hanno una bella storia da raccontare.

Il Pecorino di Offida è uno dei vini bianchi che amo di più.
Se fosse un uomo, sarebbe quello dei miei sogni, lo ammetto.
Un uomo da jeans e camicia, che profuma di mare ma con lo sguardo sempre rivolto alle colline.
Giovane ma un vissuto alle spalle che lo rende speciale. Coraggioso. E raro.
Lo immagino nell’aroma della primavera che inizia, davanti a una cena di pesce, nella leggerezza felice che sa donare un buon bicchiere e una compagnia piacevole.
Con il trascorrere del tempo, con una conoscenza più approfondita, ti rendi conto che quella compagnia non sarà fugace, ma persisterà.
Nel ricordo e nella speranza di un nuovo incontro di certo speciale.

Ora vi racconto un po’ di lui.

Pecorino e Passerina sono i due vitigni a bacca bianca del paese omonimo in provincia di Ascoli Piceno.

Il vitigno ha rischiato seriamente l’estinzione a causa della sua scarsa resa , nonostante le sue ottime proprietà organolettiche : grande concentrazione di profumi , buona dotazione alcolica e notevole componente acida, che è la primaria caratteristica del Pecorino.
In virtù di queste proprietà , in passato veniva utilizzato per tagliare vini dalle scarse proprietà organolettiche.
Solo il paziente lavoro di alcune aziende marchigiane e abruzzesi ha permesso la riscoperta e la valorizzazione di questo vitigno , che nelle Marche ha ottenuto la DOC tramite la denominazione Offida (2001) , mentre in Abruzzo continua ad essere il vitigno principale di alcune interessanti denominazioni IGT.

Nel bellissimo libro “Un altro viaggio nelle Marche” la sua storia viene raccontata così:

 L’unica varietà di uva coltivata di fatto era il Pecorino, perchè è precoce e riesce a maturare discretamente prima che arrivi il freddo. Misto ad altri vitigni, era genericamente diffuso anche nel resto del territorio regionale. Falcidiato dalla fillossera all’inizio del Novecento, escluso dalla ricostruzione dei vigneti nel dopoguerra, rispondente prima di tutto a esigenze quantitative di produzione, non ci fu scampo per il Pecorino, abbandonato a causa delle sue rese troppo basse. Come un brigante irriducibile, è sopravvissuto solo tra le vigne superstiti di questo fugace altipiano ormai spopolato. Un avamposto di frontiera protetto da boschi e montagne ruvide.

Le terre di produzione sono quelle di Offida, Ripatransone (dove c’è il vicolo più stretto d’Italia) e Monsampolo.
Solo a Offida e Ripatransone viene invece prodotto il vinsanto.

Il colore è giallo paglierino, con riflessi verdi. I profumi sono quelli della frutta tropicale e dei fiori bianchi.
Deve essere consumato giovane, al massimo al suo secondo anno di età.
Gli abbinamenti perfetti sono con i brodetti di pesce proposti lungo la costa marchigiana: da quello anconetano a quello profumato di zafferano tipico di Porto Recanati, fino ad arrivare a San Benedetto del Tronto.

Cercatelo, scopritelo e infine innamoratevene perdutamente.

La diffusione sul territorio si è poi compiuta con circospezione, in puro stile marchigiano: negli anni Novanta i produttori si contavano sulle dita di una mano, ma erano ancora i tempi dei bianchi da signorine e dello Chardonnay a tutti i costi. Dal 2000 tutti i produttori piceni hanno scommesso sul Pecorino e lo hanno piantato nei loro vigneti. Infine, nel 2001 è arrivata per prima da DOC Offida Pecorino a sancire il ritorno di questa cenerentola al ballo dei grandi vini d’Italia.
Il buffo nome, dovuto forse al fatto che era un’uva molto gradita alle greggi che frequentavano i pascoli vicini, oppure alla forma del suo grappolo, molto simile ai riccetti lanosi delle pecore, ha contribuito a dare notorietà al suo vino in un mercato sempre più orientato verso la riscoperta dei vitigni autoctoni.
Oggi il Pecorino è, insieme al Verdicchio, il fiore all’occhiello della viticoltura bianchista marchigiana. Visto il suo successo, gli arquatani hanno ricominciato a coccolarlo con il senso di colpa di un padre che ha trascurato un figlio; a recuperare vecchie preziose vigne e a rivendicarne la paternità.
E’ stato piantato abbondantemente anche in Abruzzo e sta conquistando pure qualche produttore laziale. Va bene così, rivendicare la primogenitura è uno sforzo legittimo ma sterile. In fondo il Pecorino era esiliato in una terra di frontiera, di tutti e di nessuno.
Il tempo, il talento individuale e la serietà dei produttori faranno la differenza.

 

Dorina Palombi
Nata a Pavia, una nonna veneta, un nonno marchigiano e un certificato di adozione ligure. Co-fondatrice de Le Marchese del Gusto.Affamata e viaggiatrice, racconto il cibo e le persone con musica adeguata e un bicchiere di vino accanto alla tastiera.
Colleziono rossetti rossi, piatti e Moleskine. Cucino scalza, bevo bollicine e sogno una vita vista mare.

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