A Matter of taste: Ramen-burger e cronuts, no grazie

Torna “A Matter of Taste”, in cui Margo ci aggiorna sugli ultimi trend nello strampalato mondo del food: questa volta lo fa per dire no a Ramen-Burger e cronuts.
Di Margo Schachter

Il ramen-burger

Ramen-burger, cronuts, taco-waffle. Eugenetica del food? No, grazie. Abbinare cibi e culture gastronomiche diverse è un azzardo o l’inevitabile prodotto dell’evoluzione della nostra specie.

Alien VS Predator, Superman contro Batman solo solo esempi di crossover, ossia nella terminologia fumettara di quando due personaggi di storie e serie diverse si incontrano per un avventura speciale, un incrocio. Beh, questo non avviene solo quando gli autori sono alla frutta e si cerca di fare di due pubblici, almeno uno. Accade anche nel food, quando due trend si stanno consolidando e serve qualcosa di nuovo.

Chiamatela eugenetica, parliamo pure di frontiera del fusion, ben venga il rinnovamento della “cucina internazionale” qualunque cosa significhi. Ma al Ramen-burger, ai cronuts e ai taco-waffle diciamo: anche no.

Trend+trend=Ramen-burger
Il  ramen è un trend, e al ristorante cinese un piatto bistrattato per anni nel menù è ora oggetto di dissertazioni gastronomiche. Gli hamburger Gourmet hanno cancellato l’equazione decennale con junk food, e probabilmente per la legge degli opposti-concordi ha salvato persino l’immagine di Mc Donald. Ma se questi due trend sono arrivati anche in Italia pensate quanto siano ormai triti e ritriti nella patria del consumismo gastronomico. E così dagli States arriva il Ramen Burger.
Due mini frittate di spaghetti, modello riciclo degli avanzi anti crisi diametro 10cm, con in mezzo un bel hamburger di puro manzo. Tutto ovviamente di prima qualità e cucinato dal nuovo guru dei ristoratori. Si chiama Keizo Shimamoto e ha debuttato al Brooklyn Smorgasburg food festival di New York all’inizio dell’estate. Francamente non ne sentivamo il bisogno e seppur registriamo la sua esistenza e ci inchiniamo al suo successo subitaneo, non ne prevediamo lunga vita e grande diffusione. Speriamo di non essere smentiti.

In fila per un cronut

La tendenza al crossover non passa però solo dai Ramen Burger. Il 2013 è stato inaugurato dal (meteorite?) cronuts di Dominique Ansel (NY) . Altra chimera mezza croissant mezzo donuts per cui è già stato depositato brevetto e sempre nella grande mela si mettono in fila per ore. Impazientì di mangiare qualcosa che solo i Mars fritti di Nigella Lawson potrebbero eguagliare e che saranno felici di sapere che è già apparsa la mutazione salata, il cronut burger. Pochi giorni fa abbiamo letto la notizia, breaking news per il panorama oltreoceano, del lancio dei waffle-tacos di Taco Bell, risposta dolce e mattutina della catena tex mex (come il codice invito Old Wild West) al bisogno di novità.

Ma la domanda è, perché?

Perché provare ad incrociare ricette diverse? L’eugenetica del cibo va oltre il mero concetto di fusion, oltre l’idea di far convivere più sapori e più colture gastronomiche in un solo piatto, e sfiora il mito di Frankenstein.
Ecco, il primo pensiero è proprio questo. Che non necessariamente due cose di moda insieme producono un buon look, nel food come nell’abbigliamento. Poi però mi vien da controbattere che lo stile, quello personale e unico, quello da imitare, è proprio frutto del metissage, del saper abbinare, con equilibrio e pionierismo in parti uguali. Il total look non funziona, e questo lo sanno gli stilisti quanto gli chef.
Ramen-burger, cronuts e taco-waffle non credo siano questo caso ma sono un tentativo verso un esperanto della cucina. Bracci -questi morti, si spera – dell’evoluzione della specie e della sua cultura alimentazione.

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