Aimo e Nadia: altre fiabe culinarie raccontate da un ripetersi del gusto

Isabella è stata da Aimo e Nadia, a Milano. Ci racconta la sua esperienza, piatto per piatto.
Di Isabella Scuderi

Un racconto magico tra cibo e storia, dentro un luogo popolato da tradizione, ricerca, avanguardia, con il semplice guizzo per il cibo che segna la differenza: Il Luogo di Aimo e Nadia.

Il cibo nutre la sua massima espressione nelle pietanze preparate dai giovani chef Alessandro Negrini e Fabio Pisani, il legame stretto per il cibo è il loro impegno costante, che sigla la terza generazione di un intenso lavoro reso eccezionale da Aimo Moroni, e la sua compagna di vita, Nadia.

Credo che ogni ristorante definisca il suo stile, e in quale direzione riesca a portare il cliente e le sue papille gustative, per scelta e devozione qui ritrovo quell’impronta inconfondibile della civiltà del gusto.

Cibo in style, un rilievo che si percepisce tutto intorno alla location, un’atmosfera che si fonde con l’ideazioni del pittore Paolo Ferrari, impegnato ad abbellire il contesto delle mura e l’impatto estetico del menu. In sala Nicola Dell’ Agnolo da più di otto anni Maitre del luogo,buoni consigli tra una spiegazione e qualche aneddoto. Vigile erede, da perfetta padrona di casa, Stefania Moroni altrettanto accorta nel ricevimento degli ospiti, credo una risorsa di famiglia.

Svelare l’esperienza di un percorso culinario può diventare quasi un racconto, dove la parola d’ordine è: conquistare.

E lo stile non mente, gli chef lo sottolineano subito coccolandoci con un entrée che si trasforma in un saporita partenza: un’inedita versione della pappa al pomodoro oltre la tradizione.

Iniziamo la nostra rotta con le scelte personali dell’eclettico menu, non manca di rivolgere l’attenzione ad un antipasto d’eccellenza: Gamberi viola di Sanremo e calamaretti spillo tiepidi con succo di primizie di stagione, marmellata di limoni e mentuccia, ricco di elementi bilanciati, forma e gusto, pensato per dare una sferzata  di energia al gambero, conferisce un contrasto delicato che si avvicina molto ad un piatto dal tono pregiato e potente, tanto potente da incantare il palato. Pâté di fegatini di piccione e anatra alla crema di tartufo bianco di Grazioli e pane brioche caldo, un piatto che spesso cambia look, ma rimane una colonna portante in ogni stagione che passa, gusto robusto insieme all’eleganza e alla creatività dello chef.

Primi divini, è difficile sbagliare: Risotto Carnaroli Gran Riserva all’olio Nocellara con gamberi di Sanremo, origano di Vendicari e capperi di Pantelleria, legami indissolubili creano questo piatto, più di un sapore, di un ingrediente, di un abbinare, una ricca selezione di sensazioni che lasciano in bocca una ventata di fresco, gli accostamenti nobili dominano sempre un piatto, questo risotto lo si ama, non ho dubbi.

Prossima fermata ai secondi piatti: Controfiletto di vitella Fassona di montagna in panure di camomilla e cipolla di Tropea, con carote all’aceto di lamponi, non ho molto da riflettere, usando due parole vi spiego il piatto: accende l’appetito.

Il momento dessert è sempre una piccola nicchia, che si traduce in un capriccio goloso: Dolci ortaggi, ravioli di rabarbaro farciti di crema allo yogurt e zenzero, in succo di litchi e rosa, con grissini di pasta frolla credo che in questo dolce si rilevano colori, sapori,  veramente affini, una grazia nel mescolare le materie prime, che ti lasciano in bocca una frequenza di gusti dal rapporto perfetto con un dolce.

Accanto ad un grande menu, c’è sempre una lista vini ricca ed essenziale, qui è curata dal  sommelier Alberto Piras, dove la filosofia è non eccedere nel largo vasto mondo enologico. Ed ecco che nella convivialità di un pasto le bollicine sono sempre le benvenute, Franciacorta Brut Satèn Magnificentia, un grande Saten della cantina Uberti.

Siamo alla fine di un pasto a regola d’arte,  non c’è una vera e propria traccia che preferisco in questa esperienza sensoriale del gusto, questo perché è difficile scegliere il dettaglio, è forse tutto l’insieme che rende unico un capolavoro, ogni singolo elemento si completa, ma decisamente l’eredità di Moroni è la ricetta di una storia senza fine.

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