Capodanno: street food e zaino in spalla

Ecco il capodanno di Martina: street food e zaino tra borghi sconosciuti, anche se a pochi chilometri da casa.
Di Martina Fassa

Un città magari piccola, poco conosciuta, apparentemente poco interessante, per nulla esotica, ma vestita a festa: quale occasione migliore per vedere piccoli paesi, borghi e cittadine a una manciata di chilometri da casa.

Le settimane precedenti sono state sfiancanti: un viavai di parenti e amici per un caffè, un tè, un ”non prendo nulla, sono già passato dalla zia, sai com’è…”; le solite domande di rito, seguite da risposte a tema; qualcuno che inizia un’argomentazione politica, ma viene prontamente bloccato da qualcun altro: ”almeno a Natale…!”; ma, soprattutto, un sacco di impronte di scarpe da pulire.

Si passano giornate a lavoro pensando ai regali, a quello che non è stato ancora comprato, a quello che bisogna tenere in casa di scorta, nel caso arrivi un ospite inatteso; poi passi il pomeriggio in coda nel traffico, in coda nei negozi, in coda al supermercato. E torni a casa con le mani ghiacciate, le buste tutte rovinate e un umore pessimo. In compenso ci sarà sempre qualcuno pronto a ricordarti, nel momento meno opportuno: ”a Natale siamo tutti più buoni!”

E così si cerca di trascinarsi con il passo del giaguaro, consapevoli di non essere in piena forma, finché non è Santo Stefano. Se le cose stanno così, un paio di giorni per Capodanno bisogna proprio concederseli!

Romantico, con la famiglia o con gli amici. L’importante è dimenticare pranzi, banchetti, regali (guanti, sciarpe, bagnoschiuma!), ospiti con bambini che mettono a dura prova le suppellettili, piatti da lavare!

Un borsone, qualche vestito pesante, uno più carino per la sera dell’ultimo dell’anno e si può chiudere casa, senza nemmeno lasciare in custodia le piante. Niente abito lungo, sandalo-gioiello o clutch in raso. Solo un paio di stivali comodi, un cappotto caldo e un berretto ben calcato sulla fronte. Se proprio vogliamo sentirci un pizzico tradizionali, possiamo giusto azzardare uno slip rosso. Non di più.

Caldarroste e vin brulé, street&comfort food per eccellenza, in una piazza mai vista prima, seduti sui gradini di una chiesa a vedere le cose da un altro punto di vista. Ad assaporare quel senso di unione e appartenenza a qualcosa di bello che accomuna tutti quelli che si trovano nella stessa piazza dove sei tu, con il tuo stesso fuso orario.

Luoghi scoperti nel periodo di Capodanno, con lo zaino in spalla e la macchina al collo (perché in mano ci sono caldarroste e vin brulé!):

– ”Il Laboratorio”, cocktail bar dove il cliente è protagonista; Piazza Motta, Orta San Giulio (NO).
-”Il Pagliericcio”, affittacamere; Viale Belvedere 2/a, Ferrara (ilpagliericcio.it).
-”Al Brindisi”, enoteca con cucina; Via Adelardi 11, Ferrara (albrindisi.net).
-”Frida’s”, boutique del fiore; Via S. Margherita 6, Bologna (fridas.it).
Lo so, mi rendo conto che la mia visione delle feste è in stile Grinch, però su una cosa sfodero il lato romantico che è in me. Nei giorni freddi, in cui le strade sono ghiacciate e le labbra si spaccano, non c’è scelta migliore per una mini vacanza: una casetta in affitto, in cui i proprietari ti accolgono dicendo che sono arrivati presto al mattino per accendere la stufa; in cui la cucina è in metallo anni ’50, senza tutti gli arnesi tecnologici a cui non riusciamo a rinunciare a casa nostra; in cui un’ampia corte, ordinata e curata, cinge la porta d’ingresso, a vetri, con la tendina ricamata e la maniglia d’ottone, quasi a renderla più solida.
Allora, in fin dei conti, capisci davvero che ciò che fa di una festa una bella festa, è l’atmosfera, il buon cibo e l’ottima compagnia.

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