Cibo a regola d’Arte: “quasi” innamorata di Oldani

Ornella ci parla di Cibo a regola d’Arte, rassegna milanese dedicata al cibo, e in particolare di Davide Oldani.
Di Ornella Marcante

Evviva: ce l’ho fatta.

Dopo anni che, da testarda milanese, almeno una volta al mese cercavo di prenotare da D’O, il ristorante nell’hinterland di uno degli chef  più conosciuti del momento, e mi sentivo sempre rispondere: “completo”, qualsiasi giorno fosse, qualsiasi stagione fosse…..ecco: ce l’ho fatta.

A dire il vero non sono riuscita ad andare nel suo ristorante, è Davide Oldani che è venuto a Milano (come non ho mancato di fargli notare) alla Triennale, nell’ambito della manifestazione “Cibo a regola d’Arte”, dove per quattro sere ha cucinato per 80 persone.

L’ambiente è quello della Triennale, pulito, arioso, un poco freddo magari, ma elegante e ben organizzato. Come antipasto ci viene servito un gambero rosso crudo marinato, appoggiato su panna acida e pompelmo giacciato: devo dire assolutamente spaziale. La panna acida, leggermente rappresa, si sposava magistralmente con la dolcezza del gambero, davvero freschissimo e ne esaltava il sapore.

Poco dopo, ci hanno servito la fregola. Che cos’è? Chi è stato in Sardegna probabilmente lo sa: è una pasta di grano duro, una “quasi” versione di cous cous, anche se i grani  della fregola sono più grossi e tondi,  preparati da un impasto di grano duro ed acqua e poi  lasciati asciugare e tostati in forno. Ecco, questo cereale povero, è stato magicamente trasformato in un piatto da veri gourmet con l’aggiunta di crema di piselli, pecorino e pera croccante. Una leggerissima spolverata di polvere di caffè chiudeva il piatto, senza però infastidire: un’esperienza, oltre alla dimostrazione che con ingredienti poveri si può creare un capolavoro.

Abbiamo continuato con del manzo cotto a bassa temepartura e accompagnato da asparagi aronatizzati alla liquirizia, ma quasi non si sentiva, e guarniti da uova arancioni di pesce…..che forse potevano anche essere tolte. La carne era magrissima, tenerissima e gustosa, si poteva tagliare con la forchetta.

Un amore a prima vista quindi??? Quasi…anzi non proprio: il dessert di cioccolato, cavolfiore e croccante salato mi ha lasciata asolutamente perplessa. Avvicinando alla bocca  il cucchiaio con la mousse di cioccolato, si veniva letteralmente inondati dal profumo (profumo?) di cavolfiore pregnante, invadente, importante. Forse non sono abituata a queste variazioni. Da grande amante della cucina siciliana ho assaggiato il cacao declinato in mille versioni salate, l’agrodolce è la mia passione, gli abbinamenti azzardati mi incuriosiscono, ma il cioccolato che sa di cavolfiore (o il cavolfiore che sa di cioccolato??) no, non è tra i miei preferiti.

Esperienza comunque molto positiva ed interessante, continuerò a telefonare al D’O per cercare di trovare posto…..

Torna in alto