Da Parigi con furore: un salto da Nanashi

Alice è stata a Parigi: tra una sfilata e l’altra non rinuncia a mangiare. Lo ha fatto velocemente e bene. Seguiamola da Nanashi.
Di Alice Agnelli

Hey, crackle like thunder, (ho, ho) she went under
(ho, ho) blowin bubbles (bubble sound) down the line.
Hey, I’m no swimm’a but were she slimm’a
I might’a saved that Clementine.

Noi cagnette della moda mangiamo. E mangiamo tanto, soprattutto sotto sfilata. Perché abbiamo fame, perché siamo nervose, perché così ci distraiamo un attimo dai kili di chiffon. Perché non abbiamo paura di mangiare carboidrati dopo le 4 di pomeriggio, perché tanto chi come quando e perché ci farà smaltire in un attimo di puro terrore tutte le calorie ingerite – basta poco per panicare: un invito non cosegnato, un giornalista che non si presenta, una bolla sbagliata. Perché alla fine abbiamo un appetito da scaricatori di porto o da camionisti all’occorrenza, e non crediamo a chi dice che per vivere bene bisogna alzarsi da tavola ancora con un po’ di appetito.

Poi ovvio ci distruggiamo di massaggi e camminate, perché i sensi di colpa – evviva l’educazione basata sulla morale cattolica – mixata sapientemente con quello per cui tutte le donne sono predestinate – la cellulite – spinge noi donnine con anima macramè a spendere gli eurini per farci toc cacciare da sagge mani che sapientemente ci manipolano e ci strizzano l’adipe.

Quindi si: mangiamo, ma mangiamo davanti a una mappa del Grand Foyer dell’Opera Garnier, davanti a tabelle di excell con elenchi di nomi, che devi stare attenta a come siedi chi, perché puoi attirarti in un secondo antipatie e rancori.

Quindi, ci sfoghiamo sul cibo. Ma siamo bio, siamo delicati e siamo sani. E grazie ai parigini siamo anche trend setter quando scegliamo il menù. Un nome e la garanzia che hai scollinato la giornata, quando il menù viene stampato dallo stagista sembra che il mondo sia un posto migliore. Anzi, ci si sente subito persone migliori quando leggi la dovizia con cui raccontano e descrivono il menù.

Un posto per tutti che fa delivery in ufficio, dove puoi trovare succhi alla carota fresca e sedano, veggie burger fatti di tofu freschissimo  e zuppe calde. Crumble di mandarino.

Puoi anche decidere, se sei così fortunato da avere un lunch break, di fermarti lì a mangiare.

E ci sono tavoli belli, staff bello, lavagne belle con gessi colorati, qualche bella pianta e soprattutto la location è in una delle vie più mignon di Parigi, accanto al Marais.

Ti sembra di stare in un set di Bon Appetit, e tutto sembra più dolce.

Nanashi

Io consiglio la zuppa di miso e per l’appunto il crumbe di mandarini, di cui ho trovato la ricetta e che proverò a fare appena torno, vestendo ovviamente con una maglietta a righe ed esibendo tutti i tatuaggi, da brava cuochetta sussurrata e tatuata.

Crumble di mandarini

Categoria: Dolci
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Ingredienti
  • 2 mele
  • 1 clementino
  • 2 cucchiai di miele
  • 50 gr di farina
  • 25 gr di zucchero
  • 1 cucchiaino di cannella
  • 25 gr di burro
Istruzioni
  1. Riscaldare il forno a 180°C
  2. Tagliare le mele e il clementino
  3. Prendete delle cocotte mini e imburratele.
  4. Mettete in ciascuna cocotte uno strato di mele e uno di clementine così che rimangano pieni ( tre strati in tutto)
  5. Cuocere per circa venti minuti.
  6. Mischiate la farina con lo zucchero e la cannella, e aggiungere il burro rimasto. Mescolare fino a quando si creeranno dei piccoli fiocchi, sebbene l’impasto deve essere omogeneo.
  7. Passati i venti minuti, aggiungere in ogni cocotte il miele, la cannella e cospargete con il composto di crumble. Cuocete per altri trenta minuti.

La casa profumerà e si avranno gote rosse.

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