Di sabato Pergole Torte, domenica Sorì Ginestra

Ivan si è concesso un paio di bevute da urlo nel fine settimana e ce le racconta. 
di Ivan De Chiara

“Olio novo e vino vecchio” diceva a ragione il grande Veronelli. Coi grandi vini rossi infatti bisogna avere un po’ di pazienza se vogliamo goderceli in tutto il loro splendore. Possono esserci rossi maggiormente godibili fin da subito ma è praticamente impossibile che diano il meglio di sè appena messi in commercio. Quei tannini che in gioventù creano secchezza nelle fauci col tempo diventano meglio di un massaggio olistico per la lingua! Tra sabato e domenica mi sono stragoduto prima una magnum di Pergole Torte del 2000 e poi un bel Barolo Sorì Ginestra del 2001 di Conterno Fantino.

Il Pergole l’ho trovato più maturo di quanto mi aspettassi sopratutto perchè era una magnum, ma dalla beva pericolosissima! In 6 per sicurezza avevamo aperto 3 champagne, tanto per non arrivare troppo assetati al rosso, ma non c’è stato nulla da fare. Il Pergole scorre come una Yamaha in cuva. Tutti sanno che il Pergole Torte sta al sangiovese come lost alle serie tv. Color granato un po’ stanchino al naso emana la più bella toscanità che ci sia. Ciliegia matura, arancia sanguinella, rosa appassita, e un mix di mineralità e note sanguigne: forro, grafite, roccia sbriciolata. In bocca rasenta la perfezione solo se diamo retta alla teoria che “la perfezione non è di questo mondo”. E’ un vero godere degustarsi un bicchiere di pergole se sai che dopo ne hai un altro paio. Equilibrato, con tannini perfettamente limati e tutti il resto al posto giusto. Lungo chevelodicoafare. Non ci abbiamo mangiato praticamente nulla perchè ci andava di gustarcelo così e devo dire che non abbiamo sentito la mancanza di carboidrati o proteine.

Il Sorì Ginestra è invece un Barolo prodotto dall’ omonimo vigneto di Monforte. Rispetto al pergole non ha ancora raggiunto il nirvana ma un po’ di strada l’ha fatta. Il colore è un rubino compatto con solo il bordo granato. Il profumo inizialmente compatto, si articola poi con note di piccoli frutti neri, liquirizia, terra bagnata, noce moscata e soffi balsamici. In bocca il vino è ancora in grande forma, uno studente ancora non fuori corso all’università! Molto gustoso in bocca, con un tannino perfetto che serra appena la lingua. Sapidità non sfacciata come il pergole ma abbastanza per renderlo saporito. Un grande barolo senza dubbio che ha dato il meglio di sè accompagnando all’altare una meravigliosa manzetta prussiana con tutte le marezzature al posto giusto. Questa squisita fetta di manzo si giocherà con la mitica Pluma di jamon Iberico il titolo di carne più buona che abbia mai mangiato!

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