Fast food o haute cuisine

Fast food o haute cuisine? Ce ne parla Giorgia in questo post.
Di Giorgia Fieni

La gastronomia, nei secoli, si è sempre suddivisa in “cucina povera” e “cucina ricca“: la prima caratterizzata da penuria di materie prime e fantasia, la seconda da abbondanza e tecnica.

Poi (credo sia successo negli anni Ottanta, quando il benessere ha elevato la condizione sociale di molti – per non dire di tutti) questa terminologia è sembrata obsoleta, per cui si è preferito distinguere la “nuova” gastronomia in “fast food” e “haute cuisine” (e già la dicotomia tra anglosassone e francese dovrebbe darvi un’idea della distinzione). Il fast food trae origine da quei locali in cui il servizio è veloce perché gli alimenti sul menù sono pochi e non hanno bisogno di particolari conoscenze, solo di manualità e attenzione. La haute cuisine invece appartiene al mondo degli chef (specie quelli stellati) i quali, provvisti di abilità tecniche maturate con l’esperienza possono anche contare su prodotti animali e vegetali provenienti da tutto il mondo.

Lavorare in questi settori viene considerato massacrante in un caso e stimolante nell’altro, ma in realtà esistono pro e contro in entrambi i casi e credo sinceramente che il fast food, sebbene non smuova la creatività, sia un’ottima palestra per chi voglia avvicinarsi al mondo della ristorazione, perché insegna ad aver rispetto delle materie prime e come si fa a portare in tavola pietanze perfette tutte nello stesso momento.

Il fast food vive ovviamente sui tempi di cottura e sull’impedire un deperimento delle qualità organolettiche, per cui spesso si serve di particolari timer. La haute cuisine no, ma permette di imparare innovative tecniche di cottura e di preparazione impensabili da apprendere altrove; il tutto va comunque svolto in tempi brevissimi, perché se nel fast food il cliente si aspetta un servizio veloce, nella haute cuisine esige tempismo e qualità. E le creazioni degli chef, tanto magnificate, devono soddisfare le aspettative, considerato pure che provengono da una clientela abituata a mangiare nei migliori locali, che richiede ovviamente un’attenzione più alta.

Non si tratta quindi di mondi tanto distanti, bensì di due ambienti in cui cuochi e clienti possono mettere alla prova la propria abilità nel preparare o nel degustare il cibo…e affinarla.

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