Il barolo senza “Name”

Ivan  fa un salto in Piemonte per farci conoscere una dei vini langaroli più discussi. Un Barolo “senza nome” che come il mitico Clint Eastewood saprà colpire al cuore Ramon.
Di Ivan De Chiara

Ci sono serate in cui abbiamo bisogno di un vino particolare. Così speciale da non conoscerne nemmeno l’esistenza.. ma c’è. Va cercato, trovato e bevuto! Ieri sera mi andava un rosso sullo stile tardo-invernale, ma non troppo impegnativo; così mi sono aperto il NO NAME di Borgogno. La genesi di questo vino sta diventando leggendaria. Si narra di una botte di Barolo declassata, che in segno di protesta, l’azienda decise di mettere comunque in commercio, con una etichetta bianca con su scritto “No Name- etichetta di protesta“. Il bello è che questo vino fu un successo, non solo grazie al prezzo vantaggioso, ma anche per la sua maggior facilità di beva. Insomma da tutta questa storia è nato un vino che sarebbe a tutti gli effetti un Barolo, ma ha un’anima più delicata e soffice che riesce a coinvolgere il bevitore con la sua voglia di tenerezza.

No Name 2005-BORGOGNO: Rosso con riflessi aranciati, molto luminoso che sfiora il cristallino. Al naso parte caldo con la ciliegia sotto spirito, poi escono i profumi di rosa appassita, frutti di bosco, smalto, liquirizia e  note ferrose. In bocca ha un ingresso caldo ma bilanciato da un piacevole tannino. Finale discreto e saporito. Da bere in 3 o 4 al massimo, perchè scorre giù alla velocità di  Usain Bolt.

A tavola è versatile e non necessità abbinamenti particolari, della serie “comunque vada sarà un successo”. Lo vedrei a suo agio con primi piatti al ragù o comunque non esageratamente strutturati. Io l’ho abbinato ad una magistrale trippa alla fiorentina, che era avanzata dal giorno prima!

Torna in alto