Il Campitello di Monteraponi – dalla nascita alla consacrazione

Esclusiva verticale di tutte le annate di una delle riserve più amate del Chianti classico: Il Campitello dal 2003 al 2010! Ma anche altre chicche. Il tutto raccontato dal sommelier più Honest: Ivan.
Di Ivan De Chiara

C’è mancato solo di berci il loro olio extra vergine! Ieri grande serata da bevitori incalliti organizzata da chi altri se non Pietro Palma, l’hombre vertical! Il programma: Verticale di tutte le annate del Chianti Classico riserva “il Campitello” 2003-10, Riserva Baron’ Ugo ’09, Il Trebbiano ’12 e l’anteprima italiana del Vin Santo 2005 (purtroppo è stata aperta una bottiglia in suolo irlandese).

Detto così sembra si sia bevuto tanto, in realtà abbiamo bevuto tantissimo a causa del ricco  “aperitivo”! Prima di partire con la verticale ci siamo rinfrescati la bocca a dovere con un po’ di bianchi tra cui il loro trebbiano fresco e fruttato finito in un amen.

Monteraponi è un’azienda illuminata di Radda in Chianti (capitale del rinascimento sangiovesista), produttrice di fantastici vini dallo stile tradizionale, elegante e profumato che ci piace tanto.

La verticale di tutte le annate del Campitello era già fantastica di per sé, ma con Michele Braganti a raccontare le difficoltà iniziali e le differenze di ogni annata l’ha resa memorabile!

Siamo partiti dal 2003, la prima annata che nell’arco della serata ha giocato una partita orgogliosa da vecchia gloria! Inizialmente introverso si è lasciato andare un po’ alla volta. Confettura di ciliegie, tabacco, cuoio terra e liquirizia. Bocca esile e saporita l’abbiamo bevuto con soddisfazione.

Sul 2004 ci siamo un po’ divisi ad alcuni è piaciuta molto mentre a me è sembrato tra i meno esuberanti. Bel fruttato maturo, spezia dolce e qualche nota vegetale, più pieno in bocca ma un po’ monotono. Ce lo siamo scolati tutti allo stesso modo tanto per capirci. Quando si critica questi vini si ha un lasciapassare assicurato per il girone degli “stucchi”

La 2005 è stata un’annata che non ha soddisfatto gli standard e per questo non è andata in commercio. Bevendola oggi non possiamo certo dire che sia un vino cattivo, tutt’altro!Ma oggettivamente accanto agli altri faceva un po’ fatica. Frutto molto cotto note ossidative e bocca stanca.

Dal 2006 si sente il cambio di marcia come preannunciato da Michele. Grandissimo vino! Personalmente il migliore della serata. Tanta eleganza al naso con note di rosa, ciliegia, tabacco, spezie dolci, cioccolato al latte.. dinamico e mutevole per tutta la sera ci infilavi il naso dentro e tirava fuori sempre qualcosa di nuovo! Perfetto anche in bocca! Ha tutto, eleganza lunghezza, leggiadria.. Punto di riferimento!

Il 2007 è più tondeggiante e immediato ma sempre un bel bere,.Naso giocato più sul frutto che sul fiore, in bocca è più femminile,sempre persistente ma si ferma prima del precedente.

Ottimo anche il 2008, frutti rossi, arancia sanguinella, note ferrose e di terra che ristroviamo un po’ in tutte le annate. Dinamico e fresco anche in bocca con un bell’aroma di viola sul finale.

Grandissimo vino anche il 2009! Di questa annata abbiamo degustato sia il campietello che il baron’ Ugo.Ho resistito dallo scriverlo fino adesso ma non ce la faccio più..il ’09 erano vergognosamente bergognoni! Sia il campitello che il baron’ Ugo hanno la tipica puzzetta del capolavoro vinoso. fantastico il fruttato che si mischia alle note ematiche ed animali, l’abbiamo adorati! Più pieno in bocca il Campitello, più sottile ed elegante il Baron’Ugo.

Il 2010 è ancora un’anteprima ma in prospettiva non possiamo che aspettarci un altro gran bel vino!

Abbiamo terminato con laprima annata del Vin Santo del chianti classico 2005. Mi è piaciuto tantissimo, proprio il vin santo elegante sottile, dinamico e profumato che piace a me. Grande ricchezza al naso e un meraviglioso finale di noce.

Per dovere di cronaca dobbiamo confessare di esserci scolati pure la Closerie di Prevost (favolosa), il brut contadino di Ciro Picariello e un pinot grigio di Albert Mann epure che se fosse stato per noi masterchef non l’avrebbe mai vinto Tiziana!

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