Il gusto vintage delle bollicine

E ora anche l’happy hour si ispira agli anni ’50. Dalla cedrata al gingerino, tornano protagoniste le bibite italiane old style.
Di Alessandra Storti

Coca Cola, Pepsi & Co perdono terreno. Alle bollicine d’Oltralpe ormai gli italiani iniziano a preferire quelle nostrane, riscoprendo il gusto genuino e il fascino retrò delle storiche bibite “rinfrescanti” della tradizione nazionale , quelle che tanto spopolavano negli anni ’40 e ’50, immancabili nelle feste e nelle pause del dopolavoro estivo.
Ginger, cedrata, tamarindo, chinotto, gassosa, spuma: le bibite frizzanti analcoliche (oggi si chiamano soft drink) vecchio stile, prodotte ancora oggi negli storici stabilimenti da ditte a conduzione familiare, per anni costrette a sopravvivere in un ristretto mercato locale sotto i colpi spietati della concorrenza delle multinazionali, tornano a sedurre giovani e meno giovani, protagoniste in questi anni di una vera e propria rinascita.
Sarà l’effetto nostalgia, sarà il nuovo mantra del prodotto “unico e locale” lontano dalla standardizzazione imperante dei sapori, sarà anche perché sono belle da guardare (e anche da fototografare, provate a farvi un giro sulla pagina fan della Cedrata Tassoni), con le loro bottigliette in vetro trasparente dalla linea elegante e dalla grafica retrò, fatto sta che le bibite old style stanno conquistando il mercato italiano e non solo.

Negli ultimi anni, in effetti, la clientela è cambiata. A spiegarmelo è la direzione della storica ditta ascolana Paoletti e Figli, attiva da quattro generazioni fin dal primo dopoguerra, leader negli anni ’50 sul mercato locale con le sue bibite gassate.
C’è un forte interesse dei giovani, una riscoperta dei meno giovani ed infine l’estero con la sua attenzione al made in Italy ed alla storia delle aziende soprattutto familiari.”
E in effetti dopo alcuni anni bui, l’azienda è tornata a crescere ed oggi è presente non soltanto sul mercato nazionale ma anche in Germania, Svizzera, Francia, Florida e Australia.  “La novità e l’immagine accattivante di FrizzanTina (la sorridente pinup che storicamente campeggia sulla confezione) – ammettono – è sicuramente uno stimolo per chi non ci conosce, successivamente le persone apprezzano il gusto e la qualità del prodotto. Anche il nostro secolo di storia e di lavoro sono di per sé un’ottima motivazione.”

Il ritorno in auge delle sua bibita color oro amata dai nostri nonni lo spiega, invece, così Angelo Bettinzoli, dirigente della storica ditta di Salò. “La cedrata Tassoni appartiene alla nostra storia  ed è in periodi di crisi  che il consumatore ha bisogno di certezze, di sapere che non tutto cambia, ed ecco quindi la ricerca dei prodotti della tradizione.”
Negli anni ’90 la Cedral Tassoni è stata una delle poche a non cedere alla tentazione della PET, una scelta che oggi sta dando i suoi frutti. “Molti consumatori apprezzano lutilizzo del solo vetro come contenitore, in quanto l’unico in grado di garantire la conservazione dell’aroma.”Numerose altre aziende ora ne hanno seguito le orme tornando a imbottigliare in monodosi in vetro.

Anche per la cedrata, ci rivela, sono cambiate le occasioni di consumo. “Il nostro prodotto viene consumato oggi nel modo tradizionale o miscelato ad altri prodotti. Ad esempio l’Apertass (Tassoni ed Aperol) è molto diffuso specialmente al sud.”
E in effetti sul sito c’è un’intera sezione dedicata ai cocktail a base di cedrata, realizzati in collaborazione con Slow Food. Per non parlare delle proposte originali e dei suggerimenti che i fan della bibita postano sulla sua pagina Facebook come la granita realizzata dalla gelateria Gasparin di Moncalieri con il Tamarindo del dott. Carlo Erba, un altro marchio storico dell’Italia che fu, rilevato dalla Tassoni negli anni ’70.
Per il resto, sostiene, la cedrata è rimasta la stessa di una volta. L’aroma di cedro viene prodotto come avveniva più di 200 anni fa nella spezieria, anche se gli agrumi non sono più quelli del Lago di Garda, ora provengono dalla Calabria. E’ scomparso anche il colorante chimico tartrazina sostituito dal colore naturale mentre sulla nuova bottiglia 2013 è ricomparsa la scritta sul vetro, un omaggio “vintage” alla tradizione di questa classica bevanda (si tratta di un ritorno alle origini, ossia alla versione del ’56, giacchè negli anni successivi la bottiglia ha assunto un aspetto ancora più essenziale con il logo e gli ingredienti riportati esclusivamente sul tappo giallo verde).

Ma sono tanti i marchi storici che in questi anni hanno lanciato la loro sfida ai colossi del bibite in bottiglia. Dal Chinotto Neri, protagonista negli anni ’50 del Carosello con il suo reclame tormentone, alla premiata Fabbrica di Bibite Gassate Abbondio di Tortona, dalla Spumador  alla Galvanina.
E c’è anche chi come Baladin, il noto marchio di birre artigianali creato dal mastro birrario Teo Musso, cavalcando l’onda dell’effetto vintage, ha creato una nuova linea di bibite che si ispira alle bevande di una volta, pensate, così recita la descrizione, con l’intento di ricreare e riproporre i gusti ed i sapori della nostra infanzia. Una linea che comprende, oltre alla spuma nera, alla cedrata e al ginger, anche l’unica Cola rossa, il suo colore originario perché volutamente priva di coloranti artificiali.

Sembra proprio che per essere gustose anche le bollicine debbano farci sognare, portandoci indietro ai bei tempi, all’Italia che fu. In fondo il passato non è mai stato così frizzante!

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