La strategia dell’ipertensione: Roberta Corradin, la Repubblica del Maiale

Ricette che sono veri e propri documenti storici: ecco a voi La Repubblica del Maiale di Roberta Corradin.
Di Antonella Gigante

Si chiama LA REPUBBLICA DEL MAIALE, ma non è un libro di cucina. E’ pieno di ricette, ma a guardarle bene sono documenti storici.
E del resto non potrebbe essere diversamente per una Repubblica come quella italiana, fondata attorno a un tagliere per salumi a forma di maiale (da cui il nome di Comunità del Porcellino in cui si riunivano i Padri Costituenti) e ancora impantanata nelle beghe del Porcellum.
Dalla pollanca in gelatina degli anni Cinquanta – che non ha niente a che vedere con il noto musicista, ma con la prassi di castrare gallinelle giovani per renderne la carne più grassa e più nutriente, come imponeva la cucina del dopoguerra – alla mousse di caviale che annoverava tra gli ingredienti una quantità esorbitante di panna secondo i dettami degli anni Ottanta, “gli Anni di panna dopo gli Anni di piombo” come giustamente titola l’autrice.
Roberta Corradin, dopo anni di giornalismo nomade tra Roma, Parigi e New York, ha dato una svolta alla sua vita approdando in Sicilia e aprendo una fattoria e un ristorante a Donnalucata, tra gli ulivi e il mare di Montalbano. Qualche anno fa, infatti, ha dismesso la penna per imbracciare pentole e grembiuli. Basta articoli, basta redazioni, basta giornalismo gastronomico. Eppure eccola qui, di nuovo in libreria con il suo primo, vero libro giornalistico.
Una cavalcata negli ultimi sessant’anni di storia d’Italia, tra alta cucina e bassa politica: dalla lista della spesa della brigatista Anna Laura Braghetti durante il rapimento Moro alla “guerra fredda e insalate russe”, dalla “strategia dell’ipertensione” alla “cacio e pepe alla sepoffà” (la ricetta Veltroni, di cui riportiamo un estratto). Dai piatti in gelatina degli anni Cinquanta a quelli in crosta dei Sessanta, dalla “rucola, un’insalata prêt-à-porter” al “pachino, un pomodoro come la rucola”, dai flambè degli anni settanta alla riduzione di balsamico degli anni Novanta, dalla crostata “sexy come un pigiama in pile” del Duemila ai macarons e alla fissazione bio dei nostri giorni: la Corradin ci racconta, con l’umorismo e la leggerezza che la contraddistinguono, le ossessioni culinarie che hanno segnato Prima e Seconda Repubblica.
E voi? Quali segretissime e inconfessabili fissazioni coltivate a tavola? Per cosa resteranno ahimè famosi questi Anni dieci? Raccontateci la vostra!

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