Mare Sostenibile – Arborella e alosa arrivano a iosa

Torna Mare Sostenibile dopo la pausa natalizia: andiamo sul Lago di Garda per parlare di arborella e alosa.
Di Daniele Tibi
Sotto il lago di Garda, da sempre, piccole arborelle e alose (pesci simili a sardine) non aspettano alcun segno per sapere se la primavera è arrivata, lo sanno. Lo sentono nel profondo e, come se fossero destate dal suono di una sveglia, si aprono a un nuovo capitolo della loro vita. L’ora è giunta.
Dopo un lungo inverno passato a 350 metri sotto la superficie del lago, in compagnia dei suoi segreti più nascosti, alose (sardene) e arborelle (aole) risalgono euforiche le ripide sponde che conservano questo magnifico lago, nuotando nelle scure e fredde acque verso i placidi arenili, luminosi e poco profondi, dove finalmente avverrà l’evento dell’anno: la deposizione e fecondazione delle uova. Accecate dall’impulso riproduttivo rispondono al richiamo dell’evoluzione che impone loro di andare e affollare questi lidi. Non si curano delle terribili storie raccontate da alcuni vecchi pesci, che descrivono questo momento come un’ecatombe. Questo è “Il loro momento”, e per tante è la loro prima volta. Non c’è niente che le potrà fermare; la forza dell’evoluzione conferisce così tanta energia che non sentono ragioni… anche perché i pesci non parlano, figuriamoci se ascoltano. Il momento è arrivato e la vita scintilla tra miliardi di uova e spermi che daranno origine alle nuove generazioni. Tutto è così frenetico che quasi non si accorgono che ad un certo punto manca lo spazio. Ce n’è sempre meno. Sono tutte schiacciate una all’altra. Molto, troppo schiacciate. Così accade che, in pochi terribili attimi, numerose di loro si sentono bruscamente strappate alle loro amate acque fredde e sbattere su di un duro e inusuale fondale. Subito senza respiro, poi senza forze. Poi tutto finisce.

Sopra il lago di Garda, al tempo dei nostri nonni, durante il lungo e rigido inverno la gente del popolo ha visto le dispense svuotarsi pian piano. Tra queste anche i pesci, gelosamente conservati sotto sale e un tempo abbondanti, ora sono ora centellinati, mentre i pesci più pregiati come la trota di lago e il coregone si vedono passare davanti agli occhi, facendo venire l’acquolina, per poi finire sulle tavole dei ricchi. Sopra al lago di Garda, dopo il lungo e rigido inverno, non è la rondine a portare la primavera, ma il grido: “Sono arrivate!” che squarcia i pensieri di freddo e fame e apre ad un favorevole periodo di abbondanza e presto di sole.
Barche e barchette si lanciano dal molo, sbattendo una contro l’altra, verso le aree dove alose e arborelle vanno a riprodursi. Le acque costiere, chiare e poco profonde offrono protezione ai giovani esemplari appena nati. Pensa a quanto sono indiscreti i pescatori… proprio durante la riproduzione si permettono di prenderle! Questa pratica tra l’altro è al limite della sostenibilità, in quanto andrebbe assicurata ai pesci la possibilità di riprodursi, prima di essere pescate. Al momento non ci è dato sapere, ma vogliamo credere che ciò avvenga … confidando soprattutto nella velocità dei pesci!
Tra gli strumenti più adatti alla cattura si ricorda il remat per le alose e il remattino per le arborelle: reti a circuizione che permettono buone catture.
Dopo una faticosa ma proficua giornata di pesca, le barche tornano al molo e sbarcano ceste piene. La sera è giunta e il profumo di pesce alla griglia che si spande tra i cortili dei paesi costieri è il segnale che la primavera è arrivata e con essa i primi doni della natura. È un nuovo inizio.

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