Mare Sostenibile – Grasso è sexy … e salvo

Anche questo venerdì tocca a Mare Sostenibile: il pesce grasso è sexy amici! Scopriamo perché!
Di Daniele Tibi
Prima di arrivare sul nostro piatto un pesce selvatico dovrebbe essersi riprodotto almeno una volta. Questo è il principio base che regola la gestione della pesca. Per questo motivo è stata identificata per molte specie una taglia minima sotto la quale un pesce (ma anche un mollusco o un crostaceo) è considerato sessualmente immaturo.
Queste regole valgono sia per i pescatori sportivi, sia per quelli professionali (anche se, purtroppo, i controlli sono soprattutto quelli professionali ad essere più controllati).
Questa visione non tiene conto della straordinaria importanza ecologica che hanno i grandi riproduttori: cioè quegli esemplari che sono cresciuti molto e generano quindi uno smisurato numero di uova, sopra la media sia per taglia sia per numero.
Gli ultimi studi mettono in luce quanto sarebbe opportuno, per una migliore conservazione di tutti gli organismi riproduttori di una popolazione, attuare misure di protezione anche per questi grandi esemplari.
Dott. R. Arlinghaus e il suo staff propongono, per centrare questo obiettivo, di sostituire il vecchio modello della “taglia minima” con quello più moderno e sistemico chiamato “kitchen window”. Questo metodo prevede di tutelare anche gli esemplari sopra ad una certa taglia, non solo i più piccoli, quindi, ma anche i più grandi. Una sorta di pensione di anzianità per quegli esemplari che hanno raggiunto (a volte miracolosamente) una grande dimensione per la loro specie. Questo approccio farebbe felici anche i pescatori che vedrebbero crescere velocemente il numero e la taglia dei pesci, anche in condizioni di pesca eccessiva, poiché i grandi riproduttori darebbero una grossa mano a ripopolare lo stock. Non sarebbero felici invece i pescatori sportivi a caccia di record, in quanto dovrebbero rigettare in mare anche i pesci più grandi di una certa misura.
Oggi come oggi alcune popolazioni di pesci particolarmente sovra sfruttate (come il tonno rosso, tanto per cambiare) sono costituite quasi solo più da esemplari giovani, molto meno efficaci nella riproduzione delle vecchie grosse e grasse (ed estinte) femmine riproduttrici. In queste condizioni la ripresa da una condizione di eccessivo sfruttamento è molto più lenta e incerta.
Si tratta comunque di nuove scoperte scientifiche e temo ci vorrà ancora molto tempo prima di vederle tradotte in leggi.
La comunità scientifica lavora in modo efficace per il benessere degli ecosistemi (uomo compreso). Auguro, come buon proposito per il nuovo anno, che queste persone vengano ascoltate di più dai politici e dal mondo industriale.
In ogni caso, come sempre, stay tuna!

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