Mare Sostenibile – Il salmone della speranza

Mare sostenibile e gli amici di ConsuMare Giusto tornano per dirci che le nostre scelte fanno la differenza.
Di Daniele Tibi

Per seguire il sentiero suggerito da ConsuMare Giusto, forse a te è stata sufficiente la Guida al consumo di pesce sostenibile e pochi altri consigli, perché avevi già maturato la sensazione di agire per cambiare il mondo. Quando sono venuto a conoscenza di questi temi, però, a me, ma credo di non essere il solo, non è bastato sapere cosa avrei dovuto fare, ma avevo bisogno di sapere che quello che volevo iniziare a fare avrebbe fatto la differenza. Volevo sapere che avrebbe funzionato. In pratica volevo guardare nel futuro. Impossibile? Fortunatamente no: è possibile.
Nel mondo ci sono infatti molte altre realtà che affrontano il tema della sostenibilità nel settore ittico da diversi anni (o decenni), che sono i veri trascinatori e precursori di questo approccio. Fuori dall’Italia esistono quindi esempi di storie di successo che possono infondere una buona dose di ottimismo.
Ho deciso quindi condividere ottimismo e una breve serie di post che trattino di queste storie in modo da dire, per citare la celebre frase del mitico film di Mel Brooks, Frankenstein Jr.: “Si può fare!” … o meglio: “Ce la possiamo fare!”.
Quella con cui vorrei iniziare tratta del tema del Salmone dell’Alaska.
Il salmone, ne abbiamo già parlato, è una specie che soffre a causa della pesca eccessiva, ma i modi per avere la botte piena e la moglie ubriaca ci sono.
Il suo affascinante e delicato ciclo riproduttivo prevede la nascita in alta quota degli avannotti, nelle fredde acque dei fiumi di montagna, la discesa al mare, e al raggiungimento dell’età riproduttiva, la risalita dello stesso fiume dove l’esemplare è nato per raggiungere le zone di accoppiamento e riproduzione: un viaggio estremo e pieno di pericoli. Purtroppo per il salmone, questo è il momento idoneo (ma anche il più critico per la sopravvivenza della specie) per pescarlo facilmente… chiedere a orsi e pescatori!
Dati alla mano l’Alaska negli ultimi 20 anni ha pescato da sola 10 volte i salmoni pescati in Oregon, California e Washington. Come è possibile tutta questa abbondanza?
La gestione di questa risorsa qui è stata molto lungimirante, preservando l’integrità degli ecosistemi fluviali, controllando e contenendo le licenze di pesca, monitorando lo stato degli stock, impedendo la pesca prima che un certo numero di salmoni abbia raggiunto le aree riproduttive. In questo modo la regione di Bristol Bay (in Alaska) è la più produttiva al mondo per quanto riguarda i salmoni, ottenendo così grandi ritorni economici.
In questa baia i salmoni crescono di anno in anno e i pescatori ne pescano sempre di più.
Per far ciò è stata necessaria una buona collaborazione tra governo e comunità scientifica e una seria attenzione della società civile alle regole imposte.
Ogni baia potrebbe essere così gestita, … immagina che mondo sarebbe!
Le tue scelte fanno la differenza. Stay tuna!

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