Merano Wine Festival 2014

HonestCooking.it non poteva certo mancare al Merano Wine Festival 2014, per una tre giorni all’insegna dell’eccellenza vinicola Italiana ed Internazionale. Marco ci racconta com’è andata.
Di Marco Dall’Igna

Anche quest’anno, per fortuna, non sono riuscito a resistere al richiamo delle sirene meranesi e, pur con il cruccio di non aver potuto essere presente sin dal venerdì, il sabato mattina mi sono fatto trovare pronto e carico davanti al Kurhaus per una maratona enoica di assaggi e degustazioni.

Il mio Merano è iniziato con il botto. Nemmeno il tempo di allenare il palato con qualche bollicina, che subito mi ritrovo seduto in una sala dell’hotel terme per partecipare ad una sontuosa degustazione degli champagne di Charles Heidsieck . Apre le danze il Brut Resrve (60% vini d’annata 40% vino di riserva) dal naso ricco di pasticceria e dalla bella freschezza e acidità in bocca. Non mi entusiasmano molto i successivi Brut Reserve 2005 (paga forse la sboccatura troppo recente, appena sette mesi) e 2000. Si alza invece parecchio il livello con i tre monumenti finali : Blanc des millenaires 1995, naso ricco ed elegante con note floreali e finale di pasticceria, equilibrato fresco e dalla grande persistenza in bocca. Blanc des millenaires 1985 , colore giallo oro, al naso si apre con sentori di noci e liquirizia per poi lasciare spazio alla pasticceria. Grande acidità in bocca dove troviamo aromi di burro e albicocca. Impressionante la giovinezza di questo vino. Concludiamo in bellezza con il Charlie Brut 1985. Dallo scintillante color oro intenso, ha al naso netti aromi di fiori secchi, nocciola e mandorle tostate che lasciano poi spazio ad una leggera nota di brioche. Bella freschezza avvolgente e bilanciata, in bocca ritornano i sentori di frutta secca tostata.

Dopo aver assaggiato qualche altro champagne, sugli scudi il rècolte noire (100% pinot nero) di Dosnon, e aver affrontato le orde di persone che invadono, come da tradizione, le sale del Kurhaus ho sentito la nostalgia dell’accogliente e tranquilla saletta dell’hotel terme. Ho quindi deciso di sfruttare appieno il mio accredito stampa e prendere parte ad un’altra memorabile degustazione. Ad illuminarci lungo la via del Sangiovese Paolo de Marchi, titolare della cantina Isole e Olena. Protagonista assoluto il suo figlio enologico prediletto: Il Cepparello, un 100% sangiovese che prende il nome da un torrente che attraversa l’azienda. Otto le annate in degustazione per un turbinio di sensazioni ed emozioni. Si parte con il 2010 per poi proseguire con il 2009, il poderoso 2006, il 2004, lo sconvolgente 1999, il 1995 e il sorprendente 1991. Fil rouge di tutte le annate i classici profumi di ciliegia marasca e amarena e le note a volte balsamiche a volte erbacee di sottofondo. Ma la gamma di aromi non si ferma certo qui, si passa dal cacao al tabacco, dal cuoio al pepe, dalla liquirizia al sottobosco in un crescendo di complessità e, concedetemelo, godimento. La bocca presenta tannini mordaci nelle annate più giovani che con il tempo si ammorbidiscono. Vino lunghissimo, di grande persistenza ed eleganza; quasi fa gridare al miracolo nelle grandi annate, come la 1999, ma ti sorprende forse ancor di più quando frutto di annate infelici come la 1991. Un vino che è meravigliosa interpretazione del Sangiovese e della Toscana più verace ed autentica.

Con il Sangiovese ,lo confesso, ho qualche problema, mi crea infatti una fortissima dipendenza. Dopo tanta grazia ho quindi deciso di prolungare la mia assuefazione e recarmi al banchetto di Montevertine , dove a presidiare il fronte c’erano, come al solito, Martino e Liviana Manetti. Lo so, lo so, mi direte che dei loro vini parlo spessissimo, che sono arcinoti etc etc. E vi dico anche che avete ragione, ma di certi piccoli capolavori dell’enologia non si può tacere. Ogni annata di qualunque vino di Montevertine regala un’emozione, ogni sorso è un sussurro diretto all’anima. Non starò qua a descrivervi la grandezza del Pergole Torte 2011, l’eleganza del Montevertine 2011 l’esuberanza del Pian Del Ciampolo 2012, vi dico solo: Beveteli, beveteli e beveteli ancora. Beveteli a più non posso e anche oltre. Non ve ne pentirete. Ma attenzione, non potrete più farne a meno.

Con i vini di Montevertine si è concluso il primo giorno di Festival, e, dopo l’immancabile stinco , bagnato dalle birre di rito, alla birreria Forst, anche la mia giornata. La domenica, dopo un caffè ricostituente, l’ho trascorsa per la maggior parte al Club Excellence degli importatori. Qui ho rischiato seriamente di perdere la testa, tra champagne e borgogna, anche se giovane è pur sempre borgogna e non era il caso di fare gli schizzinosi, non sapevo cosa far entrare nel bicchiere per primo. Tanta tanta qualità concentrata in pochi metri quadri. Pronti via ed ecco a voi l’ Avize Champ Cain 2004 di Jacquesson e la grande année 2004 di Bollinger, Devo aggiungere altro? Si dai aggiungo altro, Balnc de Blancs Reserve Privée Grand Cru di Bruno Paillard, Corton Charlemagne Grand Cru 2009 di Louis Latour, Chassagne Montrachet premier Cru Morgeot 2008 di Bruno Colin. Ero completamente in estasi. Sarei potuto andare avanti per giorni e giorni senza stufarmi mai, ma mi sono dovuto allontanare da quest’isola felice per partecipare alla mia ultima degustazione di quest’anno: La verticale di Montepulciano D’Abruzzo del mitico Emidio Pepe .

Otto annate (1973,1983,1993,2000,20001,2003,2007,2010) raccontate con spontaneità e simpatia dalla figlia di Emidio, Sofia. Ammiro molto l’azienda Pepe, e di conseguenza Emidio, sia per la sua storia sia per la sua filosofia produttiva, ma con il suo Montepulciano, a differenza che con il Trebbiano, non mi sono mai trovato particolarmente in sintonia, e questa degustazione non ha fatto altro che confermare le mie precedenti sensazioni. Vini ottimi intendiamoci, a parte qualche annata come la 1979, che ho trovato eccessivamente acida, ma che non riescono a coinvolgermi completamente. Il 2001 è sicuramente quello che ho preferito, con profumi di frutta rossa e confettura di more e una leggera nota di cacao. Bella acidità e freschezza in bocca. Segue a ruota il 1983, cuoio, liquirizia e cioccolato al naso. Equilibrato e persistente in bocca. Nota di merito anche per il 2010, giovane ma già godibile.

Finito il viaggio in Abruzzo ho deciso di concludere la giornata dentro i patri confini con i Produttori del Barbaresco (Barbaresco 2010/2011 e Muncagota Barbaresco Riserva 2009, ottimi) e, ovviamente il Sangiovese non poteva mancare, la Tenuta Le Potazzine con il Brunello Di Montalcino 2009 di scuola Gambelliana.

La terza e ultima giornata del Merano si sa è dedicata alle annate vecchie, tre sono state quelle che più mi hanno colpito. Il Brunello di Montalcino Riserva 1983 di Biondi Santi (grazie al cavolo direte voi); già dal primo respiro ti prende a braccetto e ti trascina in un vivaio di rose e viole per poi inebriarti con sentori di cuoio e tabacco. Tannino vivissimo e perfettamente integrato, bello fresco e dalla grandissima bevibilità. Emozioni che solo i fuoriclasse possono regalare. Segue il Barolo le Rocche del Falletto 2004 di Bruno Giacosa, grazie al cavolo pure qui, dal profumo di fragoline di bosco e tabacco con la bocca ricca di sfumature seducenti. Infine mi ha colpito per freschezza, mineralità e profumi il meraviglioso Sauvignon 1998 di Kante.

Insomma avete capito, al Merano si beve parecchio, parecchio bene!

Chiudo con le tre migliori domande alle quali i disgraziati produttori hanno pure dovuto rispondere:

3. Sul Gradino più basso del podio troviamo “Scusi, che percentuale di Barbera c’è in questi vini?“, informazione richiesta ai Produttori del Barbaresco.

2. Medaglia d’argento per il “Mi hanno detto che qua posso trovare cose tagliate con l’autoctono, cosa mi fa assaggiare?” Rivolta a Martino Manetti di Montevertine.

1. An the winner is…. “Scusi ce l’ha mica un chianti?” Richiesta fatta al tavolo di Biondi Santi.

Oltre che parecchio bene al Merano qualcuno beve parecchio e basta.

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