Readings for foodies – Di cinguettii, aerei, Csaba, libri & SummerThings

Antonella torna con una nuova puntata di Readings for foodies! Si parla di estate, di Nigella e soprattutto di Csaba dalla Zorza. Ma non solo.
Di Antonella Gigante

Sono sempre stata colpita da una frase di Kundera: «Il caso è pieno di magia. Se l’amore deve essere indimenticabile, fin dal primo istante devono posarsi su di esso le coincidenze, come uccelli sulle spalle di San Francesco.»

Ero in aereo, il giorno del mio compleanno. Mi ero regalata un viaggio da sola ad Amsterdam, passando da Parigi. Prima di volare in aeroporto, ho afferrato un libro che era nella wish list da qualche giorno: Csaba Bon Marché,  l’ultimo libro di Csaba dalla Zorza. Di certo la più raffinata foodwriter italiana, che in copertina sorride tra sablé maison e il banco di una deliziosa fromagerie, mi avrebbe offerto ottimi spunti per il mio soggiorno..
Non sapevo che dentro ci avrei trovato molto di più. Non sapevo che uno stormo di uccellini di San Francesco si stava levando in volo insieme a me.

Una volta in aereo ho tirato fuori il volume e, come faccio spesso, ho cominciato dalla fine. Dai Ringraziamenti. Mi piace entrare in un libro da quella porticina: sono spesso la parte più vera, in cui l’autore si lascia andare sulla pagina, finalmente allentata la presa dalle morse della costruzione del testo.. e dai morsi dell’editor!

«Parigi mi ha salvato la vita, letteralmente.[…] Oggi sarei imprigionata in un ufficio davanti a files con numeri poco poetici. […] Il mio primo ringraziamento va agli autori dei libri che mi hanno accompagnato e ispirato in questi 10 anni, dandomi la speranza e la forza: Tessa Kiros [..], Nigella, […] Martha Swift e Lisa Thomas, le creatrici di PrimeRose Bakery […] e poi i grandi classici..»

Wow! Il primo grazie è per le sue Readings da Foodie? Oddio, l’adoro già! Ma cosa ci faceva Csaba in un ufficio milanese? E com’è che Parigi le ha salvato la vita? Curiosa come una gatta, ho riaperto il volume alla prima pagina.
Pensavo di aver portato con me un libro di ricette ispirate alla cucina francese. Mi sono invece ritrovata tra le mani il romanzo di una vita. Un meraviglioso romanzo.

Il tempo, come il mio aereo, volava, mentre Csaba entrava e usciva da giornate tutte uguali. Milano, cielo grigio, ufficio e file da compilare. Tutto questo fino a una notte indimenticabile.
Esattamente dieci anni prima, in quello stesso giorno (non cominciate a sentire anche voi un cinguettio?), Csaba si era fatta una promessa: provare ad avere una vita che le somigliasse davvero. Aveva così passato la notte a compilare la sua dream board. Con un pennarello nero su una cartellina bianca aveva scritto a caratteri cubitali “Csaba” e l’aveva riempita di tutti i suoi sogni: pagine dai suoi magazine di cucina preferiti (una pagina, in particolare, con su scritto “YOU CAN DO IT YOURSELF” ritagliata da un rivista di Martha Stewart), una frase di Piccole Donne che l’accompagnava fin dai tempi della scuola (“scriverò libri e diventerò ricca e famosa. Sì, questo è il mio sogno più bello” dice Jo alle sue sorelle), l’indirizzo di una casa editrice inglese specializzata nel food e il modulo di ammissione a Le Cordon Bleu, la più prestigiosa scuola di cucina d’Europa con sede a Parigi.
Avrebbe provato a iscriversi e, se l’avessero ammessa, una volta conseguito il diploma, sarebbe tornata in Italia e avrebbe fondato la propria casa editrice. Una casa editrice di libri di cucina e good living, che le avrebbe permesso di vivere .. cucinando, scrivendo e pubblicando. I suoi libri e quelli delle autrici più amate, ancora del tutto sconosciute qui da noi.

Erano passati dieci anni da quell’estate. Dieci anni in cui Csaba aveva realizzato tutto quello che aveva sognato quella notte.
Capivo solo allora che questo libro non era semplicemente un libro di cucina “facile ed economica” come diceva nel retro di copertina, ma il modo con cui Csaba ringraziava Parigi per averle dato quell’opportunità, gli chef del Cordon Bleu che, nel rispetto della tradizione francese, le avevano insegnato a riciclare tutto e non buttare via niente, e soprattutto il suo omaggio ai Buoni Maestri, a quei libri di cucina da cui aveva tratto ispirazione e forza nei momenti più bui.

Tornata in Italia non ho atteso a lungo. Dovevo intervistare la donna che, ispirata dai libri di cucina che tanto amiamo anche noi foodies, aveva avuto il coraggio di prendere in mano la propria vita. Di diventare la prima foodwriter italiana ed editrice di successo.

Csaba, una notte profetica quella del 30 aprile di 10 anni fa!
Una notte in cui ho capito che finalmente quello che ero da bambina, quando sognavo di diventare una scrittrice proprio come Jo di Piccole Donne, e quello che ero diventata da adulta, “una donna che ama con il mestolo” come mi piace definirmi, potevano fondersi in una cosa sola. Una notte in cui ho capito che quello non era più solo un sogno, ma un progetto da perseguire. Sapevo che sarebbe stato duro, ma il lavoro duro non mi aveva mai spaventato. E nemmeno le critiche degli altri, che mi prendevano per matta. “Una casa editrice? Di cucina poi! Qui in Italia non funzionerà mai!” Io, invece, sentivo che potevo farcela. Che quella era la mia strada. Non sapevo dove mi avrebbe portata, ma sapevo che ero pronta a tutto pur di percorrerla..

E davanti a te, grandi esempi..
Grandi donne, sì. Donna Hay, per esempio, a cui riconosco l’aver saputo costruire uno stile univoco e personale, unendo l’amore per la cucina a quello per la bella tavola e il life style. O Martha Stewart, altra grande Signora della cucina, che ha saputo unire food, giardinaggio, bon ton e fai-da-te, e che inconsapevolmente ha avuto una parte importante anche nella mia avventura del 2003. Prima ancora della famosa dream board, l’azienda di Milano per cui lavoravo mi aveva mandato a Londra per coprire un servizio su Martha Stewart. Ad un certo punto sono entrata nella sua stanza dei props… mio dio, ero più felice di una bambina in un negozio di caramelle! Ecco, io volevo quello per la mia vita. Tutta quella felicità.. e tutti quei props!

Tra le autrici che ringrazi non poteva di certo mancare Nigella

Sì, con Nigella è stato un incontro davvero speciale. Ho sempre ammirato la sua determinazione, il suo saper porre l’accento sui propri obiettivi e perseguirli chiaramente. Siamo molto amiche, forse perché abbiamo molto in comune: anche lei, come me, pur adorando il suo lavoro di foodwriter, mette al primo posto famiglia e figli. Prima ancora di scrivere How to be a domestic goddes (uscito in Italia come Delizie Divine proprio per Luxury Books), aveva scritto How to eat, un libro per me davvero importante. E’ un dialogo sul cibo come atto d’amore, in cui svela i segreti e i piaceri delle semplici cose che cuciniamo e mangiamo ogni giorno. “Io non sono uno chef – dice a un certo punto – E nemmeno una cuoca professionista. Io sono una che ama mangiare. E che cucina quello che vuole mangiare.” Ecco, la filosofia di Nigella sta tutta qui: la sua verità, e credo, anche il motivo per cui è così amata in tutto il mondo. Il libro è ancora inedito qui in Italia e non ho intenzione di tradurlo, almeno per il momento. Ha messo tutta se stessa lì dentro e si è raccontata con una lingua così personale, così sua, che mi sembrerebbe di farle un torto. Vi consiglio assolutamente di leggerlo in inglese. 

Altre letture che consigli? Le tue tre Readings for Foodies…

Senza dubbio Falling Cloudberries di Tessa Kiros. E’ stato amore a prima vista quando è uscito in Inghilterra e ho voluto subito portarlo qui in Italia. Adoro la scrittura di Tessa, il suo modo di raccontare la vita e le storie dietro i cibi. E’ un vero e proprio romanzo di ricette di famiglia: una famiglia, la sua, che ha abitato le cucine di tutto il mondo. Nata a Londra, coccolata da una nonna cipriota e un nonno finlandese, ha trascorso l’infanzia in Sudafrica per poi spostarsi in Australia, Messico, Grecia. In Falling Cloudberries ci fa viaggiare, tra ricordi d’infanzia e ricette sapientemente tramadate da generazioni, attraverso i profumi del Sud Africa, della Finlandia, i sapori di Cipro e della cucina greca, per arrivare in Italia, in Toscana, dove attualmente vive con marito e figlie. Falling Cloudberries è uno dei miei libri preferiti: penso che non dovrebbe mai mancare nella libreria di un foodie.

Un altro libro a cui sono molto legata è Solo pane di Julie Hendricks, autrice con cui ho in comune l’amore smisurato per la panificazione casalinga e, soprattutto, notturna. E’ una storia d’amore e di cambiamento, un libro a cui sono davvero grata per avermi sostenuta nei momenti più difficili. E’ un libro magico, proprio come fare il pane. C’è chi alla fine di una stressante giornata di lavoro non vede l’ora di correre in palestra.. io non ho dubbi: torno a casa e, dopo aver messo a letto i bambini, mescolo acqua, farina e lievito. Olio di gomito e .. ogni preoccupazione si scioglie con il profumo del pane caldo l’indomani mattina. Non a caso, in Csaba Bon Marché dico che “la bellezza per me sta nella crosta del pane appena sfornato“. E’ un libro che consiglio a tutte coloro che vivono un momento difficile, anche amoroso. Leggetelo: è una coccola per l’anima e per la fiducia in voi stesse.
E poi, visto che finalmente è arrivata l’estate, mi permetto di suggerirvi il mio Summer Holidays: dai pic nic in spiaggia ai menù per i giorni di pioggia, dalle cene all’aria aperta alle colazioni in veranda, in estate si moltiplicano le occasioni per ricevere amici e parenti ed è importante imparare a farlo, come dico nel libro “senza dover spendere troppo tempo in cucina, come ogni vacanza che si rispetti richiede, al mare, in campagna o anche in città.”

Csaba, cosa scriveresti sulla tua dream board per i prossimi 10 anni?

Continuare a vivere delle mie passioni, pur mettendo sempre al primo posto la mia famiglia. E valicare i confini nazionali, provare a conquistare l’estero…

Altri aerei da prendere, quindi. Altri voli da fare. Ma questa volta non arriverai tutta sola in città. A tenerti compagnia ci saremo noi foodies, conquistate dalla tua passione e dalla tua semplicità, e lo stormo di magici uccellini di Kundera. Buon volo, Csaba!

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