Tips from Barcelona – Casa Leopoldo

Continuano le “Tips form Barcelona”, con Laura che di volta in volta ci racconta un locale della città. E’ la volta di Casa Leopoldo.
Di Laura Torre

«[…] De vez en cuando le gustaba comer en Casa Leopoldo, un restaurante recuperado de la mitología de su adolescencia. Su madre estaba aquel verano en Galicia y su padre le invitó a un restaurante, hecho insólito en un hombre que opinaba que en los restaurantes sólo roban y dan porquerías. Alguien le había hablado de un restaurante del barrio chino donde daban unas raciones estupendas y no era caro. Allí entraron Carvalho y su padre. Se hinchó de calamares a la romana, el plato más sofisticado que conocía, mientras su padre recurría a un repertorio convencional pero seguro.
-Bueno sí que es. Y cantidad. Veremos si es barato.
Tardó en volver a pisar un restaurante, pero siempre conservó el nombre de Casa Leopoldo como el de la iniciación a un ritual apasionante. Había vuelto muchos años después, cuando ya el restaurante no podía llevarlo el 
mismo hombre reflexivo y atento que les había preguntado lo que deseaban comer regalándoles la condición de clientes habituales y sapientes. Ahora era un buen restaurante especializado en pescados, en el que se mezclaba una clientela de pequeños burgueses del barrio y gentes llegadas del norte de la ciudad atraídas por algún comentario propicio. Carvalho se había puesto a régimen de pescado y vino blanco frío. Los estados de ansiedad que antes combatía metiéndose en tascas y restaurantes y pidiendo a tenor de una gula no exenta de buen gusto, los superaba consumiendo las reservas vinícolas del país en vino blanco».

Così Manuel Vázquez Montalbán, nel libro “Los mares del Sur”, parla del suo personaggio più celebre, l’investigatore privato Pepe Carvalho. Ma soprattutto di un ristorante caro ad entrambi, scrittore e personaggio: Casa Leopoldo, a Barcellona.

Nata nel 1929 da Leopoldo Gil e situata in carrer de Sant Rafael, cuore del Raval, a due passi dalla Rambla e dalla famosa statua del gatto di Fernando Botero, questa Casa fa parte della memoria, della vita, dell’essenza di Barcellona. Per il suo essere, come racconta ancora Montalbán in un articolo su El País di fine anni ’90, molto più che un semplice ristorante. Ma parte “del paesaggio della memoria o di un immaginario”.

E in effetti la storia di Casa Leopoldo ha molto di un romanzo: per la zona di Barcellona in cui si trova, il Raval, antico Barrio Chino, il quartiere più poliedrico della città, che ha visto cambiare molto il suo volto in tutti questi secoli, senza però mai perdere la sua autenticità.
Per lo spirito con cui è nato: come raccontato dalla stessa Rosa Gil – nipote di Leopoldo, nonché attuale proprietaria, figlia e poi moglie di un torero -, Casa Leopoldo è nata come un luogo in cui poter mangiare bene, dove i suoi nonni facevano semplicemente ciò che sapevano fare, per lenire i momenti difficili dell’economia precaria dell’epoca.
E per i suoi clienti, per il taglio particolare di molti suoi ospiti. Essendosi trasformato, nel corso degli anni, da ristorante con una “cucina di sopravvivenza” ad un vero e proprio luogo popolato da toreri, cantanti, attori, politici, giornalisti. E scrittori, proprio come Montalbán, uno dei clienti più abituali della Casa.

Ma Casa Leopoldo è un ristorante che trasuda tradizione e storia anche – o per meglio dire, soprattutto – da tutti i pori della propria cucina. Fatta di piatti tradizionali di alta qualità – tra pesce, frutti di mare, carne, prosciutto iberico, tortilla (sorta di frittata alta) -, cucinati con prodotti scelti e comprati quotidianamente nel vicinissimo e famosissimo mercato La Boqueria.

Oggi Casa Leopoldo mantiene perfettamente intatta la sua storia, a partire dai suoi interni: tre sale – una appena si entra, una che si apre sulla sinistra, una soppalcata sopra quella principale – con tavoli apparecchiati con bianche tovaglie, semplici ma eleganti sedie in legno scuro, quadri, fotografie – tra cui spicca quella di Vázquez Montalbán -, un antico grande manifesto di una corrida. E, soprattutto, mattonelle colorate che adornano le pareti, tra motivi floreali e scene che ritraggono momenti della tauromachia spagnola.

Noi – la sottoscritta, il solito fidato accompagnatore e due commensali venutici a trovare a Barcellona – siamo andati a conoscere questo ristorante in un caldo sabato settembrino.
Dopo esser stati fatti accomodare in un tavolo, abbiamo ricevuti i menu, subito piacevolmente colpiti dall’eleganza e professionalità del cameriere. Studiati bene i piatti e i vini, abbiamo iniziato – e poi proseguito – il nostro pranzo con un classico della cucina catalana: il pan con tomate, pane letteralmente imbevuto nel pomodoro, qui offerto nella versione tostata. Una sorta di bruschetta, dove però il pomodoro viene “spremuto” sul pane, ammorbidendolo e rendendolo gustosissimo, con solo l’aggiunta di olio. Un piatto semplicissimo, che si trova ovunque a Barcellona, ma che a Casa Leopoldo è stato davvero squisito: per la croccantezza del pane, per i pomodori succosi e gustosi, per la bontà dell’olio.

Accompagnati da del vino rosso della Rioja e dal bianco della casa e piacevolmente intrattenuti in alcuni momenti dal maître e dalla stessa signora Gil, abbiamo poi proseguito il nostro almuerzo (pranzo), tra antipasti, piatti unici, secondi e dessert.

Chi ha scelto gli antipasti, ha optato per le croquetas de jamón ibérico de bellota – crocchette fritte di prosciutto iberico ottenuto da maiali nutriti con ghiande (bellotas) – e per i buñuelos de bacalao – crocchette, sempre fritte, ma di baccalà. Due piatti semplici, poveri nel senso buono del temine, ma che hanno letteralmente soddisfatto e gustato chi li ha scelti: non solo per la bontà sia del prosciutto che del baccalà, non solo per la frittura delicata ma saporita, ma anche proprio per la loro ottima semplicità.

A seguire, tre di noi hanno poi optato per lo stesso piatto, incuriositi dalla sua particolarità: il bacalao “a bras”. Un piatto tipico di Casa Leopoldo, ma di tradizione portoghese, date le origini di una parte della famiglia Gil. Una pietanza davvero particolare: una sorta di piatto unico dove il baccalà viene servito mescolato a uova sbattute e a sottili patate fritte. Una portata decisamente calorica, ma così ben preparata e cucinata che ha lasciato i tre che l’hanno gustata letteralmente entusiasti.

La sottoscritta, invece, ha proseguito con una tortilla di patate – preparata gentilmente appositamente per lei, dato che il menu la prevedeva nella versione con jamón ibérico y langostinos (prosciutto iberico e gamberoni). E anche lei è rimasta entusiasta: la  tortilla era morbida, alta, soffice, così gustosa da risultare leggera nonostante la (gran) quantità di uova utilizzate. E con delle patate deliziose, molto dolci, ma non stucchevoli.

Ad accompagnare la tortilla, poi, un’insalata mista. Dove la semplicità l’ha fatta anche qui da protagonista, forte della bontà e freschezza dei pomodori, dell’insalata, delle barbabietole.

Per finire, come non concludere il pranzo con un buon postre (dolce)?! Vista la “corposità” dei piatti da noi scelti, abbiamo tutti optato per un semplice sorbete (sorbetto) al limone. Che, come tutto il resto, ci ha lasciato totalmente soddisfatti: non solo per la sua bontà, per la freschezza giusta – né troppo freddo, né troppo poco freddo -, per il suo genuino sapore di limone, ma per la sua ottima semplicità e autenticità.

Per qualunque motivo vi troviate a Barcellona, che ci siate di passaggio o meno, vale la pena andare a scoprire, gustare, assaporare e poi raccontare il ristorante Casa Leopoldo. Non solo per la sua qualità gastronomica, dove la semplicità è il cuore di ogni pietanza. Ma anche per la sua storia, tra passato e presente che convivono, ancora oggi, quotidianamente tra di loro.

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