E birra sia – Tra Leffe 9° e mele

Una birra d’abbazia e da meditazione come la Leffe 9° diventa un’occasione per un abbinamento agrodolce.
Di Rossella di Bidino

La Leffe 9°, una birra che ti fa danzare con le tue emozioni. Ti alzi ed inizia il valzer. Emozioni di carezzevole piacere ti fanno vedere un mondo diverso.
Non è ubriacatura, è l’effetto di una birra da meditazione. Siamo ben lontani dalla birra beverina. Sì, la vorresti bere, ancora un po’. Ma vai con calma, i suoi 9° ci sono tutti.
Se non sei in vena di meditare tienla pronta per un brindisi speciale, casomai al tramonto con i tetti della città che si riflettono nel calice ambrato.

Certo, di Leffe ce ne sono anche di più comuni. Facile da trovare nei supermercati è la Leffe Blonde o Triple, ma oggi è il turno della Leffe 9°.
Siamo nell’universo per pochi e non per tutti delle birre d’abbazia. Uno dei migliori punti di partenza per scoprire le birre non amare. Lascia da parte i tuoi pregiudizi sul fatto che le birre siano tutte uguali. I gusti vanno scoperti, anzi riscoperti. Ed in queste faccende i monaci ne sanno sempre qualcosa.

Nella provincia di Namur, in Belgio, e nell’abbazia Notre-Dame de Leffe nel XIII secolo si cominciò a produrre la birra. Allagamenti, confische, guerre non hanno frenato una produzione che si è sempre distinta per la sua qualità. Nel secondo dopoguerra Padre Abbot Nys ha ridato vita alla tradizione della birra Leffe. Come la Hoegaarden del precedente post anche la Leffe è passata nelle file della InterBrew (ora AB-InBev). E per raggiungere gli oltre 60 Paesi dove è distribuita viene oggi prodotta a Lovanio, negli stabilimenti della Stella Artois. Ma i monaci ricevono comunque le royalties sulle vendite.

Mi manca la visita al museo della Leffe. Sia mai che prima o poi ci faccia un salto tra aprile ed ottobre.
Per ora mi accontento, si fa per dire, della Leffe 9°. Ambrata, un colore a cui non so resistere. Schiuma decisamente compatta e persistente. Spezie e frutta giocano tra loro. Sarà che ad un certo punto ho colto un sentore di mele cotogne, ma subito ho pensato ad uno strudel. L’abbinamento però che suggerisco punta al lato agrodolce della vita.

L’effetto agrodolce si ottiene mischiando zucchero, sale, pepe ed aceto. Tra gli ingredienti trovi l’acidulato di umeboshi, quale proposta di sostituto dell’aceto di vino. Sto giocando con i gusti, come i monaci. In particolare, l’acidità e le sue declinazione è uno dei sapori che sto riscoprendo. Ma senza coinvolgerti in questo viaggio, mi fermo all’agrodolce e ti concedo di usare l’aceto di vino. La ricetta e l’abbinamento sono stati testate  su Cavie fidate.
L’unico consiglio è di non esagerare con l’agrodolce, deve essere garbato al pari dell’equilibrio di sapori, seppur forti, della birra.

Triangoli di mele in agrodolce
Categoria: Antipasto, Dolce
Autore: Rossella Di Bidno
Preparazione: 10 mins
Cottura: 30 mins
Complessivo: 40 mins
Porzioni: 16 triangoli
Ingredienti
  • 2 rotoli di pasta sfoglia rettangolare
  • 1 cucchiaio di olio extra vergine d’oliva
  • 300 gr mele
  • 250 gr ricotta fresca
  • ½ cucchiaino di zenzero in polvere
  • la punta di un cucchiaino di chiodi di garofano
  • pepe macinato sul momento
  • 2 cucchiai di zucchero
  • 1 cucchiaino di sale
  • 1 cucchiaio di acidulato di umeboshi (o aceto di vino bianco)
  • Per decorare:
  • 1 uovo
  • semi di lino
Preparazione
  1. Si sbucciano le mele.
  2. Si tagliano le mele in quarti e poi in pezzettini.
  3. In una padella si mette l’olio extra vergine d’oliva a fiamma media.
  4. Si aggiungono le mele tagliate e si mescola.
  5. Si aggiunge lo zenzero, i chiodi di garofano, il pepe macinato sul momento, lo zucchero ed il sale.
  6. Dopo 5 minuti di cottura si unisce anche l’acidulato o l’aceto.
  7. Dopo altri 5 minuti di cottura controllata si spegne la fiamma e si fa raffreddare.
  8. Poi si uniscono le mele alla ricotta.
  9. Si preriscalda il forno a 200°C.
  10. Si taglia la pasta sfoglia in quadrati, circa otto per foglio di pasta sfoglia.
  11. Ogni quadrato va diviso in due triangoli.
  12. Sopra un triangolo va posto un cucchiaino di ripieno e poi va messo l’altro triangolo del quadrato. Vanno chiusi bene con le dita questi “triangoli”.
  13. Una volta pronti, vanno disposti leggermente distanziati sulla teglia coperta con carta forno.
  14. Si decorano spennellando l’uovo sbattuto e distribuendo sopra i semi di lino.
  15. Passo finale, la cottura per circa 20 minuti (qui fa fede il forno).
  16. Ottimi tiepidi e freddi.
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