Uno Chardonnay indimenticabile

La visita da Isole e Olena ci insegna una cosa basilare quando si parla di Toscana: “non solo vini rossi”.
Di Ivan De Chiara

Venerdì scorso siamo andati a trovare Paolo De Marchi e ci ha accolto con una verticale di Cepparello più altri assaggi random che fanno sempre piacere. Godersi una verticale di Cepparello è sempre un piacere anche perchè questo piacere non me l’ero mai tolto! Il mio apice gustativo l’ho raggiunto col 2003, un’annata difficile e forse proprio per questo perfetta in questo momento. Setoso, salino e armonioso, che fa rima con setoso, mi ha ricordato cosa succede di bello ai grandi sangiovesi quando gli si lascia un po’ di tempo a riposare.

Ma il vino che mi ha fatto scattare la scintilla della non dimenticabilità è stato lo Chardonnay – Collezione De Marchi – 1999, che avevo sempre bevuto in versione adolescente sbarbatello . Appena aperto Paolo ha avuto l’espressione di chi l’ha combinata grossa. Ho avvicinato il naso al bicchiere col gusto di chi scarta il regalo, sapendo già che dentro c’è quello che stava aspettando. Una fucilata! Mi ha investito un montante alla pietra focaia da ko alla prima ripresa. Deflagrante, roccioso, potente. Legno inglobato digerito e restituito con gli interessi! Un grande vino a cui darei la fascia di ambasciatore dei bianchi di toscana del mondo, capace di produrre non solo grandi vini rossi ma grandi vini e basta.

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