Vinitaly 2014: tre giorni di ordinaria follia

Terza e ultima tappa delle nostre peregrinazioni enoiche: Vinitaly 2014.

Dopo i due meravigliosi giorni trascorsi tra VinNatur e ViniVeri la sveglia del lunedì mattina mi ha ricordato che non era ancora finita, anzi mi aspettavano i giorni forse più impegnativi di questa vinosa settimana, mi aspettava il Vinitaly 2014. Il più importante salone mondiale dedicato al vino, con i suoi enormi padiglioni, l’incredibile numero di produttori presenti, i 100mila metri quadrati netti di superficie da percorrere in lungo e in largo, ma soprattutto tante tante persone, giunte da ogni dove per saggiare lo stato di forma del vino italiano (almeno la maggior parte, poi c’è anche chi è venuto per assaggiare di tutto con il solo scopo di andarsene il più “allegro” possibile).

Giorno 1: Lunedì 7 Aprile

La sveglia,come da consuetudine per il Vinitaly, suona di buon’ora, nemmeno il caffè riesce a farmi riprendere completamente dalle fatiche dei giorni precedenti. L’alzataccia però è d’obbligo, perché la coda di auto imbottigliate nel traffico inizia all’uscita dell’autostrada e finisce solo nel momento in cui si riesce a parcheggiare. Al di là di questo fisiologico problema devo dire che il resto,almeno per me, è filato tutto liscio. Ho ritirato l’accredito stampa con grande facilità in meno di cinque minuti, all’interno della fiera ci si orientava facilmente grazie alle mappe poste all’ingresso di ogni padiglione e, cosa non da poco in un evento del genere, c’erano una gran quantità di servizi igienici disseminati per tutta la fiera che venivano lavati più volte al giorno. Non posso invece esprimere alcun giudizio sui vari punti di ristoro presenti all’interno della rassegna, memore del passato ho deciso di non prenderli nemmeno in considerazione. Due anni fa infatti ho fatto delle file chilometriche,perdendo un sacco di tempo, per consumare dei panini di pessima qualità pagati,ovviamente, uno sproposito.

Ma veniamo ora agli assaggi. Ho iniziato il mio Vinitally 2014 con il botto; i vini destinati a risvegliarmi il palato sono stati gli strepitosi franciacorta di Uberti. In splendida forma sia il Comarì del Salem 2007 (80% Chardonnay 20% Pinot Bianco,48 mesi sui lieviti) sia il Sublimis 2006 (100% chardonnay, 60/72 mesi sui lieviti), ma a farla da padrone è stato l’incredibile Quinque (Chardonnay 100%,60/72 mesi sui lieviti) ottenuto dall’unione di 5 vendemmie (2002/03/04/05/06) proposto solamente nel formato magnum.

Dopo un veloce passaggio allo stand di Bellavista e Contadi Castaldi era per me giunto il momento della prima degustazione di questi tre giorni al Vinitaly. Ero infatti atteso allo stand (nota di merito,veramente bello) dei Marchesi de Frescobaldi per provare tre diverse annate, 2007/06/01, del Brunello di Montalcino Ripe al Convento di Castelgiocondo.

A guidare la verticale c’era l’enologo della cantina che ha preferito,secondo me giustamente, parlare meno delle caratteristiche organolettiche dei tre vini per dare maggior risalto alle peculiarità delle tre annate,dei terreni e delle viti. Sarebbe molto interessante parlarvi di questi aspetti ma mi dilungherei troppo.

La scalata inizia con il 2001 dal colore rubino intenso, al naso prevalgono inizialmente i sentori speziati ma poi emergono note di ciliegia e frutta rossa nel finale. Molto elegante in bocca, con un’acidità ben amalgamata con le altre componenti e una bella persistenza. Il 2006 al naso presenta note di frutta rossa per poi lasciare spazio a leggeri sentori di caffè, in bocca i tannini sono fitti e non del tutto equilibrati, ma forse necessitano ancora di tempo. Il 2007 al naso denota sentori di frutta rossa e,nel finale, di spezie, in bocca invece è molto più equilibrato ed elegante del precedente con un bel finale lungo. Riassumendo il 2001 è senz’altro quello che più mi ha colpito, un vino quasi al suo apice, seguito dal 2007 e,con un bel distacco, dal 2006.

Dopo il Brunello sono ritornato a seguire la tabella di marcia che mi ero programmato, quindi via di bollicine.

Prima tappa in Trentino. Meravigliosi gli spumanti di Zeni, sia il Maso Nero riserva (100% Chardonnay,48 mesi sui lieviti) sia il Maso Nero Dosaggio Zero (100% Pinot Bianco, 48 mesi sui lieviti). Una bella scoperta sono stati anche i vini di Pedrotti, in particolare il Pedrotti riserva 111 (90% chardonnay e 10% Pinot nero, 7 anni sui lieviti) e il Pedrotti riserva 12 (90% chardonnay e 10% Pinot nero, oltre 12 anni sui lieviti). Il giro degli spumanti trentini l’ho poi chiuso in bellezza con Balter e la sua meravigliosa Riserva 2008.

Sono poi passato al padiglione dei vini internazionali, che sinceramente ho trovato un po’ asettico, dove mi aspettava una brutta sorpresa. A causa di un problema tecnico ai frigoriferi molti produttori non sono riusciti a raffreddare le loro bottiglie e avevano quindi deciso di chiudere gli stand. Dopo aver provato alcuni champagne di Bergère (ottimi il Blanc de Blancs Grand Cru e il Cuvée Prestige Brut Millésimé 2008 ) sono passato oltre e ho deciso di andare al padiglione 12 per visitare ViVit (Vigne Vignaioli Terroir, il settore dedicato ai vini naturali). Qui mi sono emozionato con il Trebbiano d’ Abruzzo di Emidio Pepe e con l’intera gamma dei bianchi macerativi fuori dal tempo di Radikon ( in particolare il Pinot Grigio 2012 e l’Oslavje ). Ottimi anche la Vitovska 2011 e l’Ograde di Skerk e il Palistorti Bianco della Tenuta di Valgiano (il vero capolavoro di quest’azienda rimane però il Tenuta di Valgiano Rosso un blend tra Sangiovese 60% syrah 20% e Merlot 20%).

In tema di bollicine non potevo non fare un salto in Franciacorta, mi sono quindi diretto nel padiglione Lombardia dove ho fatto visita a Cavalleri (Ottimo, nonostante io non sia un amante del genere, il Saten) e al mitico Claudio Faccoli e ai suoi vini secchi e veraci, piena espressione del territorio di provenienza. Meravigliosi sia L’Extra Brut che il millesimato 2004 che riposa per 10 anni sui lieviti.

Per concludere degnamente la giornata ho deciso di fare visita alla distilleria Bepi Tosolini,dove ho potuto provare in anteprima Ice Most, l’acquavite d’uva da servire sotto zero. Un distillato a bagnomaria frutto del blend di uve Chardonnay/Pinot nero/Moscato pensato appositamente per il consumo estivo. Nonostante debba essere servito a -10°C mantiene una buona aromaticità al naso mentre in bocca è dotato di ottima morbidezza.

Finiti questi assaggi era giunto il momento di fare rotta verso casa e tentare di recuperare quante più energie possibili per il giorno dopo.

Giorno 2 : Martedì 8 Aprile

La mattina di questo secondo giorno l’ho iniziata con alcuni vini bianchi che non sono riuscito a provare il giorno prima. Ho fatto quindi visita a Ciro Picariello , piccolo produttore Campano attualmente alle prese con una causa legale intentatali dal colosso delle bollicine d’oltralpe Veuve Clicquot per aver copiato, secondo la casa francese, con il suo Brut Contadino (prodotto in circa 3000 bottiglie) il colore dell’etichetta del celebre champagne di Reims. Non essendo questa un’aula di tribunale non entro nel merito della vicenda ma mi limito solo alla descrizione dei vini. Ottimi tutti i prodotti in degustazione , dal Greco di Tufo 2012 minerale e fresco, al Fiano di Avellino con una bella frutta gialla al naso, un vino ben equilibrato anche in bocca con ottime acidità e struttura. Finiamo con l’ormai famigerato Brut Contadino, un’ottimo spumante metodo classico di fiano in purezza che viene venduto con la bottiglia capovolta perché non sboccato. Saremo noi a decidere se eseguire la sboccatura oppure berlo con i lieviti in sospensione.Vino che a me è piaciuto molto con una pronunciata vena acida e minerale.

Seguendo la pista dei vini bianchi sono poi passato per le Marche dove ho provato i grandi Verdicchio dei Castelli di Jesi di Bucci. Meraviglioso specialmente il Villa Bucci Riserva 2009 affinato 2 anni in botti grandi e almeno 6 mesi in bottiglia. Complesso e speziato al naso e un piacere per il palato in bocca.

Finito il giro di bianchi sono ripartito con gli spumanti. Prima sono stato allo stand dell’Enoteca Bottazzi di Varese dove ho potuto assaporare gli Champagne di Leclerc Briant, azienda con certificazione Biologica e Biodinamica con sede ad Epernay. Mi hanno favorevolmente impressionato Les Chevres Pierreuse (40% PN 40% CH 20%PM, 48 mesi sui lieviti) e La Cuvèe Divine (Blend delle annate 2006/2005/2004 tramite metodo solera, 50%Pm 30% Pn 20%Ch) con al naso netti sentori di zabaione e canditura di agrumi e una grande acidità ed eleganza in bocca.

Dalla Francia sono passato alla Franciacorta per andare a salutare la nostra amica Teresa Caniato di Contadi Castaldi che, con estrema gentilezza, mi ha fatto accomodare ad un tavolino e guidato in una piccola degustazione. Qui ho provato il Saten 2009, in anteprima al vinitaly, con al naso netti sentori di crosta di pane, morbido e cremoso in bocca con una buona sapidità. E’ seguito poi lo Zero 2009 (Blend di chardonnay e pinot nero in egual misura e un affinamento di 40 mesi sui lieviti), che al naso evidenzia nitidi sentori di agrumi e in bocca rivela una bella struttura e buona acidità, e infin il Rosè 2008 (80% PN 20% CH riposa 40 mesi sui lieviti), frutti di bosco e note floreali al naso , una grande mineralità e una bella eleganza in bocca. Finiti i calici abbiamo fatto due chiacchiere anche sulla meravigliosa Tenuta la Badiola , sempre del gruppo Terra Moretti e al cui interno Alain Ducasse ha aperto il resort l’Andana, con particolare riferimento ai vini della linea Acquagiusta qui prodotti. Prima di andare via Teresa, non solo mi ha presentato Francesca Moretti, che molto cortesemente ha posato per noi, ma mi ha anche offerto un calice della cuvée di punta di Bellavista, la Vittorio Moretti 2006. Vino che avevo già assaggiato alla degustazione per la presentazione della guida di Slow Wine e che, come sempre, ho trovato assolutamente incredibile per eleganza e personalità.

Finito quest’ultimo pregiatissimo bicchiere sono corso nella saletta del consorzio Franciacorta, per prendere parte ad un mini-tour di gruppo tra gli stand di alcune cantine franciacortine ed assaggiare i loro Pas Dosé. Capitanati da Arianna Vianelli abbiamo fatto la prima tappa dall’azienda biologica Barone Pizzini dove abbiamo assaggiato il Nature 2010; composto per il70% da chardonnay e per il 30% da Pinot nero vinifica solo in acciaio e riposa 30 mesi sui lieviti, bella sapidità ed ottima acidità. Semplicemente sensazionale il vino successivo, il Bagnadore riserva 2006. Sicuramente il migliore tra tutti quelli provati in questo tour. Prodotto con uve Chardonnay e Pinot nero in parti uguali, il 40% della prima fermentazione viene svolta in barrique per sei mesi, per poi riposare 72 mesi sui lieviti. Al naso sprigiona sentori di pasticceria e agrumi canditi mentre in bocca è lunghissimo e rotondo con grande acidità e sapidità.Ideale con la carne. Con le papille in estasi grazie a quest’ultimo vino passiamo all’azienda Clarabella e al suo èssenza. Un 100% chardonnay che fermenta per l’85% in acciaio e il restante 15% in barrique e sosta per 24 mesi sui lieviti. Note di fiori bianchi e agrumi al naso mentre in bocca è secco, con buona beva sapidità e mineralità. La tappa successiva è lo stand dell’azienda Fratelli Berlucchi dove assaggiamo in sequenza il Pas Dosè 2009 (Chardonnay e pinot bianco 85% 15% pinot nero) che affina a contatto con i lieviti per 48 mesi, l’ottimo Casa Delle Colonne zero riserva 2006 (70%CH 30%PN) caratterizzato da un naso molto complesso e da una grande eleganza e,a sorpresa, il meraviglioso,tanto da giocarsi l’oro con il Bagnadore, Freccianera 2007 (50% Pinot Bianco e 50% Chardonnay e Pinot Nero) presentato al Vinitaly per celebrare i 30 anni di storia dell’azienda.

Finito questo Valzer di bevute abbiamo partecipato all’evento Franciacorta nel Piatto in cui gli Chef Vittorio Fusari e Stefano Cerveni hanno proposto due piatti speciali utilizzando il Franciacorta come ingrediente . Lo Chef Cerveni ha presentato la patata viola con battuta di gamberi crudi e salsa al franciacorta, mentre Fusari un risotto con perle di Franciacorta sferificate e acqua di ostrica. Due piatti veramente eccezionali.Ciceroni dell’evento sono stati Fede&Tinto, conduttori della celebre trasmissione su RaiRadio2 Decanter, che hanno colto l’occasione per presentare il loro nuovo libro Sommelier ma non troppo, di cui ci hanno gentilmente regalato una copia.

Appena finito il risotto sono dovuto scappare alla degustazione del celebre Brunello di Biondi Santi, ma di questo vi parlerò prossimamente. Dopo i mitici Brunello ho fatto qualche altro assaggio sparso e poi ho preso la strada di casa. Il giorno dopo mi attendevano i rossi!

Giorno 3 : Mercoledì 9 Aprile

Ultimo giorno al Vinitaly2014, le energie residue erano veramente poche e la spia della riserva era accesa da un bel po’; ma il leit motiv di questa settimana è stato il classico “chi si ferma è perduto”, di perdermi non avevo nessuna intenzione quindi via con i rossi, soprattutto di Langhe/Toscana e Valtellina. Ovviamente per iniziare bene la giornata ci voleva comunque una buona dose di bollicine, per cui la prima tappa l’ho fatta da Bruno Paillard . Meraviglioso il Blanc de Blanc reserve privée dalla bella lunghezza e acidità, così come il Millesimato 2004 sempre ,100% Chardonnay, dai sentori agrumati e dalla bocca fresca e minerale sul finale. Fantastico L’Asemblage 2004 (composto da PN e CH) dal naso fruttato, agrumato e leggermente speziato e dalla buona mineralità e sapidità in bocca con una bollicina veramente fine.

L’idea era quella di non toccare i bianchi fermi quest’oggi, ma se i bianchi vengono dalla Borgogna l’eccezione è più che giustificata. Sempre nello stand dell’importatore Cuzziol ho provato alcuni Chardonnay di Borgogna per poi passare ai mitici pinot noir. Tra i primi gran figura del Grand Cru Corton Charlemagne 2011 di Vincent Girardin e del Corton Charlemagne Grand Cru 2011 di Henri Boillot. Tra i rossi invece prova di forza del Chambolle-Musigny 2009 e del Vosne-Romanee 2009 Premier Cru Les Chaumes di Pascal Lachaux e del Pommard di Henri Boillot.

Completamente soddisfatto di questi ultimi assaggi mi sono diretto verso una delle zone vinicole che più porto nel cuore. Le Langhe!

Sono partito subito in quarta con Oddero e i suoi meravigliosi vini, specialmente il Barolo Bussia Vigna Mondoca 2006 dai profumi floreali e fruttati con un bocca ben equilibrata e un tannino potente. Vino destinato ad evolvere a lungo e meravigliosamente.

Da estasi gli assaggi successivi! Sono infatti passato da Giuseppe Mascarello e Figlio dove ho avuto la fortuna di provare prima il Barolo Santo Stefano di Perno 2009, che affina in botte grande per 36 mesi , e poi l’incredibile Barolo Riserva Monprivato Ca’ d’Morissio 2006. Un vero e proprio monumento dell’enologia italiana che affina per 60 mesi in botte grande; al naso prevalgono i sentori di frutta rossa, ciliegia marasca, che poi lasciano spazio a delle leggere note floreali e poi speziate. In bocca, pur essendo ancora giovane, è veramente elegante, lunghissimo e pieno. Insomma un vino da standing ovation!

Ancora emozionato da quest’ultimo assaggio mi sono diretto verso un’altro produttore piemontese che ammiro molto: Conterno Fantino dove ho assaggiato il Ginestrino 2013, vino dal sicuro avvenire considerando che era un campione preso direttamente dalla botte, e i tre Barolo Vigna del Gris 2010, Sorì Ginestra e il Mosconi 2010. Veramente una bellissima batteria. Senza spostarmi più di tanto sono poi passato da Elio Grasso dove mi hanno colpito moltissimo la Barbera e il Barolo Runcot 2007 riserva.

L’ultima tappa delle Langhe l’ho fatta da Cavallotto da cui, oltre al potenzialmente ,perché preso da botte, ottimo Bircco Boschis 2010, ho potuto assaporare l’eccellente Barolo Bricco Boschis Vigna San Giuseppe Riserva 2006.

L’ultimo giorno del vinitaly 2014 stava volgendo al termine, ma prima di passare in Toscana ho deciso di fermarmi in Umbria per provare i meravigliosi vini di Moretti Omero (certificazione biologica dal 1992). Qui, accompagnati dagli splendidi affettati e formaggi stagionati in azienda, sono stati versati nel mio calice tre rossi veramente ottimi. Il Montefalco rosso 2012 ( 65% sangiovese 15% sagrantino 20% merlot)che affina per 12 mesi in tonneaux; al naso prevalgono i frutti di bosco con dei leggeri accenni erbacei mentre in bocca si contraddistingue per l’ottimo tannino e la struttura. Sono poi passato al Montefalco Sagrantino 2009 dai sentori di mora e spezie al naso e caratterizzato dalla grande potenza in bocca. Ultimo la star della cantina: il Montefalco Sagrantino Vignalunga 2008 prodotto solo nelle annate migliori. Vino che affina per due anni in tonneaux e caratterizzato da un netto aroma di prugna al naso. In bocca sembra più equilibrato, complesso e ricco del precedente. Prima di passare oltre vorrei parlarvi di una simpatica iniziativa di questa cantina. E’ stato da poco aperto infatti un canale su youtube dove la grandissima Nonna Quinta, genuina signora di ottantaquattro anni, cresciuta in campagna, nel cuore dell’Umbria, aiutata dalle nipoti Giusy e Lucia vi insegnerà non solo a preparare alcune gustosissime ricette della tradizione, ma anche ad abbinarle con vini nobili come il Sagrantino o il Rosso di Montefalco.

Baccalà con ceci, torta di verdure, strangozzi, agnello lardellato e tozzetti, sono solo alcune delle ricette in cui Quinta si cimenta davanti alle telecamere, dando prova di ottime doti non solo culinarie, ma anche da show woman. Sintonizzatevi al più presto quindi.

Dall’Umbria, come già anticipato, sono poi corso in Toscana dove sono andato a provare i fantastici vini dell’azienda Monteraponi di Radda in Chianti. Eccezionale, come già sapevo, tutta la batteria ma il Baron Ugo 2010 mi ha veramente colpito per la sua eleganza.

Il tempo era ormai finito ma, correndo parecchio, sono riuscito a passare da Fontodi ( Ottimi il Chiannti Classico e il fuoriclasse Flaccianello) , Isole e Olena ( Meraviglioso il Cepparello 2008), Gianfranco Fino (applausi per l’Es 2012 ,lo Jo 2012 e i formaggi di San Patrignano offerti in abbinamento che creano dipendenza) e al Vivit ( dove ho sostato da Emidio Pepe con i suoi meravigliosi Montepulciano d’Abruzzo e da Arianna Occhipinti per i sui splendidi vini siculi). L’ultimo colpo l’ho tenuto invece per la Valtellina, e ho fatto centro in pieno! Ho infatti fatto visita all’azienda AR.PE.PE dove, dopo il Rosso Di Valtellina 2011, il Grumello Rocca de Piro 2010 e il Sassella Vigna Regina 2005 (tutti ottimi, specialmente l’ultimo ), ho avuto la fortuna di provare un Sassella Rocce Rosse 1996. Un vino assolutamente meraviglioso che affina per 4 anni in botte grande di castagno e 12 anni in bottiglia.

Con l’ultima goccia di questo vino è calato il sipario su questo Vinitaly2014. Una fiera imponente che racchiude, quasi, tutto il meglio dell’enologia italiana; un appuntamento fisso e irrinunciabile per tutti i produttori/Importatori/Giornalisti ma anche per le stesse aziende produttrici. Una fiera sicuramente interessante ed intrigante ma anche estremamente sfiancante considerate le grandi distanze che bisogna percorrere e la marea di gente che la inonda, specialmente durante i primi due giorni. Una fiera a cui sarò presente anche l’anno prossimo ma a cui continuo preferire il clima e la serenità delle due manifestazioni cosìdette “satelliti”.

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